Che cos’è la mappa di pericolosità sismica? Prima parte (di Massimiliano Stucchi)

Premessa
Fino al 2009, la mappa di pericolosità (MPS04) se la sono filata in pochi.

mps04

Era stata compilata fra il 2003 e il 2004, in meno di un anno – ovvero in un tempo brevissimo per questo tipo di elaborati – e senza finanziamenti ad hoc da un gruppetto di ricercatori coordinati da INGV, su richiesta della Commissione Grandi Rischi (CGR) per adempiere a quanto previsto dalla Ordinanza Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM) 3274/2003. Tuttavia era stata:

  • considerata prodotto marginale da una parte dell’INGV;
  • criticata al di fuori dell’INGV, sia da quanti non avevano collaborato o non avevano voluto collaborare (“i tempi sono troppo brevi”), sia da quanti – pur criticandola – non ne hanno compilato una alternativa;
  • osteggiata da alcune Regioni che temevano invasioni di campo nelle loro competenze.

Eppure MPS04 aveva  ricevuto importanti riconoscimenti:

  • indirizzo e approvazione da parte di un panel internazionale di revisori, che la definirono la più avanzata d’Europa a quella data (2004);
  • approvazione da parte della CGR dopo un serrato esame (2004);
  • adozione, da parte dello Stato (Ordinanza PCM 3519/2006), quale riferimento ufficiale per le Regioni per l’assegnazione dei propri Comuni a una delle quattro zone sismiche;
  • adozione, da parte dello Stato (Norme Tecniche per le Costruzioni, DM 14/01/2008 del Ministero della Infrastrutture), dei valori di pericolosità tratti da un modello generale, sviluppato nel 2005-2006 come integrazione di MPS04, per la determinazione degli dell’input sismico previsto dalla nuova normativa sismica.

Non male, insomma, per il risultato del lavoro di un piccolo gruppo di ricercatori, che hanno “cucinato” in modo opportuno dati e risultati scientifici di decine di ricercatori. Niente Nobel, ovviamente: un lavoro abbastanza oscuro e poco gratificante per la carriera degli autori, ma svolto al servizio della società. E poca pubblicità.

Poi nel 2009, in occasione del terremoto dell’Aquila, MPS04 è stata scoperta da parte dei media – e non solo da loro – ed è divenuta una sorta icona salvifica (“ma come, si sapeva tutto e non è stata divulgata”; “ma è stata utilizzata?”) da estrarre dal frigorifero e portare in processione, a buoi abbondantemente fuggiti dalle stalle.
Riprodotta e presentata con dizioni spesso imprecise (ahi, i titolisti, massacratori di contenuti…!) da quotidiani, periodici, trasmissioni televisive e talk show; il sito web che ne ospita il materiale di corredo (http://zonesismiche.mi.ingv.it/) collassato per i troppi e imprevisti accessi; nessuno sembrava più poterne fare a meno.
E questo continua anche oggi, anche se vi sono stati numerosi attacchi: ad esempio nel 2012, in quanto avrebbe “mancato” il terremoto dell’Emilia, oppure perché è compilata solo utilizzando dati storici.

Certo, la versione a colori di MPS04 offre una immagine semplice e diretta della distribuzione della pericolosità sismica del territorio nazionale.
Addirittura, nel 2010, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ne fu predisposta una versione “limited edition” a tre colori (bianco, rosso e verde), inviata da INGV alle massime cariche dello Stato e distribuita sotto forma di poster e magnetini (ora “sold out”).

mps04tric

Il fatto è che MPS04 è finalizzata alla progettazione sismica; non è pertanto facilmente utilizzabile come strumento divulgativo. Il significato e l’utilità potenziale della mappa stessa sono a volte fraintesi dai media che se ne sono appropriati; di conseguenza, anche da una larga parte del pubblico e persino da una parte degli addetti ai lavori.

