Quel 31 marzo di dieci anni fa, a L’Aquila (di Massimiliano Stucchi)

Il giorno 31 marzo 2009 si svolse a L’Aquila la riunione di esperti convocata dal Capo della Protezione Civile, G. Bertolaso, le cui conseguenze sono state oggetto di innumerevoli discussioni, articoli, volumi, e di un noto processo. Non è mia intenzione riprendere qui quegli argomenti, che peraltro vedono ancora una fioritura di interventi, come sempre non del tutto aggiornati.
Voglio soltanto ricordare come si arrivò a quella riunione.

Da mesi nell’Aquilano era in corso una sequenza di terremoti che determinava paura e insicurezza nella popolazione. La mattina del giorno 29 marzo si ebbe un evento di M3.8 nel Sulmonese; poco dopo – come riporta “Il Tempo” del 30 marzo:

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il tecnico INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) G. Giuliani telefonò al Sindaco di Sulmona, F. Federico, che si trovava a Roma, annunciando “il caricamento di uno sciame sismico che sarebbe sfociato in una scossa di terremoto di intensità più elevata della prima”: a Sulmona, evidentemente. Successivamente chiamò la Protezione Civile di Sulmona, il Commissariato di Polizia e la Polizia Municipale.

http://www.ingv.it/ufficio-stampa/stampa-e-comunicazione/archivio-rassegna-stampa/rassegna-stampa-2009/marzo/terremoto-una-domenica-di-straordinaria-follia

Il Sindaco F. Federico ha ricordato quella vicenda anche in un intervento alla trasmissione “Porta a Porta”, dopo il terremoto (8 aprile 2009), postato di recente dal gruppo del “Progetto M6.5” di Sulmona

https://www.facebook.com/groups/126134850746150/permalink/3112199455472993/

Va ricordato che, nelle settimane precedenti, persone munite di megafono giravano in auto nell’Aquilano invitando ad abbandonare le abitazioni in previsione di un imminente terremoto distruttivo. Secondo il virgolettato di Libero (7 aprile 2009) G. Giuliani in persona rivendicò quelle iniziative.

Schermata 2019-03-31 alle 15.12.06

http://www.ingv.it/ufficio-stampa/stampa-e-comunicazione/archivio-rassegna-stampa/rassegna-stampa-2009/aprile/io-l-avevo-detto-giravo-col-megafono

Il 30 marzo l’ANSA diramò il seguente comunicato della Protezione Civile Abruzzese:

Oggetto: Protezione Civile: non previste altre scosse nell’aquilano.

(ANSA) – Pescara, 30 MAR – Nell’aquilano ”non sono previste altre scosse sismiche di alcuna intensità”. Lo rende noto la sala operativa unificata permanente della protezione civile, evidenziando che “tutte le informazioni diffuse di altro contenuto sono da ritenersi false e prive di ogni fondamento” …

Forse il comunicato intendeva affermare che qualsiasi previsione fosse da ritenere infondata, ma il testo si prestava a una lettura differente.
Nella stampa non ho trovato traccia del comunicato stesso né di eventuali reazioni. Solo un paio d’anni più tardi, per mezzo di una intercettazione di una telefonata fra G. Bertolaso e l’Assessore alla Protezione Civile D. Stati, che venne rese nota solo nel corso del dibattimento processuale, abbiamo saputo che fu proprio quel comunicato a determinare, oltre l’ovvio risentimento di Bertolaso, la sua decisione di organizzare a L’Aquila, per il giorno dopo, una riunione di esperti, aperta ai responsabili locali.

Nel pomeriggio dello stesso 30 marzo si verificò, nell’Aquilano, un terremoto di M4.0. Il Sindaco dispose la chiusura delle scuole per effettuare verifiche. Nel frattempo, carabinieri e polizia di Sulmona denunciarono G. Giuliani per procurato allarme.

