Ischia, Torre Annunziata, percezione del rischio e magnitudo (M. Stucchi + 8 commenti)

L’Italia si stava avviando a ricordare l’anniversario del terremoto di Amatrice (24 agosto 2016) con modalità diverse, ovviamente, quando il terremoto di Ischia ha riaperto drammaticamente il problema della cosiddetta prevenzione, di cui tanto si è parlato e si parla. La mattina del 21, giorno del terremoto, il Ministro Del Rio aveva parlato al meeting di Rimini. Del Rio è ministro di un paio di governi che non mi piacciono, ma fra i tanti è una persona che stimo. Dopo aver (purtroppo) riproposto una “perla” che deve essergli rimasta in tasca dai tempi dei terremoti del 2012 (“la zona non era conosciuta come sismica”, ignorando il lavorio fatto dalla Regione Emilia e Romagna per ritardare il più possibile l’inserimento in zona sismica della gran parte del suo territorio), ha ricordato, illustrato e difeso il “sismabonus” e le iniziative di “Casa Italia”, ricordando anche che la soluzione dei problemi non è per domani. Stimolato da qualche interlocutore si è anche spinto più in là, parlando della necessità del fascicolo di fabbricato e di eventuali demolizioni, ove necessario. Ohibò!

Del resto, all’indomani del crollo non sismico di Torre Annunziata (7 luglio 2017), lo stesso Del Rio aveva annunciato che il Governo avrebbe reso obbligatorio il “certificato di stabilità” degli edifici nella manovra d’autunno, prevedendo tuttavia che quando la manovra sarebbe stata portata in discussione, il crollo di Torre Annunziata sarebbe già stata dimenticato. Il Ministro dunque sa che le cose in Italia procedono per “sacrifici umani”; quando l’aspetto emotivo viene meno, si passa oltre. Ma devo dire che mi aveva colpito, nella sua intervista a “Repubblica”, il suo ricordare “l’opposizione durissima che ha sempre ostacolato il libretto del fabbricato”, anche in Parlamento, per evidenti problemi di possibile deprezzamento degli edifici stessi. Ecco, accanto a un moto di rabbia ho provato un minimo di simpatia per un ministro che si esponeva a tanto; simpatia poi razionalmente cancellata dalla constatazione che esistono potenti lobby contrarie – nei fatti – alla messa in sicurezza degli edifici, contro le quali il Ministro, sostanzialmente, ammette di avere poche risorse.
I Ministri, come è giusto, devono rappresentare dei punti di equilibrio e non devono salire sulle barricate. Ma quando il problema si ripresenta, e si ripresenta, e si ripresenta, non sarebbe forse il caso di dire le cose più chiare, di fare nomi, di spiegare chi è contrario a che cosa, e perché giaculatorie e convegni sulla prevenzione non producono nulla da quasi cinquant’anni? In fondo, ci sono norme che impediscono di commercializzare prodotti alimentari scaduti o deteriorati; e non solo di commercializzarli ma anche di produrne di inidonei. La situazione edilizia italiana è forse migliore? E perché tutti dobbiamo pagare il prezzo della rovina del prodotto scadente?

Ischia vive di turismo, napoletano, nazionale e internazionale. È mai possibile che, almeno per gli edifici di uso pubblico, quali alberghi, bed&breakfast, ecc. non si possa rendere obbligatoria una verifica sismica che dia un responso chiaro: verde, abitabile (magari con qualche rischio, da spiegare); rosso, non abitabile? Lo so si deprimerebbe l’economia; e allora facciamola andare avanti con qualche sacrificio umano: un po’ di commozione, qualche risarcimento e tutto ricomincia. Del resto, all’indomani dei terremoti di Bormio del 1999 avevamo proposto agli albergatori di mettere nelle camere un vademecum sul rischio e sul che fare in caso di terremoto; iniziativa bocciata in quanto spaventava i clienti “che sarebbero andati a St. Moritz”….
Leggevo che in Abruzzo, prima delle recenti elezioni, era allo studio “il fascicolo di fabbricato dell’ospitalità”, come risposta alla tragedia di Rigopiano. Ottima idea (qualcuno ha visto lo stato di vari B&B e alberghi dopo i terremoti del 2016?). Tuttavia il vicepresidente della Regione precisava che “Per gli operatori turistici non sarà un obbligo verificare la vulnerabilità sismica delle strutture – afferma ai nostri microfoni – ma chi lo farà riceverà una certificazione da parte della Regione. In modo da rendere visibile ai visitatori lo stato del fabbricato“. Premesso che il dettato dell’Ordinanza PCM 3274 del 2003, disattesa in buona misura dai proprietari di edifici destinati a uso pubblico, dovrebbe applicarsi anche a B&B e alberghi, senza bisogno di nuove norme, la Regione che fa? Rende le verifiche non obbligatorie. In sostanza saranno affari del cliente andare di persona a verificare se il B&B prescelto ha verificato la vulnerabilità sismica, e il risultato della verifica.
Così funziona il conflitto fra sicurezza pubblica e libero mercato: di fatto con una scommessa sulla probabilità di occorrenza del terremoto e sulla vulnerabilità dell’edificio. Qualche volta la scommessa va male, qualcuno paga il prezzo in termini di vita, tutti quanti paghiamo quello in termini di costi. È bene saperlo e ricordarlo, anche se è sempre più semplice scaricare la colpa sugli altri, sullo Stato, sul destino cinico e baro, e pretendere risarcimenti.

