Verso la Cassazione (Massimiliano Stucchi)

L’udienza del processo “Grandi Rischi” è stata fissata per il 19 novembre p.v.

Agli occhi dei più, il ricorso del Procuratore Generale di L’Aquila, Romolo Como, presentato il 13 marzo 2015, si presenta abbastanza debole, riproponendo in larga parte concetti e argomenti già sconfitti dalla sentenza di appello (Il ricorso verrà analizzato in un prossimo post). Il succo della richiesta del PG è di annullare la parte di sentenza di appello che assolve gli imputati Barberi, Boschi, Selvaggi, Calvi, Eva e Dolce, che nella vicenda avrebbero avuto – secondo lui – lo stesso ruolo di De Bernardinis (e quindi meriterebbero la stessa condanna, sembrerebbe lecito ipotizzare). Il fatto è che per annullare quella parte di sentenza occorrerebbe dimostrare inconsistente tutta la analisi che la sostiene, cosa che al PG – nelle 20 pagine di ricorso – non riesce proprio. Un avvocato di parte civile sostiene che sia comunque già positivo il fatto che il ricorso sia stato ammesso.

Nel periodo successivo alla sentenza di appello e alla pubblicazione delle motivazioni si sono avute alcune reazioni, anche se in misura minore rispetto alla sentenza di primo grado. Secondo il copione tipico della informazione nostrana, infatti, ha fatto più notizia l’incriminazione e la condanna degli scienziati che non la loro assoluzione. Il fronte colpevolista, che comprendeva gran parte dei media, ha incassato il colpo senza dedicare troppo spazio alla questione e, ovviamente, senza rivedere di una sola riga le proprie argomentazioni di allora. Il processo continua a essere chiamato “processo alla Commissione Grandi Rischi”, quando la sentenza di appello conferma – come dimostrato da altri in precedenza – che il processo NON era alla suddetta Commissione, con buona pace delle arrampicate sui vetri del PM di primo grado per cercare di dimostrarlo. Un antropologo si è impegnato a fondo, sul proprio blog, in dissertazioni sismologiche; una senatrice PD ha annunciato l’intenzione di promuovere una Commissione Parlamentare di inchiesta (non abbiamo traccia di questa iniziativa); un giornalista ha pubblicato una vignetta di dubbio gusto chiosando il termine “il fatto non sussiste” (si veda un commento in questo blog). La battuta è stata poi ripresa a L’Aquila in occasione dell’anniversario del terremoto.

In maggio è uscito il volume “Terremoti, comunicazione, diritto”, curato da A. Amato, A. Cerase e F. Galadini, che propone una ventina di contributi di diversa estrazione disciplinare.

http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_Libro.aspx?ID=22684&Tipo=Libro&vedi=ebook&titolo=Terremoti%2C+comunicazione%2C+diritto.+Riflessioni+sul+processo+alla+%22Commissione+Grandi+Rischi%22.

A seguito della presentazione del volume nel corso di un programma RAI, un gruppo di irriducibili colpevolisti ha promosso un blog, il cui indirizzo web richiama quello di questo blog (un caso, sicuramente….) ed il cui titolo è “Grandi rischi, grandi bugie – Osservatorio permanente sull’informazione sul processo alla Commissione Grandi Rischi”. Va da sé che l’evento è stato pubblicizzato da “Lettera 43”, roccaforte del portavoce della associazione ISSO (International Seismic Safety Organization), che ha sede ad Arsita (Teramo) presso lo studio di uno degli avvocati di parte civile. Certo, di lavoro per i blogger ce ne sarebbe molto se volessero raccogliere tutte le bugie scritte sulla vicenda, a cominciare da quelle pervicacemente proposte dai colpevolisti. Una fra queste – ma solo una – è il fatto che L’Aquila sia stato declassificato da prima a seconda categoria sismica (quando? L’Aquila è sempre stata in seconda categoria (http://zonesismiche.mi.ingv.it/documenti/Pericolo_aq_090416.pdf), autentica leggenda metropolitana che continua a circolare anche su pubblicazioni scientifiche internazionali.

Nel frattempo, il 16 settembre si terrà l’udienza preliminare del processo a G. Bertolaso (Capo della Protezione Civile all’epoca del terremoto), indagato per le stesse accuse rivolte ai sette imputati [nota: l’udienza è stata rinviata al 29 ottobre].
Dopo due richieste di archiviazione (sic!) da parte del PM Picuti, respinte dal giudice per le indagini preliminari, nei mesi scorsi la Procura Generale ha avocato a sé l’indagine, dividendola in due tronconi: il PG Como, cui è stata affidata l’inchiesta, ha chiesto per Bertolaso l’archiviazione dall’accusa di aver contribuito a causare la morte di alcune vittime del sisma del 6 aprile 2009, da un lato, e il rinvio a giudizio per aver determinato altri decessi, dall’altro.

Uno degli aspetti più rilevanti della vicenda, almeno a livello sociale, riguarda il fatto che a L’Aquila, a causa della sequenza sismica, sarebbe aumentato il rischio sismico (ho discusso di questo tema nel volume citato più sopra), e che quindi si sarebbe determinata una situazione di emergenza che prima non c’era (ovviamente questo viene affermato dopo che c’è stato il terremoto). Su questo aspetto, già trattato in questo blog, si sono scritti fiumi di parole da parte di esperti (o meno) di comunicazione. Si arriva a ipotizzare quindi periodi di “pace”, codificati con colore verde, e periodi di “emergenza”, codificati con colori caldi. Purtroppo questa impostazione, presa a prestito da altre situazioni, quali ad esempio i vulcani, è fortemente ingannevole per i terremoti: siamo sempre in emergenza, codice rosso, occorre metterselo in testa.

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