Il 31 marzo, nel tardo pomeriggio, si svolse la riunione degli esperti. È da sottolineare che i media presentarono la riunione per quello che era veramente, ossia una “riunione di esperti della Commissione Grandi Rischi (F. Barberi, E. Boschi, G.M. Calvi, C. Eva)”, alla quale era prevista la partecipazione del vice-capo della Protezione Civile (B. De Bernardinis), dell’Assessore D. Stati e del Sindaco di L’Aquila M. Cialente. Alla riunione parteciparono poi, a vario titolo, altri funzionari locali e nazionali, il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’INGV G. Selvaggi, invitato da E. Boschi, e alcuni “auto-invitati”.

Nell’uso corrente la denominazione della riunione venne semplificata in “riunione della Commissione Grandi Rischi (CGR)”, la cui convocazione avrebbe viceversa dovuto seguire modalità diverse e ben definite. Nel seguito, il Pubblico Ministero e il Giudice del processo di primo grado, nei rispettivi atti processuali, si arrampicarono sugli specchi per dimostrare che la riunione stessa doveva essere considerata a tutti gli effetti quale riunione della Commissione, allo scopo di applicarne le relative responsabilità (peraltro in parte inventate dal Giudice di primo grado). Tale interpretazione fu negata con forza e chiarezza dalla Sentenza di Appello, confermata poi dalla Cassazione.

Gli scopi della riunione – va riconosciuto – furono presentati in modo ambiguo. Se nel documento ufficiale di convocazione inviato agli esperti dal DPC veniva richiesta un’attenta analisi degli aspetti scientifici e di protezione civile della sequenza in corso da quattro mesi”, il comunicato stampa del DPC parlava invece di “fornire alla cittadinanza informazioni sulla sequenza del terremoto delle ultime settimane”. Si deve osservare che tale compito non è mai stato proprio né della CGR (né, tanto meno, dei suoi esperti): la CGR è organo di consulenza del DPC, cui spetta il compito di informare Amministrazione e cittadini.
Gli esiti della riunione sono noti e comprendono:

  • la celebre intervista a B. De Bernardinis, rilasciata prima della riunione stessa ma mandata in onda dopo, che fu pertanto ritenuta da molti ascoltatori quale sintesi della riunione stessa. Per inciso, la maggior parte dei parenti delle vittime, durante il processo, fecero riferimento a questa intervista quale messaggio rassicurante, e per questo motivo B. De Bernardinis fu condannato;
  • la conferenza stampa di F. Barberi, B. De Bernardinis, M. Cialente e D. Stati dopo la riunione, di cui si conserva solo il video, senza audio.

In aggiunta, youtube conserva un video di una dichiarazione di D. Stati rilasciata il 31 marzo, prima della riunione, che propone argomentazioni del tutto corrette (salvo il riferimento alla denominazione “riunione della CGR”)

Il verbale della riunione, a lungo e da molti discusso dal punto di vista scientifico, etico, operativo, ecc., non ebbe nessun impatto sul comportamento della popolazione in quanto venne rilasciato dopo il terremoto del 6 aprile.

Dopo la riunione del 31 marzo il Sindaco M. Cialente chiese al Governo  la dichiarazione di stato di emergenza.
Non si trovano tracce particolarmente rilevanti nella stampa locale riguardo agli esiti della riunione di esperti e alla richiesta del Sindaco nei giorni successivi. Una analisi dettagliata della stampa si può trovare in

Media e traduzione delle conoscenze scientifiche prima del terremoto del 2009” di A. Amato e F. Galadini, in “Terremoti, comunicazione, diritto”, a cura di A. Amato, A. Cerase e F. Galadini, 2015, F. Angeli editore.

