Enzo Boschi e il Foglietto: una storia da raccontare. Colloquio con Adriana Spera e Rocco Tritto

In questi giorni ricorre il terzo anniversario della scomparsa di Enzo Boschi. Questo blog ha ospitato diversi suoi contributi e commenti, oltre che i ricordi lasciati da amici e colleghi.
Quest’anno abbiamo pensato di ricordare alcune vicende che lo hanno coinvolto dopo il termine della presidenza dell’INGV e dopo il pensionamento.
Il primo colloquio riguarda la sua lunga collaborazione con il “Foglietto della Ricerca”, che mantiene online, in bella evidenza, la sezione denominata “L’angolo di Boschi”, di cui si parla più sotto.
Da questa sezione abbiamo tratto l’icona dell’INGV, quale è rimasta fino al 2017. Boschi spiega le sottili e meditate ragioni di quel logo, successivamente semplificato fino ad apparire ai suoi occhi una sorta di “pallone da spiaggia”, nel post

https://ilfoglietto.it/l-angolo-di-boschi/5575-il-logo-dell-invg-e-la-tettonica-a-placche


Il “Foglietto della Ricerca”, settimanale on line fondato nel 2004 da Adriana Spera, che ne è direttrice responsabile, e da Rocco Tritto, per oltre un quarto di secolo segretario nazionale del sindacato Usi-Ricerca (che è editore dello stesso Foglietto), entrambi funzionari dell’Istat ora in quiescenza, che per 18 anni ha dedicato migliaia di articoli al variegato mondo della Ricerca ed anche dell’Università.

Come nacque la collaborazione di Boschi al Foglietto?

All’indomani del terremoto di L’Aquila del 6 aprile 2009 e delle vicende giudiziarie che ne seguirono, che lo videro ingiustamente accusato di omicidio colposo plurimo, Boschi cadde in uno stato di profonda prostrazione. In molti gli voltarono le spalle, in gran parte persone che riteneva amiche e che forse tanto, se non tutto, gli dovevano, sposando evidentemente la tesi, accolta nel primo grado di giudizio, conclusosi il 22 ottobre 2012 con la sentenza di condanna a 6 anni di reclusione, ma travolta sia in appello (10 novembre 2014) che innanzi alla Suprema Corte di Cassazione (21 novembre 2015). Ritenendo prive di consistenza le accuse mossegli – sia alla luce della normativa vigente, che demandava la comunicazione alla Protezione Civile, sia tenuto conto che Boschi, come confermato in dibattimento dal Sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente, durante la riunione della Commissione Grandi Rischi incriminata, non aveva affatto tranquillizzato, anzi aveva lanciato l’allarme sui rischi derivanti dalle continue scosse telluriche che da mesi si ripetevano in città – il nostro giornale invitò, con rispettosa insistenza, l’ex presidente dell’INGV a scrivere degli articoli a tema libero per il Foglietto.
Solo a distanza di molti mesi dalla sentenza di condanna emessa dal Tribunale di L’Aquila, egli ci comunicò la sua disponibilità.

In quale arco di tempo si svolse la collaborazione? quanti pezzi scrisse?

Il primo editoriale di Enzo Boschi apparve sul Foglietto, dopo la sosta estiva, sul numero del 3 settembre 2013; l’ultimo, il 20 settembre 2018, tre mesi prima della sua prematura scomparsa. Complessivamente, nell’arco di 5 anni, per il nostro giornale Boschi scrisse 217 articoli.

Era principalmente Boschi che sceglieva gli argomenti, oppure ci sono state sollecitazioni di qualche tipo?

Nessuna sollecitazione, gli argomenti degli editoriali che settimanalmente ci proponeva venivano scelti da lui e, una volta pubblicati sul Foglietto, raccolti nella rubrica “L’angolo di Boschi”.

E’ possibile suddividere in sub-categorie gli argomenti trattati, e dare le relative percentuali?

Crediamo di no, perché gli editoriali di Boschi erano a tema libero, anche se con prevalenza scientifica.

Una delle caratteristiche degli interventi di Boschi era la franchezza del linguaggio, a volte anche aspro. Immagino che abbiate avuto il vostro bel da fare per rendere pubblicabile qualche pezzo…..

Quando il 3 settembre del 2013 comunicammo ai nostri lettori che Enzo Boschi entrava a far parte della famiglia dl Foglietto, egli ci pregò di aggiungere questa sua dichiarazione:

Ringrazio Il Foglietto per questa opportunità. Parlerò di cose che conosco: di Geofisica e di coloro che la fanno, principalmente. Ma anche di altro. Esprimerò le mie opinioni, consapevole di poter sbagliare e sempre pronto a ricredermi e a scusarmi”

I suoi articoli, che abbiamo avuto il privilegio di leggere in anteprima, sì a volte contenevano qualche espressione “forte”, che forse avrebbe potuto urtare la suscettibilità di qualche personaggio con la coda di paglia. Ma, quando glielo facevamo notare, non faceva resistenza alcuna ed era semplice per tutti trovare un sinonimo più elegante e, spesso, più efficace.
E poi dai suoi articoli c’era sempre qualcosa da imparare, come accade solo quando a scrivere sono degli scienziati veri.

Sentite la mancanza di Boschi?

Sì, enormemente. Ci mancano innanzitutto le sue telefonate quotidiane, che puntualmente iniziavano con uno stentoreo “Come va?”, cui seguivano i suoi lucidi e quasi sempre condivisibili commenti sui fatti del giorno. Tra noi e Boschi si era solidificato un rapporto di grande stima reciproca, per non dire di amicizia, che derivava da quanto accadde al nostro primo incontro, in occasione di una trattativa sindacale, quando provò ad offrirci un caffè e si sentì rispondere: “Grazie, ma dalla controparte neppure un bicchiere d’acqua”. Dai successivi incontri sindacali, il caffè lo prendemmo al bar dell’ente, ma abbiamo sempre preteso, nonostante le sue resistenze, di essere noi a pagare.

Da parte nostra, la grande stima nei suoi confronti nacque nel 2007 quando, ancora al vertice dell’Ingv, unico presidente nel variegato mondo della ricerca – un universo sempre pronto a denunciare la penuria di finanziamenti – ci chiamò al sindacato (Usi Ricerca, ndr) per chiederci di suggerirgli una soluzione per cercare di agevolare il processo di stabilizzazione del personale precario presente nell’ente, problema che gli toglieva letteralmente il sonno e lo faceva soffrire. Nonostante i blocchi di legge, che si perpetuavano da anni, che impedivano l’ampliamento della pianta organica e, quindi, le assunzioni, riuscimmo a condurre in porto, per una decina di assegnisti, grazie anche ai nostri legali, una storica conciliazione innanzi alla Direzione Provinciale del Lavoro, a costo zero per l’ente, che a distanza di tempo ha permesso la stabilizzazione degli stessi.
L’operazione, incredibilmente, venne aspramente contrastata e condannata da talune sigle sindacali.

La rubrica “L’angolo di Boschi” è tutt’ora presente sul sito del Foglietto. Immagino che vi siano ancora accessi giornalieri. E’ così?

Certamente. Come abbiamo scritto in passato, i 217 editoriali scritti dal professor Boschi per Il Foglietto rappresentano un “unicum”, un vero e proprio “tesoretto” che appartiene a tutti e che continueremo per sempre a mettere a disposizione di tutti. Mentre lui, il grande e insuperato geofisico, continuerà ad essere nei nostri cuori e nei nostri indelebili ricordi. 

https://ilfoglietto.it/l-angolo-di-boschi

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