Quello che sorprende è che MPS04 ha sostituito nell’immaginario collettivo la mappa ufficiale delle zone sismiche, ossia l’unica mappa ufficiale in materia, fatta dalla somma delle mappe sismiche delle singole Regioni. E’ anche vero che MPS04 ha dei bei colori e si trova facilmente in rete; è anche vero che la mappa ufficiale non è facilmente disponibile e viene aggiornata di tanto in tanto: tuttavia tale mappa è l’unico strumento che designa un territorio come sismico “per legge” (al di là di quello che possono raccontare gli scienziati come noi…)

Questo post, diviso in due puntate, intende contribuire a fare chiarezza, cercando di fornire le risposte ad alcune domande fra le più ricorrenti. La prima puntata tratta della mappa in quanto tale: la seconda delle sue applicazioni.

Post Scriptum. A proposito. Nonostante chi scrive abbia coordinato il gruppo di lavoro che ha prodotto MPS04, fino a pochi giorni fa non era mai stato chiamato, neppure una volta, a illustrarla nelle innumerevoli occasioni in cui i media l’hanno presentata. Addirittura, aveva ingenuamente osato proporre a F. Fazio di presentare nella sua trasmissione “Che tempo che fa” a versione tricolore e di parlare di “che terremoto che fa” (https://tegris2013.files.wordpress.com/2013/10/fazio.pdf): nessuna risposta, ovviamente.
Di recente, poco dopo il terremoto di Amatrice, sono stato chiamato a “Uno mattina”.
L’espressione che vedete nella foto riassume forse il disagio per l’orario, ma soprattutto per le domande dell’intervistatore, che mi chiedeva di parlare degli sprechi per compilare le mappe sismiche….

uno-mattina-bis

 

1) Che cosa descrive la mappa di pericolosità sismica MPS04? Che cosa rappresentano i colori?
La mappa descrive la distribuzione spaziale dei valori, raggruppati in classi (colori), di un particolare parametro descrittore della pericolosità sismica, utile per la progettazione sismica degli edifici: lo scuotimento del suolo, espresso – secondo i requisiti della normativa sismica – in termini di accelerazione massima attesa in un dato intervallo di tempo (475 anni, che è l’intervallo fondamentale preso in considerazione dagli ingegneri; questo aspetto verrà discusso nella seconda parte), con una data incertezza.
Il suolo di riferimento di MPS04 è di tipo molto compatto e pianeggiante.
I valori della mappa sono ottenuti mediante un approccio, adottato internazionalmente, che fa uso di procedure di calcolo statistico: come tali, i valori sono affetti da incertezza.
E’ importante osservare che al medesimo valore di pericolosità, ovvero allo stesso colore, possono corrispondere zone dove si attendono: a) scuotimenti forti non molto frequenti; b) scuotimenti meno forti ma più frequenti.
E’ quindi sbagliato affermare – ad esempio – che nelle zone a pericolosità sismica “media” non si possono verificare scuotimenti molto forti; scuotimenti forti sono possibili, anche se con probabilità inferiore a quella relativa alle zone più pericolose.

2) Che cosa non descrive MPS04?
MPS04 non descrive innanzitutto l’accelerazione massima attesa su suoli diversi da quelli molto compatti e non pianeggianti. Per determinare queste accelerazioni occorre servirsi di appositi coefficienti di valutazione dell’amplificazione locale.
MPS04 non descrive la massima magnitudo (energia rilasciabile) attesa per un evento, né l’intensità macrosismica (ovvero il livello di danno) attesa in ciascun sito.
Abbiamo letto in questi giorni, ad esempio, che

Il Ministro ha ricordato che nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale basati sull’analisi della probabilità che il territorio possa essere colpito da un evento al di sopra di una soglia di intensità o magnitudo in un certo intervallo di tempo, di solito 50 anni”.

