Verso il nuovo modello di pericolosità sismica per l’Italia (colloquio con Carlo Meletti)

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https://terremotiegrandirischi.com/2018/07/03/towards-the-new-seismic-hazard-model-of-italy-interview-with-carlo-meletti/

Nel 2004 un piccolo gruppo di ricerca, coordinato da INGV, rilasciò la Mappa di Pericolosità Sismica del territorio italiano (MPS04), compilata secondo quanto prescritto dalla Ordinanza n. 3274 del Presidente del Consigli dei Ministri (PCM) del 2003. La mappa doveva servire come riferimento per le Regioni, cui spetta il compito di aggiornare la classificazione sismica dei rispettivi territori. La mappa fui poi resa “ufficiale” dalla Ordinanza n. 3519 del Presidente del Consiglio dei Ministri (28 aprile 2006) e dalla conseguente pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (n. 108 del 11 maggio 2006).
Nel seguito, utilizzando lo stesso impianto concettuale, alla mappa furono aggiunti altri elaborati che andarono a costituire il primo modello di pericolosità sismica per l’Italia. In particolare per la prima volta furono rilasciate stime per diversi periodi di ritorno e per svariate accelerazioni spettrali. Questo modello divenne poi la base per la normativa sismica contenuta nelle Norme Tecniche 2008 (NTC08), divenute operative nel 2008 ed è stato adottato anche dalle Norme Tecniche 2018.
Caratteristiche e vicende legate al successo di MPS04 sono descritte, tra l’altro, in due post di questo blog: 

https://terremotiegrandirischi.com/2016/09/26/che-cose-la-mappa-di-pericolosita-sismica-prima-parte-di-massimiliano-stucchi/

https://terremotiegrandirischi.com/2016/10/05/la-mappa-di-pericolosita-sismica-parte-seconda-usi-abusi-fraintendimenti-di-massimiliano-stucchi/

Come avviene in molti paesi sismici, da qualche anno un gruppo di ricerca sta compilando un nuovo modello di pericolosità, che utilizzi dati e tecniche aggiornate.
Massimiliano Stucchi ne discute con Carlo Meletti il quale, dopo aver contribuito in modo importante a MPS04, coordina la nuova iniziativa attraverso il Centro di Pericolosità Sismica dell’INGV.

MPS04, pur compilata abbastanza “di fretta” per soddisfare le esigenze dello Stato, ha avuto un notevole successo, sia in campo tecnico-amministrativo sia – dopo qualche anno – a livello di pubblico. Che cosa spinge alla compilazione di un nuovo modello?

C’è la consapevolezza che dopo oltre 10 anni siamo in grado di descrivere meglio la pericolosità sismica in Italia. Un modello di pericolosità è la sintesi di conoscenze, dati e approcci disponibili al momento della sua compilazione. Nel frattempo abbiamo accumulato tantissimi dati nuovi o aggiornati (non solo un importante revisione del catalogo storico dei terremoti, ma anche del database delle faglie e sorgenti sismogenetiche, nonché tutte le registrazioni accelerometriche dei terremoti forti italiani degli ultimi 10 anni).
Abbiamo pertanto ritenuto di dover verificare quanto cambia la definizione della pericolosità. E’ una prassi normale nei paesi più evoluti (ogni 6 anni negli Stati Uniti, ogni 5 in Canada, ogni 10 in Nuova Zelanda). Noi siamo partiti da un’esigenza di tipo scientifico, ma anche il Dipartimento della Protezione Civile ha sostenuto questa iniziativa per verificare il possibile impatto sulla normativa sismica (classificazione dei comuni e norme per le costruzioni).

Ci puoi riassumere brevemente le fasi di questa nuova iniziativa e anticipare, se possibile, la data di rilascio nel nuovo modello?

Abbiamo iniziato a metà 2015 e intendevamo chiudere in 2 anni. Però il nostro intento era molto ambizioso e, per esempio, abbiamo coinvolto una comunità scientifica molto ampia (stimiamo in circa 150 il numero di ricercatori che, a vario titolo, hanno partecipato). Anche il numero di attività che abbiamo previsto era molto ampio, in quanto volevamo essere sicuri di non trascurare alcun aspetto fondamentale per la stima della pericolosità. Ovviamente l’intenzione era quella di confermare l’Italia allo stesso livello dei paesi più all’avanguardia a livello mondiale. Questo ha comportato un allungamento dei tempi rispetto alla previsione iniziale; lo stesso Dipartimento della Protezione Civile ha ritenuto più importante privilegiare la qualità del modello rispetto al tempo necessario per ottenerlo, visto che comunque intanto il modello MPS04 è considerato ancora affidabile.
In parte ha contribuito all’allungamento dei tempi la continua interazione con la Commissione Grandi Rischi, che ha valutato in corso d’opera i primi risultati, suggerito modifiche, chiesto via via nuove verifiche. Ora pensiamo di essere davvero vicini alla conclusione e di poter chiudere entro la fine del 2018.