Una interessante analisi di come la popolazione ha vissuto il periodo precedente il terremoto del 6 aprile 2009, e in particolare l’ultima settimana, si trova in “Sul significato della rassicurazione. L’Aquila una settimana prima del terremoto” di V. Valentini

https://news-town.it/cultura-e-societa/5606-sul-significato-della-rassicurazione-l-aquila-una-settimana-prima-del-terremoto.html

purtroppo incompleto online. Interessante, tra le altre cose, il riferimento alla gestione delle scuole:

Il sindaco ordinò la chiusura di tutti gli edifici scolastici, così da permettere ai tecnici del comune di effettuare i collaudi e verificare l’agibilità delle strutture. Tranne un paio, tutte le altre scuole, anche quelle dove le scosse delle ultime settimane avevano aperto piccole crepe nei muri, staccato i battiscopa o pezzi di intonaco dalle pareti, vennero riaperte due giorni dopo. La nostra professoressa di biologia, aveva dato anche lei il suo responso positivo: Palazzo Quinzi, la sede del nostro liceo classico “Domenico Cotugno”, era una struttura di provata stabilità, essendo del resto brillantemente sopravvissuta al catastrofico terremoto del 1703.”

Sotto lo stesso titolo si trovano anche dei commenti interessanti:

https://www.reddit.com/r/italy/comments/2mrjcq/sul_significato_della_rassicurazione_laquila_una/

Pochi giorni più tardi, il 6 aprile, avvenne il terremoto distruttivo.
Sorprende ancora oggi vedere nella stampa e nei filmati l’enorme spazio occupato dalla questione delle presunte, inascoltate previsioni di G. Giuliani, a fronte del pressoché totale disinteresse per il problema della vulnerabilità delle costruzioni crollate. Del resto, tutto il processo di primo grado venne imbastito attorno al problema della mancata previsione, nascosta sotto le mentite spoglie della mancata o inadeguata valutazione del rischio sismico da parte degli esperti. La vulnerabilità degli edifici venne considerata un dato inevitabile, e il richiamo alla necessità della sua riduzione venne bollato dal giudice come “tanto ovvio quanto inutile”.

Questo post, e in realtà l’intero blog, è dedicato ai colleghi che, oltre avere continuato a svolgere il proprio lavoro, dal 2010 al 2015 hanno attraversato tre gradi di giudizio.
Per sei di essi la Corte di Appello ha stabilito che “il fatto [di cui erano accusati] non sussiste”, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione.
Fra  essi Enzo Boschi, che ci ha lasciati di recente.

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Materiali per la comprensione degli avvenimenti relativi al processo sono rintracciabili, tra gli altri, in:

https://processoaquila.wordpress.com/

https://terremotiegrandirischi.com/

Terremoti, comunicazione, diritto. Riflessioni sul processo alla “Commissione Grandi Rischi”. A cura di A. Amato, A. Cerase, F. Galadini, 2015, Franco Angeli, 370 pp.

Stucchi, R. Pinho, M. Cocco, 2016. After the L’Aquila Trial. Seismological Research Letters (2016) 87 (3): 591-596. https://doi.org/10.1785/0220150261

L’educazione al rischio sismico: un bilancio parziale. Intervista a Romano Camassi

Earthquake risk education: a partial statement (interview with Romano Camassi).


Romano Camassi è un ricercatore dell’INGV (Sezione di Bologna). ‘Sismologo’, di formazione eccentrica (una laurea in Pedagogia, una tesi in storia moderna), impegnato da oltre tre decenni in ricerche storiche su terremoti. Coautore dei principali cataloghi di terremoti italiani. Da oltre 15 anni dedica una parte del suo lavoro a progetti di educazione al rischio sismico.