Queste letture semplificate non sono corrette e generano pesanti equivoci.
E’ certo possibile – e viene fatto – compilare mappe che descrivano la distribuzione di questi ed altri parametri di pericolosità. Ad esempio, gli elaborati intermedi prodotti nel corso della compilazione di MPS04 suggeriscono terremoti di magnitudo 5 possano avvenire in qualunque zona italiana, anche se la probabilità di accadimento di tali eventi varia di molto nel territorio italiano.
Tali mappe, pur non essendo direttamente utili alla progettazione degli edifici,  forniscono rappresentazioni complementari a MPS04, utili a formulare scenari di danno e perdite, a scopi assicurativi e di protezione civile, e a fini divulgativi e didattici.

Infine, MPS04 non è nemmeno una mappa di rischio sismico, ossia non descrive la propensione a generare perdite; il rischio, infatti, oltre che dalla pericolosità sismica è determinato in gran parte dalla vulnerabilità sismica del costruito e dalla esposizione al terremoto generata dalla presenza di edifici, infrastrutture, attività produttive, formative, sanitarie, gestionali ecc.

3) Quali sono i dati di base e le procedure utilizzati per la compilazione di MPS04? E’ vero che usa solo i dati storici?
Per la compilazione di MPS04 sono stati usati il catalogo dei terremoti più aggiornato all’epoca e una zonazione sismogenetica predisposta ad hoc sulla base delle conoscenze geologiche tettoniche e sismologiche, ovvero di un modello sismotettonico 3D. Le conoscenze sulle faglie attive sono confluite nella zonazione sismogenetica.
A seguire è stato predisposto un “albero logico” (ossia un sistema per tener conto di modelli diversi), che ha esplorato modelli di valutazione della massima magnitudo attesa, di ricorrenza dei terremoti e di attenuazione e propagazione dell’energia. I dati storici hanno fornito un contributo importante, al pari degli altri elementi, per valutare i ratei di ricorrenza dei terremoti delle sorgenti definite su base geologica.

4) E’ vero che MPS04 ha sottostimato il moto atteso nelle zone colpite dal terremoto di L’Aquila del 2009 e da quello emiliano del 2012 o che, addirittura, ha “mancato” il terremoto?
Occorre innanzitutto precisare che un confronto fra i dati registrati in occasione di un terremoto e quelli previsti da MPS04 (così come da altre mappe possibili, compilate secondo gli stessi criteri) è da evitare, perché quanto proposto da MPS04 è il risultato di una elaborazione statistica che male si confronta con un solo caso (si veda ad esempio Iervolino, 2012; questo blog, documentazione).
Detto questo, per quel che riguarda L’Aquila la risposta è no: elementi di dettaglio possono essere trovati in Stucchi et al., 2009; Crowley et al., 2012.
Anche per quanto riguarda l’Emilia la risposta è no. Il terremoto è avvenuto in una zona a pericolosità media (si veda al punto 1), che fino al 2003 non era stata inserita fra le zone sismiche non certo per carenze di conoscenze sismologiche. Inoltre, bisogna ricordare che MPS04 fornisce valori di accelerazione riferibili a terreni molto compatti, mentre quelli registrati in Emilia sono riferiti a terreni più soffici. Per eseguire un confronto occorre in primo luogo servirsi degli appositi coefficienti di valutazione dell’amplificazione locale, cosa che molti “confrontatori” non hanno fatto (vedi ad esempio Stucchi et al., 2012).
Questi aspetti verranno ripresi nella seconda parte.

5) E’ stata la prima mappa di pericolosità? Ve ne sono altre?
MPS04 è stata preceduta da elaborazioni simili, realizzate con dati e procedure ritenute adeguate nel periodo in cui sono state compilate. Ovviamente la descrizione della pericolosità fornita da elaborazioni anteriori all’attuale non è radicalmente diversa da quella fornita da MPS04, in quanto le zone italiane a più alta pericolosità sono note da molto tempo.
MPS04 è la prima mappa compilata secondo criteri fissati dalle norme. Non sono disponibili a tutt’oggi mappe alternative compilate secondo tali criteri.

