Sismabonus, un aggiornamento (colloquio con Alessandro Grazzini)

I recenti provvedimenti governativi hanno aggiornato la possibilità di usufruire degli aiuti di Stato per ridurre la vulnerabilità sismica degli edifici. Abbiamo chiesto a Alessandro Grazzini, che già aveva discusso l’argomento in https://terremotiegrandirischi.com/2020/07/02/sismabonus-qualche-spiegazione-dedicata-a-chi-abita-gli-edifici-colloquio-con-alessandro-grazzini/, di illustrarci le novità.

Alessandro, ci puoi riassumere le novità introdotte, di cui hai parlato ad esempio in https://www.ediltecnico.it/79648/sismabonus-superbonus-110-classificazione-sismica/?

Il D.L. 19/05/2020 n. 34 (c.d. Decreto Rilancio a sostegno dell’economia dopo il lockdown COVID-19) ha introdotto un superbonus di detrazione fiscale al 110% da utilizzare anche per i lavori di miglioramento sismico relativi al tradizionale Sismabonus. Il Superbonus può essere sfruttato per lavori svolti dal ‪1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, anche se ci auguriamo una proroga in quanto gli interventi di miglioramento sismico, come sappiamo, richiedono più tempo nella pianificazione e nell’esecuzione. La novità principale consiste nel fatto che la super aliquota del 110% vale sia per gli interventi di semplice consolidamento statico (cucitura delle lesioni, consolidamento delle fondazioni, rinforzo di solai solo per fare qualche esempio) sia per gli interventi di miglioramento sismico.

Il Decreto ha eliminato la necessità di dimostrare che gli interventi abbiano portato al passaggio di una o due classi di “rischio”, come richiesto dalla normativa precedente. Non è forse un passo indietro nella direzione della prevenzione?

Col Superbonus tutti gli interventi strutturali sono premiati indifferentemente con l’aliquota di detrazione del 110% a prescindere dalla classe di rischio sismico che si è ottenuta a seguito dei lavori, facendo pertanto decadere la precedente differenziazione delle aliquote in base al risultato di miglioramento sismico raggiunto. Inoltre il Superbonus è stato esteso a un maggior ventaglio di interventi strutturali, anche solo locali, che sebbene utili ai fini statici non permettono di valutare e perseguire un aumento della sicurezza sismica.
Faccio un esempio: se inserisco delle catene solo in un piano di un edificio alto 4 piani, il tecnico può dimostrare che la situazione statica del fabbricato sia migliorata: magari le catene servono per contrastare la spinta di alcune volte; tuttavia averle inserite solo ad un piano potrà al massimo aver bloccato uno o due cinematismi di ribaltamento sismico della singola parete interessata, ma non contrastare le altre possibilità di ribaltamento delle singole pareti o dell’insieme di pareti che costituiscono la facciata, oltre a non contribuire ad alcun aumento di resistenza dell’intero scheletro strutturale.
Pertanto il loro inserimento così limitato non sarà sufficiente a ridurre il rischio sismico neppure di una classe. Tuttavia è una spesa coperta dal Sismabonus 110%.

E come si “valuterà” dunque la riduzione della vulnerabilità sismica dell’edificio sottoposto ai lavori?

La classificazione sismica serve a sensibilizzare il cittadino sui rischi della propria abitazione, aiutarlo a capire quali sono le vulnerabilità principali e quantificare in modo intuitivo di quanto potrà migliorare la risposta sismica del proprio fabbricato. Sebbene in questo frangente non sia più obbligatoria, è auspicabile che i tecnici continuino ad utilizzarla per queste finalità. Una volta intrapreso il calcolo strutturale per la progettazione dell’intervento, in generale costa davvero poco valutare anche la classificazione sismica.
Il professionista dovrà certificare, mediante i tradizionali calcoli statici, che l’intervento di consolidamento abbia migliorato la sicurezza strutturale almeno della porzione di struttura interessata. Nel caso di intervento antisismico, varranno le consuete procedure di calcolo legate alla modellazione complessiva del fabbricato da cui ricavare il rapporto tra l’accelerazione al suolo che può sopportare la struttura e quella richiesta dalla normativa tecnica per un edificio di nuova realizzazione. Ossia uno dei due parametri contenuti nella classificazione sismica, l’indice di sicurezza descritto nella precedente intervista.
A questo punto costa poco al professionista calcolare anche il PAM (perdita annua media) e redigere la classificazione sismica, anche se non è obbligatoria, ma auspicabile per far capire meglio al committente il guadagno in termini di sicurezza.