A volte poi ce la si può prendere anche con le magnitudo e con gli enti che le determinano. A L’Aquila 2009 quella “vera” sarebbe stata abbassata scientemente, da INGV, per non far scattare i risarcimenti: una bella bufala, ripresa addirittura anche da qualche parlamentare. Ieri i social hanno discusso della magnitudo (e della profondità) con la stessa passione con cui si discute (a posteriori) della moviola di calcio, oggi VAR. Questa discussione ha visto inevitabilmente INGV di nuovo sotto accusa (sempre di aver ribassato, o addirittura “cannato” la magnitudo), perché si sa, quella di USGS in America o EMSC in Francia sono migliori; perché all’estero lavorano meglio o anche perché i relativi valori sembravano più consoni al proprio immaginario.
A pochi interessa capire il percorso di miglioramento del dato che gli enti di ricerca eseguono in questi casi: niente, se il valore viene aggiornato è perché gli addetti sono incapaci ovvero perché c’è sotto qualcosa. Aggiungo che, da quanto leggo sui social, pochi sanno veramente che cosa sia la magnitudo e che cosa misuri (del resto a scuola non si insegna). Si è parlato di un errore di 4 punti (sic!), del fatto che 0,4 in più vuol dire che il terremoto è un po’ più grosso (certo, ma quanto?), come se questo si riflettesse automaticamente su un aumento dei danni. Pochi considerano che la misura della magnitudo, come tutte le grandezze fisiche, è affetta da una incertezza dell’ordine di 0,1, 0,2. Pochi ragionano sul fatto che sono le accelerazioni, e gli spostamenti del terreno che determinano i danni (e di fatti abbiamo avuto accelerazioni abbastanza alte anche se in una banda di frequenza molto limitata.
E così, mentre alcuni, e soprattutto i commentatori esteri, avevano capito che lo scandalo stava nel fatto che un terremoto di magnitudo intorno a 4, probabilmente superficiale, aveva prodotto danni e morti, altri protestavano contro i gestori dei dati, quasi che danni e morti fossero inaccettabili per M3,6 mentre lo sarebbero stati un po’ di più per M4,3 o anche 4,5.

Ancora una volta l’attenzione è stata riportata al terremoto, quando il problema era, ed è, che alcuni edifici di Casamicciola, zona sismica di seconda categoria dal 1935, si erano letteralmente sbriciolati per un piccolo terremoto del tutto simile a quelli del 1881 e 1883 (a proposito, per ironia della sorte INGV ha ribassato di recente la magnitudo di quest’ultimo…..non ieri, ma un annetto fa, per fortuna). E che purtroppo ci sono – in giro per l’Italia – tante Ischie e tante Amatrici che aspettano, più o meno inconsapevolemente, la loro sorte; e che magari, nel frattempo, si oppongono in tutti i modi a qualsiasi tentativo di affrontare il problema, come proprio a Ischia nel 2010 scl.io/0HHqcqER 

Per Ischia, come per altre zone, si parla di abusivismo, che è un concetto ben chiaro. Ma Ministro Del Rio, gli edifici non a norma, non sono forse da considerare anch’essi un po’ “abusivi”?

 

Commenti

Rui Pinho

  • Direi efficace e realistica analisi della ns. povera realtà, le immagini viste sui TG, parlano da sole. Mi viene una banale domanda, ma quanti turisti avremmo in più se avessero la certezza di alloggiare in strutture ricettive serie e certificate antisismiche ?, perché ora la cosa potrebbe farsi seria con le immagini di un luogo famoso come Ischia che passano su tutti i canali internazionali.

     

     

    Grazie Max,
    un’analisi lucida e giustamente impietosa della situazione di questo povero Paese, in cui per sistemare le finanze locali e nazionali si sono succeduti condoni che hanno sanato migliaia di abusi edilizi, senza alcuna verifica sulla qualità del costruito.
    E dove milioni di persone vivono e lavorano in zone ad alta pericolosità, senza averne la consapevolezza.
    Lo stesso Paese che, dopo i terremoti, si fa carico dei costi di ricostruzione, premiando spesso chi ha costruito abusivamente e non ha fatto nulla per migliorare le caratteristiche della propria casa…

     

  • Ammettiamo che l’adeguamento non sia obbligatorio. Ma poi in caso di danni, non si chiedano soldi ai contribuenti. Altrimenti è gioco delle tre carte.