Nella seconda puntata verranno fornite le risposte alle seguenti domande:

7) Perché è stata compilata e che cosa serve? Che uso ne è stato fatto?
8) Perché L’Aquila è inserita in zona sismica 2?
9) Quale è stata l’applicazione più importante? l’input per la normativa sismica
10) La mappa prevede i terremoti? Ci protegge dai futuri disastri?

e a altre eventualmente proposte dai lettori.

Questo post ha beneficiato della rilettura di Gian Michele Calvi e Carlo Meletti, e dell’incoraggiamento di Enzo Boschi.

La prevenzione sismica come problema di risk governance (di Andrea Cerase)

A un mese esatto dal sisma di Amatrice, oltre al drammatico bilancio in termini di vite umane (al momento della pubblicazione il conteggio è fermo a 297 vittime accertate) c’è l’evidenza degli errori, anche involontari, emersi sin dalle prime analisi sui crolli, dell’inadeguatezza delle tipologie costruttive e, insieme, l’indignazione (legittima) per il denaro pubblico speso in interventi di adeguamento in seguito rivelatisi inefficaci e persino controproducenti. Le notizie sulle inchieste giudiziarie hanno avuto un peso rilevante, ma certamente non hanno monopolizzato la discussione com’è invece accaduto per il sisma dell’Aquila e, in misura minore, per quello dell’Emilia. Continua a leggere

Spigolature

In questo periodo, come spesso accade dopo un terremoto, vengono resi disponibili su web un certo numero di interventi interessanti che riguardano vari aspetti.
Senza pretesa di esaustività, di seguito proponiamo alcuni link, con brevi introduzioni.

Dov’era, com’era. Quando il terremoto distrugge tutto, anche il senso critico
(di Elena Granata e Fiore de Lettera)

In questo saggio viene coraggiosamente affrontato il problema della richiesta popolare che si genera subito dopo un terremoto di ricostruire subito “dov’era, com’era”. Si afferma tra l’altro:

Dopo ogni evento catastrofico, il Paese – nei suoi politici e nei suoi mezzi di informazione – tende rapidamente a convergere intorno ad una posizione semplice e rassicurante. Non c’è tempo per il pensiero e per il dubbio. Più un fatto è complesso e difficile da risolvere e più sono immediate e semplici le ricette proposte”. Continua a leggere

L’importanza dei controlli e del ruolo dello Stato nella riduzione del rischio sismico (Alessandro Venieri)

E’ vero: sono pienamente d’accordo con l’articolo di Massimiliano Stucchi “le colpe degli altri”, non bisogna sempre piangersi addosso e delegare agli altri, allo Stato in genere, compiti a cui lo Stato stesso non riesce poi ad assolvere. Sicuramente è soprattutto un problema di carattere culturale, quindi di lunga e difficile risoluzione, ma il problema rimane, i terremoti ci saranno e alcuni saranno ancora più forti di quello dell’Aquila, dell’Emilia e di Amatrice, perciò un cambiamento dovremo pur farlo pensando ai nostri figli e alle future generazioni. Continua a leggere

Le colpe degli altri. Considerazioni dopo il terremoto di Amatrice (Massimiliano Stucchi)

Questa volta nessuna “mancata previsione”, come per il caso del terremoto di L’Aquila del 2009. Il terremoto non è stato preceduto da una sequenza di scosse di minore energia, come nel caso del terremoto di L’Aquila del 2009. Non vi è stato quindi, questa volta, il consueto dibattito sulla prevedibilità a breve termine dell’evento. Va ricordato che tale dibattito, nel caso del terremoto del 2009, aveva portato, in conseguenza della riunione degli esperti nel capoluogo abruzzese una settimana prima dell’evento, alla successiva incriminazione e condanna degli esperti stessi in primo grado, condanna poi annullata in sede di Appello e di Cassazione. Questo blog aveva seguito attivamente quella vicenda. Continua a leggere

Terremoti e grandi rischi: si continua

Stavamo aspettando la fine del processo a Bertolaso per concludere l’attività di questo blog. Poi è sopravvenuto il terremoto “di Amatrice” del 24 agosto: nessuna critica per mancate previsioni o rassicurazioni, questa volta (per ora), ma la consueta alluvione di bufale, presunzioni, valutazioni “fai da te”, disinformazione.
Quindi è venuto spontaneo decidere di mantenere in vita il blog, aggiornandone la “missione”: informare, discutere, commentare gli aspetti sismologici, ingegneristici e legali del terremoto, le ipotesi per la ricostruzione, le possibili strategie per ridurre il rischio sismico.