Il Sismabonus è senz’altro uno strumento importante per cominciare ad affrontare il problema della riduzione della vulnerabilità sismica degli edifici. Con l’offerta del 110% lo Stato ha deciso di accollarsi praticamente per intero il costo dei lavori, evidentemente perché la disponibilità dei cittadini ad assumere una quota di compartecipazione ai costi era risultata scarsa.
Mi viene una domanda: il Sismabonus verrà concesso indipendentemente da una valutazione su eventuali azioni volontarie di compromissione della vulnerabilità e/o non rispetto della normativa?

Per usufruire del superbonus 110% occorrerà avere un certificato di conformità urbanistica che attesti al massimo la presenza di lievi difformità (alcuni chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate parlano di una tolleranza del 2% delle misure prescritte relative a cubatura, distacchi, altezze, superficie). In presenza di abusivismi maggiori lo Stato non riconoscerà alcuna detrazione fiscale. La ingente quantità di certificazioni richieste per accedere al superbonus e l’aumento consistente dei controlli dovrebbero rappresentare la giusta garanzia per distribuire l’incentivo fiscale solo a chi è in regola.

Lo strumento dell’incentivo fiscale lascia alla libera iniziativa dei cittadini la scelta se prendersi cura o meno della propria (e di altri) sicurezza. In aggiunta agli ovvi problemi relativi alla gestione dei condomini, non vi è anche il rischio di interventi a “macchia di leopardo” in centri abitati dove l’eventuale terremoto potrà compromettere la “agibilità” di tutto l’abitato?

Inizialmente è probabile e addirittura fisiologico attendersi una distribuzione a “macchia di leopardo”. Occorre considerare sempre da che punto iniziale partiamo: un patrimonio edilizio esistente molto variegato caratterizzato da scarsa manutenzione e un’alta vulnerabilità sismica. E’ impossibile che tutti i proprietari partano nello stesso momento ad eseguire lavori di miglioramento sismico. Inizierà qualcuno, elevando il grado di sicurezza del proprio fabbricato. Ma resterà un gap rispetto alla vulnerabilità del vicino di casa che non ha ancora eseguito alcun intervento.
Questa rappresenta sicuramente una fase intermedia di potenziale rischio collettivo in caso di forte scossa di terremoto, in quanto come sappiamo gli edifici migliorati potrebbero comunque risultare inagibili per i collassi di quelli adiacenti non consolidati. Ma trattandosi di un processo a medio-lungo termine di progressiva sensibilizzazione del rischio e agevolazione fiscale per intraprendere in autonomia i necessari interventi di mitigazione sismica, resta auspicabile che col giusto tempo questo gap tenda a ridursi, al fine di avere aggregati edilizi o paesi quasi interamente resilienti.

Per finire: i benefici si applicano nelle zone sismiche 1, 2 e 3, secondo la classificazione attuale di competenza di ciascuna Regione. Posto che sembra ragionevole procedere secondo priorità, andrebbe comunque ricordato che la vulnerabilità sismica degli edifici, che è l’oggetto degli interventi, può essere molto elevata anche in zona 4, proprio perché in gran parte della zona non è mai stata applicata nessuna normativa sismica, oppure lo è stato con varie limitazioni. Sarebbe bene, insomma, che non passasse il messaggio che gli edifici in zona 4 sono “sicuri”, e che scuotimenti forti posso verificarsi anche lì, sia pure con probabilità molto bassa; concordi?

Sono perfettamente d’accordo con te. Hai usato il termine giusto: si parla di vulnerabilità, che deriva dal degrado dei materiali e dalla mancanza di manutenzione. Situazione pericolosa anche solo a livello statico, indipendentemente dalla mappa sismica. Magari con detrazioni più basse, ma sarebbe utile estendere il Sismabonus anche ai fabbricati della zona 4.