Dopo ogni terremoto distruttivo, in Italia come altrove, viene richiamata la necessità di migliorare l’educazione al terremoto ovvero al rischio sismico, o addirittura di introdurla a vari livelli. E’ vero che, sia pure non in modo generalizzato, vi sono state e vi sono diverse iniziative in questo ambito. Ci puoi dare una idea, e magari rinviare a qualche pubblicazione che le riassuma? Continua a leggere

Tutti sulla stessa faglia: un’esperienza di riduzione del rischio sismico a Sulmona. Intervista a Carlo Fontana

Carlo Fontana è un ingegnere meccanico che vive a Sulmona, e quindi nei pressi di una delle faglie appenniniche più pericolose: quella del Morrone. Lavora nel settore industriale e fino al 2009 non ha considerato il rischio sismico come rilevante nella sua vita. Con lui abbiamo discusso della sua esperienza di riduzione della vulnerabilità sismica della sua casa e di impegno pubblico sul tema della prevenzione nel suo territorio.

Ci racconti come era – dal punto di vista sismico – l’edificio in cui vivevi ?

L’edificio in questione è la casa paterna di mia moglie, che abbiamo deciso di ristrutturare dopo il matrimonio per renderla bifamiliare. Era composto da un nucleo originario in muratura calcarea tipica della zona, primi anni del 900, a cui è stato affiancato un raddoppio negli anni  ‘60 con muratura in blocchi di cemento semipieni. Solai in profili metallici e tavelle, scala in muratura e tetto in legno. E’ stata danneggiata e resa parzialmente inagibile dai terremoti del 7 e 11 maggio 1984. Nel 2008 era ancora in attesa del contributo per un intervento di riparazione progettato a ridosso del sisma.

Fig01

Qual è stata la molla che è scattata per indurti a rivedere il progetto relativo alla tua abitazione? Continua a leggere

Sisma Safe: come scegliere di “essere più antisismico”. Intervista a Giacomo Buffarini

Quando un edificio può essere definito sicuro in caso di terremoto? E’ sufficiente che sia stato progettato e realizzato secondo le norme sismiche? E quali norme, visto che sono cambiate e migliorate nel corso degli anni?
Queste ed altre problematiche vengono affrontate dalla iniziativa “Sisma Safe”, un’associazione senza scopo di lucro che, attraverso un’attività informativa, vuol dare una risposta al bisogno di sicurezza individuando degli esempi positivi che siano in grado di trascinare il mercato edilizio. Ne parliamo con Giacomo Buffarini, ingegnere, ricercatore presso l’ENEA, ente che collabora a questa iniziativa.

Come è nata l’iniziativa “Sisma Safe” e quali sono gli obiettivi che persegue?

Sisma Safe nasce dalla sensibilità di alcune professioniste (ingegneri e architetti) che hanno compreso come ogni sforzo in ambito edilizio di miglioramento delle performance energetiche, del comfort abitativo, o ogni altro investimento risultano vani se non è garantita la sicurezza strutturale e che risulta, quindi, necessario limitare la vulnerabilità sismica di un edificio. L’obbiettivo è fare in modo che l’edificio, a seguito di un evento sismico della portata di quello previsto dalla normativa, non solo consenta la salvaguardia della vita (ossia non crolli), ma che possa continuare ad essere usato; più semplicemente subisca un danneggiamento nullo o estremamente limitato. Continua a leggere

Al lupo, al lupo? Più cautela con gli allarmi sismici (di Massimiliano Stucchi)

Premessa. In questo post si commentano – tra le altre cose – modelli scientifici e la loro possibile applicazione a fini di Protezione Civile. La trattazione è necessariamente semplificata: eventuali approfondimenti sono allo studio.

1. La previsione deterministica dei terremoti è da sempre invocata dall’umanità come possibile riparo da sciagure sismiche, in particolare per quello che riguarda la possibilità di restarne vittime. Per la ricerca scientifica, invece, si tratta di un obiettivo lontano e forse irraggiungibile, che presuppone conoscenze teoriche e osservazioni sperimentali sulle dinamiche di accumulo e rilascio dell’energia, oggi non disponibili. Il tema è ampio e complesso e non può essere certo trattato in profondità in queste pagine. Continua a leggere

Crying wolf? take care with earthquake alarms…..(by Massimiliano Stucchi)


translated by Google Translate, revised

Introduction. In this post we comment – among other things – scientific models and their possible application for civil protection purposes. The discussion is necessarily simplified: a more detailed post is under consideration.