Il blog mantiene il suo titolo iniziale in quanto sembra comunque pertinente. Invitiamo a proporre interventi (brevi), che potranno essere presentate anche come interviste, sulle tematiche riassunte più sopra. Buona lettura.

Una lettura della sentenza della Cassazione (Giacomo Cavallo)

Come già in occasione delle Motivazioni delle precedenti sentenze, Giacomo Cavallo ha formulato una lettura critica anche della Motivazione della sentenza della Corte di Cassazione, che vi proponiamo nel seguito.

Abbreviazioni:
CdA: Corte di Appello
CdC: Corte di Cassazione
CGR: Commissione Grandi Rischi

In data 24 marzo 2016 sono state depositate le motivazioni della Sentenza di Cassazione del cosiddetto “Processo Grandi Rischi” (1). Se è futile per un non giurista una discussione su una sentenza che non potrà più essere cambiata, non è invece futile leggere le motivazioni che, in un linguaggio anche più specialistico di quello della CdA, in qualche modo parrebbero gettare luce sulla domanda più volte avanzata, soprattutto da coloro che erano rimasti scontenti della sentenza della CdA, cioè perché ci siano volute dieci ore di discussione in CdC per giungere ad un risultato apparentemente scontato e ad una sentenza il cui testo fu detto “ricalcare” quello della sentenza di Appello. Continua a leggere

Che cosa resta del processo “Grandi Rischi”? (Massimiliano Stucchi)

Dopo la sentenza della Cassazione, questa domanda se la pongono in molti, in privato e in pubblico. Molti si chiedono come sia stato possibile che si siano spesi quasi quattro anni di – costose – attività giudiziarie; di ferite profonde agli imputati; di aspettative frustrate da parte dei parenti delle vittime e di quanti sono scesi in campo al loro fianco; di discussioni infinite su aspetti pseudoscientifici; di prese di posizione dettate da infinita sicurezza e presunzione.
Ci vorrà del tempo per meditare, con sufficiente distacco, sulla vicenda “Grandi Rischi”: su come sia stato possibile farla nascere, portarla avanti, crederci davvero. Sicuramente sarà utile leggere anche le Motivazioni della Cassazione. Tuttavia, da oggi è già possibile tentare di mettere insieme qualche considerazione, con una premessa: esprimere le proprie idee sul processo non significa mancare di rispetto alle vittime e ai loro parenti. Gli imputati e tutti quelli che operano nella ricerca scientifica e nella protezione civile hanno sempre rispettato le vittime, di questo terremoto come di tutti gli altri in occasione dei quali si sono trovato a operare. Continua a leggere

Iniziata l’udienza in Corte di Cassazione

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Il Giudice Dovere ha effettuato un lungo ma molto circostanziato riassunto degli argomenti principali della sentenza di primo grado, della sentenza di secondo grado e dei ricorsi presentati alla Cassazione da De Bernardinis, dalla Presidenza del Consiglio per il Dipartimento della Protezione Civile, dalla Procura dell’Aquila e dalle parti civili.
In particolare, i temi principali toccati dalla Procura dell’Aquila hanno riguardato il fatto che la riunione del 31 marzo 2009 debba essere considerata una riunione della CGR, il fatto che gli imputati abbiano effettuato un esame generico della situazione eludendo le aspettative della popolazione e che abbiano fatto circolare senza smentirla la tesi dello scarico di energia. Continua a leggere