Early Warning: facciamo il punto (Colloquio con Marco Olivieri)

Periodicamente i media riportano notizie che riguardano il cosiddetto “Early Warning”, proponendolo come un sistema di allarme sismico (per inciso, il termine viene usato in una casistica estesa, non solamente sismica, dalle frane alle inondazioni ai movimenti di borsa ecc.).
In realtà l’Early Warning “sismico” non rappresenta un allarme pre-terremoto in senso stretto, ma un “avviso” che stanno per arrivare onde sismiche potenzialmente distruttive.
Per capirci: a molti di voi sarà capitato di sentire un terremoto, e magari di riuscire a distinguere l’arrivo delle onde compressionali, dette P, dall’effetto prevalentemente sussultorio, e in seguito le onde trasversali, dette S, dall’effetto prevalentemente ondulatorio. Ecco, se ciascuno di noi fosse in grado di discernere con precisione l’arrivo delle onde P potrebbe disporre di un certo numero di secondi per prepararsi all’arrivo delle onde S.
L’Early Warning rappresenta un perfezionamento tecnologico di questo principio semplice e geniale: in sostanza è il terremoto stesso che, una volta avvenuto, “avvisa” – mediante le onde P, le più veloci – che stanno per arrivare le onde S e quelle superficiali, più lente ma distruttive.
Più sotto riportiamo alcuni riferimenti ad articoli “divulgativi” italiani; uno di questi è addirittura firmato dall’attuale Ministro per la Ricerca, Gaetano Manfredi.
Per cercare di fare chiarezza ne discutiamo con Marco Olivieri, ricercatore all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, competente su queste tematiche. 

Ci spieghi in modo più preciso su che principio si basa l’Early Warning sismico?

Un sistema di Early Warning si basa su 2 ipotesi:

  • bastano i tempi di arrivo delle onde P registrate a poche stazioni intorno all’epicentro per localizzare accuratamente il terremoto.
  • bastano pochi secondi di forma d’onda P per determinare la magnitudo. 

La seconda ipotesi è quella più complessa, presume che già nei primi istanti di propagazione della rottura sulla faglia sia contenuta l’informazione sulla completa rottura della faglia che può non essere ancora completata.
Se il territorio è monitorato da una densa rete di stazioni sismiche possiamo avere una stima dei parametri di sorgente entro pochi secondi, meno di 10. In 10 secondi le onde S hanno viaggiato per circa 40 km.
Stimati questi parametri di sorgente (localizzazione, profondità e magnitudo), un sistema di Early Warning è in grado di predire lo scuotimento atteso (in termini di intensità o accelerazione) nell’area non ancora investita dalle onde S e fornire questo dato, con una realistica barra di errore o con una probabilità associata, alla popolazione o a chi può e deve prendere decisioni e agire (o non agire).
Vista la descrizione appena fatta, la traduzione che in italiano rende meglio l’idea di cosa sia un Early Warning è “avviso in anticipo”, cioè che arriva prima delle onde distruttive.

Continua a leggere

Sismabonus: qualche spiegazione dedicata a chi abita gli edifici (colloquio con Alessandro Grazzini)

I problemi legati alla pandemia Covid-19 hanno messo in secondo piano quelli legati alla sicurezza sismica. Tuttavia, in modo apparentemente sorprendente il Governo ha deciso di sostenere l’iniziativa del Sismabonus aumentando addirittura al 110% il valore del contributo dello Stato sotto forma di credito di imposta, abbassando il periodo di recupero del credito e agevolando la possibilità di cederlo a banche o imprese che possono farsi promotori delle ristrutturazioni.
L’iniziativa del Sismabonus nacque quando un Governo – come vedremo – cercò di rendere operativo il concetto secondo il quale è meglio spendere soldi per ridurre i danni piuttosto che per ripararli; ma, e questa fu la novità, introdusse il concetto che il problema non riguarda solo lo Stato, ossia la collettività, ma anche – almeno in parte – i proprietari. Da questo concetto, semplificando, proviene il Sismabonus.
La comunicazione al pubblico su questo argomento non è mai stata molto dettagliata. Vi sono molti articoli tecnici che ne parlano, ma è difficile trovare materiale che spieghi in modo chiaro i vantaggi. Spesso i proprietari di casa si affidano agli ingegneri in un modo simile a come un malato si affida al chirurgo che gli consiglia la soluzione migliore, che poi la praticherà nei fatti. Ora, un paziente non deve certo studiare medicina per capire ma è giusto che richieda qualche spiegazione e qualche alternativa. Questo dovrebbe avvenire anche nel caso del Sismabonus.