1. The deterministic earthquake prediction has always been invoked by humanity as a possible shelter from seismic disasters, in particular for what concerns the possibility of remaining victims. For science, on the other hand, it is a distant and perhaps unattainable goal, which requires theoretical knowledge and experimental observations on the dynamics of energy accumulation and release, which are not available today. The theme is broad and complex and cannot be treated at depth in these pages. Continua a leggere

Note d’agosto, con un altro processo a L’Aquila ( di Massimiliano Stucchi)

Da almeno un paio anni agosto ci somministra morti e danni: Amatrice nel 2016, Ischia nel 2017, quest’anno le autostrade, la piena del Pollino e una sequenza sismica (Molise) che fin qui ha prodotto solo danni lievi.
E altre notizie che vale la pena di commentare.

Sul ponte Morandi di Genova si è detto di tutto e di più. C’è poco da aggiungere, se non la riflessione che ponti di quel tipo, e anche di altro tipo, sono vulnerabili sia all’usura che a possibili impatti esterni (aerei, droni, attentati, ecc.). Questi ponti vengono progettati per resistere a un determinato evento esterno che non è mai il massimo possibile, anche perché in questi casi tale massimo non è conosciuto. Quindi, come tante cose, conservano un livello di rischio. Da sapersi.

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August notes, with another trial at L’Aquila
 (by Massimiliano Stucchi)

translated by Google, revised

Since at least a couple years  August gives us death and damage: Amatrice in 2016, Ischia in 2017, this year the highways, the Pollino flood and a seismic sequence (Molise) that so far has produced only minor damage. And other news that is worth commenting on.

On the Morandi bridge in Genoa everything and even more was said. There is little to add, if not the reflection that bridges of that type, and also of another type, are vulnerable both to wear and possible external impacts (airplanes, drones, attacks, etc.). These bridges are designed to withstand a given external event that is never the maximum possible, also because in these cases this maximum is not known. So, like many things, they keep a level of risk. To be know. Continua a leggere

Verso il nuovo modello di pericolosità sismica per l’Italia (colloquio con Carlo Meletti)

English version at

https://terremotiegrandirischi.com/2018/07/03/towards-the-new-seismic-hazard-model-of-italy-interview-with-carlo-meletti/

Nel 2004 un piccolo gruppo di ricerca, coordinato da INGV, rilasciò la Mappa di Pericolosità Sismica del territorio italiano (MPS04), compilata secondo quanto prescritto dalla Ordinanza n. 3274 del Presidente del Consigli dei Ministri (PCM) del 2003. La mappa doveva servire come riferimento per le Regioni, cui spetta il compito di aggiornare la classificazione sismica dei rispettivi territori. La mappa fui poi resa “ufficiale” dalla Ordinanza n. 3519 del Presidente del Consiglio dei Ministri (28 aprile 2006) e dalla conseguente pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (n. 108 del 11 maggio 2006).
Nel seguito, utilizzando lo stesso impianto concettuale, alla mappa furono aggiunti altri elaborati che andarono a costituire il primo modello di pericolosità sismica per l’Italia. In particolare per la prima volta furono rilasciate stime per diversi periodi di ritorno e per svariate accelerazioni spettrali. Questo modello divenne poi la base per la normativa sismica contenuta nelle Norme Tecniche 2008 (NTC08), divenute operative nel 2008 ed è stato adottato anche dalle Norme Tecniche 2018.
Caratteristiche e vicende legate al successo di MPS04 sono descritte, tra l’altro, in due post di questo blog: 

https://terremotiegrandirischi.com/2016/09/26/che-cose-la-mappa-di-pericolosita-sismica-prima-parte-di-massimiliano-stucchi/

https://terremotiegrandirischi.com/2016/10/05/la-mappa-di-pericolosita-sismica-parte-seconda-usi-abusi-fraintendimenti-di-massimiliano-stucchi/