    • proprio così. Pensi quante case distrutte verranno ricostruite a spese dello stato e i proprietari continueranno a percepire il rimborso delle spese di ristrutturazione….

       

      Caro Massimiliano, è impossibile non ritrovarsi nella tua disamina. Aggiungo che il sol pensare che questo paese, e dico -> questo <- paese, non un pezzo di Antartide, non preveda da decenni cosucce come il fascicolo di fabbricato sfida qualunque logica e offende qualunque intelligenza sana. Sentire poi strologare l’assessore o il presidente di regione (ogni riferimento è puramente voluto) di turno che “L’agibilità statica? Non sia mai!” fa ribollire il sangue nelle vene. E quella dinamica? Ho frequentato il biennio del liceo, in pieno centro a Pescara, non in una valle sperduta, in un edificio che, notoriamente per tutti, era pericolante. Il bidello ci faceva salire una classe alla volta e avevamo l’ordine perentorio di non saltare e non correre (a ragazzi di 14-15 anni! A scuola!). Era il 1983, l’Irpinia 1980 era ad un passo e persino a Pescara ce l’eravamo fatta sotto ma mandare ragazzi in un edificio pericolante era perfetto. Possono passare 30, 40 anni e poi vedi le scuole di S. Giuliano nel 2002 e di Amatrice nel 2017; la prossima volta che non si scioglie il sangue di San Gennaro, bollirà il mio.

       

    • Condivido pienamente la tua analisi. Ho vissuto, come sai, una esperienza diretta del terremoto del 1976 in Friuli e ogni volta che si ripetono queste situazioni provo un senso di scoramento e frustrazione dopo tutto quello che è stato detto da 40 anni a questa parte.
      Gianni

 

 

8 thoughts on “Ischia, Torre Annunziata, percezione del rischio e magnitudo (M. Stucchi + 8 commenti)

  1. Condivido pienamente la tua analisi. Ho vissuto, come sai, una esperienza diretta del terremoto del 1976 in Friuli e ogni volta che si ripetono queste situazioni provo un senso di scoramento e frustrazione dopo tutto quello che è stato detto da 40 anni a questa parte.
    Gianni

  2. Pingback: Oggi: lezioni di magnitudo (di Enzo Boschi) | Terremoti e grandi rischi

  3. Caro Massimiliano, è impossibile non ritrovarsi nella tua disamina. Aggiungo che il sol pensare che questo paese, e dico -> questo <- paese, non un pezzo di Antartide, non preveda da decenni cosucce come il fascicolo di fabbricato sfida qualunque logica e offende qualunque intelligenza sana. Sentire poi strologare l'assessore o il presidente di regione (ogni riferimento è puramente voluto) di turno che "L'agibilità statica? Non sia mai!" fa ribollire il sangue nelle vene. E quella dinamica? Ho frequentato il biennio del liceo, in pieno centro a Pescara, non in una valle sperduta, in un edificio che, notoriamente per tutti, era pericolante. Il bidello ci faceva salire una classe alla volta e avevamo l'ordine perentorio di non saltare e non correre (a ragazzi di 14-15 anni! A scuola!). Era il 1983, l'Irpinia 1980 era ad un passo e persino a Pescara ce l'eravamo fatta sotto ma mandare ragazzi in un edificio pericolante era perfetto. Possono passare 30, 40 anni e poi vedi le scuole di S. Giuliano nel 2002 e di Amatrice nel 2017; la prossima volta che non si scioglie il sangue di San Gennaro, bollirà il mio.

  4. Ammettiamo che l’adeguamento non sia obbligatorio. Ma poi in caso di danni, non si chiedano soldi ai contribuenti. Altrimenti è gioco delle tre carte.

    • proprio così. Pensi quante case distrutte verranno ricostruite a spese dello stato e i proprietari continueranno a percepire il rimborso delle spese di ristrutturazione….

  5. Grazie Max,
    un’analisi lucida e giustamente impietosa della situazione di questo povero Paese, in cui per sistemare le finanze locali e nazionali si sono succeduti condoni che hanno sanato migliaia di abusi edilizi, senza alcuna verifica sulla qualità del costruito.
    E dove milioni di persone vivono e lavorano in zone ad alta pericolosità, senza averne la consapevolezza.
    Lo stesso Paese che, dopo i terremoti, si fa carico dei costi di ricostruzione, premiando spesso chi ha costruito abusivamente e non ha fatto nulla per migliorare le caratteristiche della propria casa…

    • Direi efficace e realistica analisi della ns. povera realtà, le immagini viste sui TG, parlano da sole. Mi viene una banale domanda, ma quanti turisti avremmo in più se avessero la certezza di alloggiare in strutture ricettive serie e certificate antisismiche ?, perché ora la cosa potrebbe farsi seria con le immagini di un luogo famoso come Ischia che passano su tutti i canali internazionali.

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