Ne parliamo oggi con Alessandro Grazzini, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale Edile e Geotecnica del Politecnico di Torino, esperto in consolidamento e miglioramento sismico degli edifici storici in muratura, che ha scritto diversi interventi in materia che vengono ripresi nelle sue risposte. Alla formulazione delle domande ha contribuito Carlo Fontana.
Continua a leggere

Paolo Scandone: uno dei “Grandi” del Progetto Finalizzato Geodinamica e del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (di Massimiliano Stucchi e Dario Slejko)

Quattro anni fa ci ha lasciati Paolo Scandone, una figura centrale nello sviluppo della geologia e delle ricerche nel settore della difesa dai terremoti in Italia a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Lo ricordano qui Massimiliano Stucchi e Dario Slejko i quali con Paolo – tra le altre cose – misero le basi per una delle prime valutazioni di stampo moderno della pericolosità sismica del territorio italiano.
Lo ricordano con il rammarico che riconoscimenti e belle parole andrebbero offerti alla persona cui sono destinati quando la persona stessa è ancora in vita e li può apprezzare.

MS. Ho conosciuto Paolo Scandone all’avvio del Progetto Finalizzato Geodinamica (PFG) del CNR, nel 1976. Era responsabile del Sottoprogetto “Modello Strutturale”, al quale contribuivano moltissimi geologi di numerose università e istituti di ricerca. Era una persona dotata di notevole carisma e al tempo stesso di grande umanità, con il quale veniva istintivo cercare il dialogo e il confronto su temi scientifici, politici e più in generale della vita. Continua a leggere

Qualche riflessione su Covid19 e Giustizia (colloquio con Alessandra Stefàno e Cecilia Valbonesi)

L’argomento di questo colloquio esce alquanto dai temi di interesse di questo blog. Tuttavia presenta sia elementi novità, sia qualche elemento di vicinanza con i temi sismici. Per parlarne abbiamo pensato a un colloquio con due avvocati penalist, con la cui esperienza questo blog ha già interagito. Entrambe hanno risposto in modo indipendente alle stesse domande.

 Alessandra Stefàno (nel seguito AS) è avvocato penalista del Foro di Pavia: ha fatto parte del collegio di difesa degli imputati al Processo “Grandi Rischi”. Su questo blog è stata intervistata sul tema “Il “nesso causale” nel cosiddetto processo alla “Commissione Grandi Rischi”
https://wordpress.com/post/terremotiegrandirischi.com/400

Cecilia Valbonesi (nel seguito CV) è Dottore di ricerca in Diritto penale presso l’Università degli Studi di Firenze e Avvocato del Foro di Firenze. Per motivi scientifici ha seguito e commentato il cosiddetto processo alla “Commissione Grandi Rischi”. Su questo blog è stata intervistata riguardo alla vicenda processuale alla prova del romanzo. Luci e ombre del volume “La causalità psichica nei reati colposi” di Marco Billi.
https://wordpress.com/post/terremotiegrandirischi.com/1303 Continua a leggere

Norme tecniche per le costruzioni, modelli di pericolosità sismica e sicurezza degli edifici (colloquio con Antonio Occhiuzzi)

Anche se l’interesse maggiore di questi tempi è ovviamente per l’emergenza Covid, abbiamo ritenuto utile proporre una interessante analisi sul problema della sicurezza sismica degli edifici in relazione alle norme tecniche e ai modelli di pericolosità sismica.

Antonio Occhiuzzi, napoletano e tifoso del Napoli, è professore di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università Parthenope. E’ laureato in ingegneria a Napoli e al MIT di Boston, ha un dottorato di ricerca in ingegneria delle strutture, materia cui si dedica da sempre.
Dal 2014 dirige l’Istituto per le Tecnologie della Costruzione (ITC), ossia la struttura del CNR che si occupa di costruzioni, con sedi a Milano, Padova, L’Aquila, Bari e Napoli.

Caro Antonio, tempo fa avevi commentato un mio post di risposta a un articolo dell’Espresso in cui veniva riproposta, come avviene periodicamente, la questione del superamento dei valori di progetto in occasione dei terremoti recenti e, di conseguenza, la presunta fallacia dei modelli di pericolosità e delle normative basate su di essi, quasi che entrambi fossero responsabili dei crolli e delle vittime. https://terremotiegrandirischi.com/2019/08/27/la-colpa-e-dei-modelli-di-pericolosita-sismica-di-massimiliano-stucchi/

Poichè in questa problematica si intrecciano aspetti sismologici e ingegneristici, ti ho invitato a approfondire la tematica. Continua a leggere

Parlare di terremoti e di pericolosità sismica, oggi?