Come avviene in molti paesi sismici, da qualche anno un gruppo di ricerca sta compilando un nuovo modello di pericolosità, che utilizzi dati e tecniche aggiornate.
Massimiliano Stucchi ne discute con Carlo Meletti il quale, dopo aver contribuito in modo importante a MPS04, coordina la nuova iniziativa attraverso il Centro di Pericolosità Sismica dell’INGV.

MPS04, pur compilata abbastanza “di fretta” per soddisfare le esigenze dello Stato, ha avuto un notevole successo, sia in campo tecnico-amministrativo sia – dopo qualche anno – a livello di pubblico. Che cosa spinge alla compilazione di un nuovo modello?

C’è la consapevolezza che dopo oltre 10 anni siamo in grado di descrivere meglio la pericolosità sismica in Italia. Un modello di pericolosità è la sintesi di conoscenze, dati e approcci disponibili al momento della sua compilazione. Nel frattempo abbiamo accumulato tantissimi dati nuovi o aggiornati (non solo un importante revisione del catalogo storico dei terremoti, ma anche del database delle faglie e sorgenti sismogenetiche, nonché tutte le registrazioni accelerometriche dei terremoti forti italiani degli ultimi 10 anni).
Abbiamo pertanto ritenuto di dover verificare quanto cambia la definizione della pericolosità. E’ una prassi normale nei paesi più evoluti (ogni 6 anni negli Stati Uniti, ogni 5 in Canada, ogni 10 in Nuova Zelanda). Noi siamo partiti da un’esigenza di tipo scientifico, ma anche il Dipartimento della Protezione Civile ha sostenuto questa iniziativa per verificare il possibile impatto sulla normativa sismica (classificazione dei comuni e norme per le costruzioni).

Ci puoi riassumere brevemente le fasi di questa nuova iniziativa e anticipare, se possibile, la data di rilascio nel nuovo modello? Continua a leggere

Towards the new seismic hazard model of Italy (interview with Carlo Meletti)


In 2004 a small research group, coordinated by INGV, released the Map of Seismic hazard of the Italian territory (MPS04), compiled as required by the Ordinance n. 3274 of the President of the Council of Ministers (2003). The map was to serve as a reference for the Regions, whose task is to update the seismic classification of the respective territories. The map was then made “official” by the Ordinance n. 3519 of the President of the Council of Ministers (28 April 2006) and subsequently published on  the Official Gazette (No. 108 of 11 May 2006).
In the following, other elaborations were added to the map using the same conceptual structure. It  represents the first modern seismic hazard model for Italy. For the first time estimates for different return periods and for various spectral accelerations were released. This model has been then used as the basis for the building code contained in the 2008 Technical Regulations (NTC08), which became operational in 2008 and was also adopted by the 2018 Technical Regulations.
Features and events related to the success of MPS04 are described, among other things, in two posts of this blog:

https://terremotiegrandirischi.com/2016/09/26/che-cose-la-mappa-di-pericolosita-sismica-prima-parte-di-massimiliano-stucchi/
https://terremotiegrandirischi.com/2016/10/05/la-mappa-di-pericolosita-sismica-parte-seconda-usi-abusi-fraintendimenti-di-massimiliano-stucchi/

As usual in many seismic countries, since a few years a research group is compiling a new hazard model, which uses updated data and techniques.
Massimiliano Stucchi discusses about it with Carlo Meletti who, after its important contribution to MPS04, coordinates the new initiative through the INGV Seismic Hazard Center.

MPS04,  even if compiled  “in a hurry” in order to meet the State requirements, had a considerable success, both in the technical-administrative field and – after a few years – at the public level. What drives a new model to be built?

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