Meglio di no, certo. Ci sono ben altri problemi, oggi; anche se, inevitabilmente, qualcuno azzarda paragoni con l’epidemia, a volte azzeccati, a volte maldestri.
Anche la puntata di “Presa Diretta”, che doveva continuare l’opera di critica nei confronti del modello di pericolosità sismica adottato dalla Normativa Tecnica per le Costruzioni, già rinfocolata da L’Espresso lo scorso agosto e ripresa addirittura da una indagine della Corte dei Conti (!), è stata rinviata.

Rimandare alla fase 2? La fase 3? Ma quando comincia la fase 2, e soprattutto come sarà questa fase 2? Molti si ingegnano a cercare il “picco” attraverso modelli più o meno complessi, che cercano di utilizzare dati abbastanza farlocchi. Altri protestano perché non viene spiegata in dettaglio la fase 2; altri ancora se la prendono con i “trasgressori” del lockdown, che impediscono la discesa della curva. Si aprono inchieste, giuste ma forse non prioritarie, quando si pensa ai degenti del Triulzio o di altre RSA ancora vivi, da proteggere (vogliamo parlare di che cosa si fa per loro, oggi?).

E da parte dei media continua, imperterrita, la ricerca del parere degli esperti, più spesso per evidenziare eventuali disaccordi che non per fornire al pubblico elementi di informazione e di conoscenza. Come nel caso di terremoti, appunto.

Nell’autunno scorso, con Carlo Meletti, avevamo scritto un articolo che voleva fare il punto sul modello di pericolosità sismica MPS04 e cercava di smontare bufale e fake news in proposito.
Anzi, cercava di fare di più: di ragionare sul problema.

Questo articolo sta per essere pubblicato sul prossimo numero di “Progettazione Sismica”, che ringrazio per aver reso disponibile una preview al seguente link

https://drive.google.com/file/d/1bFNXPSqZL2K6I6njQJlFy9tu_a7EyJDe/view

Ho pensato di renderlo disponibile comunque.

In aggiunta, succede che mercoledì 15 aprile, alle ore 12, parlerò proprio di questi temi nel corso di un Webinar organizzato dalla Università di Camerino, in particolare da Emanuele Tondi, che è anche direttore della locale sede INGV.

Doveva essere un seminario per studenti, in loco: le circostanze l’hanno trasformato in un webinar aperto a tutti, che potrà essere seguito da questo link

https://unicam.webex.com/meet/emanuele.tondi

Niente di speciale, cose forse già dette. Per studenti che vogliono continuare a studiare, capire e prepararsi alle prossime fasi.

Gravimoti: la discussione continua (di Patrizio Petricca e Giuseppe De Natale)

Patrizio Petricca (Università Sapienza, Roma). Caro Gianluca, grazie per questa tua intervista che alimenta la discussione alla base della ricerca scientifica, importante sia tramite canali ufficiali (le riviste peer-reviewed) che, in qualche modo, su blog come questo. Condivido ciò che dice nel suo commento Giuseppe De Natale, che riprende un concetto di Popper, ovvero che la Scienza progredisce attraverso nuove proposte che spingono la comunità scientifica a chiarire meglio i concetti ed a trovare precisamente gli errori. Vedo con soddisfazione che l’argomento genera interesse e spero che in futuro il modello venga confutato o confermato da nuovi studi.

Continua a leggere

Gravimoti: altri commenti (di Giuseppe De Natale e Roberto Devoti)

Continua a leggere

Enzo Boschi, un anno dopo (colloquio fra Massimiliano Stucchi e Tullio Pepe)

Introduzione. Da un anno Enzo Boschi non è più con noi, e già questo sembra un paradosso: quando gli si parlava, il futuro sembrava sempre molto vicino, tutto sembrava possibile, in una vita abbastanza “spericolata” che sembrava comunque praticamente illimitata, come la crescita dell’ING prima e dell’INGV poi, attraverso lo sfruttamento delle occasioni che si presentavano (terremoti, eruzioni) e l’impegno consapevole di gran parte dei ricercatori che ne avevano beneficiato. Continua a leggere