Ci puoi anticipare, sia pure senza entrare in dettaglio, se vi saranno delle novità importanti nella distribuzione della pericolosità sismica?

In generale c’è la tendenza ad avere valori di accelerazione più elevati rispetto alle stime del passato. Questo è un fenomeno che si osserva a scala mondiale e dipende dal fatto che l’aumento e la densità delle stazioni sismiche ha fatto sì che, per tutti i grandi terremoti (anche in Italia), stazioni poste nelle vicinanze delle faglie abbiano registrato accelerazioni mai osservate prima. Di conseguenza sono stati aggiornati i modelli di attenuazione del moto del suolo, che adesso restituiscono accelerazioni più elevate rispetto ai modelli utilizzati in passato. Questa è una delle novità più importanti, prodotta dal miglioramento dei dati disponibili, in questo caso le registrazioni accelerometriche.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica, rispetto al modello del 2004 le aree ad alta pericolosità sismica (il Friuli, tutta la catena appenninica fino alla Calabria) saranno più ristrette e concentrate sulle strutture sismogenetiche responsabili dei terremoti più forti. Invece, alcune aree, in particolare del Sud Italia, potrebbero risultare un po’ meno pericolose di quanto noto finora, a causa dei molti dati rivisti, tra l’altro sulla sismicità del passato. E’ un aspetto che stiamo verificando con attenzione proprio in queste settimane.

Il nuovo modello segue, come il precedente e come la stragrande maggioranza dei modelli a livello mondiale, l’approccio probabilistico. Ci puoi riassumere le ragioni di questa scelta?

Non esiste una pericolosità sismica “unica”, ma a seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare può essere opportuno usare indicatori diversi. L’approccio probabilistico offre la stima di valori di scuotimento attesi per probabilità da molto alte a molto basse (che per semplificare, è come dire da frequenti a rari). La scelta del parametro da utilizzare per le costruzioni non riguarda il calcolo della pericolosità; riguarda piuttosto il livello di sicurezza che si vuole assicurare a persone ed edifici e spetta al legislatore, anche perché significa quanto si vuole investire economicamente in sicurezza. Al contrario, l’approccio deterministico, quello che definisce gli scenari di scuotimento per i massimi eventi, fornisce di fatto un unico parametro estremo, relativo a un evento che potrebbe anche non verificarsi mai. Per la progettazione di edifici potrebbe risultare troppo oneroso, come hanno ben spiegato anche in questo blog i colleghi ingegneri.

Dopo ciascuno dei terremoti più recenti, alcune voci si sono levate per sostenere che la “mappa” MPS04 “sottostimerebbe” la pericolosità sismica per svariate ragioni (approccio, modelli e dati utilizzati, etc.). Alcune di queste voci hanno usato argomenti chiaramente fallaci, ad esempio non considerando il tipo di suolo; altre si sono limitate a considerare solo la classica “mappa”, mentre il modello MPS04 offre una varietà di valutazioni della pericolosità sismica che si prestano a analisi più meditate. E’ così?

Se vuoi le critiche sono la dimostrazione del “successo” di MPS04. E’ diventato un elaborato popolare, molto diffuso in rete, mostrato ogni volta che si parla di terremoti in Italia. Parte delle critiche derivano – in parte – anche dalla nostra scarsa capacità di comunicare cosa rappresentano esattamente i valori e quindi i colori della mappa (accelerazione orizzontale su suolo rigido e orizzontale, con una certa probabilità di essere superata in 50 anni; non è il valore massimo possibile!). Dall’altra parte ci sono commentatori e colleghi che devono attaccare il modello MPS04 solo perché non lo hanno fatto loro. Nella stragrande maggioranza dei casi vengono usati argomenti errati o in malafede, oppure argomenti che dimostrano di non capire il concetto di probabilità. Peraltro, quando uscì MPS04 fu accusata di proporre valori troppo alti; dopo i terremoti forti degli ultimi 10 anni, viene accusata di sottostimare. Che si decidano!

Vale anche la pena di ricordare che un modello probabilistico non si valuta dopo un singolo evento, ma dopo un periodo di tempo significativo in cui si confrontano tutti gli eventi accaduti con le stime del modello. Infine, ricordo anche che il modello attuale presenta oltre 2000 parametri diversi per ogni sito, proprio per descrivere al meglio la pericolosità, ma si guarda sempre e solo ad un unico dato (il 10% in 50 anni).

In sostanza, a me sembra che a volte si tenda – addirittura – a attribuire la causa di alcuni crolli alle valutazioni di pericolosità sismica, quando in discussione dovrebbe esserci le modalità di costruzione e, magari, l’adozione – da parte dell’ingegneria – dei classici parametri di riferimento (10% di probabilità di superamento in 50 anni, spesso assunto come dogma e mai spiegato a sufficienza). Ti torna?

A dir la verità io sto ancora aspettando che qualcuno mi segnali, in Emilia o in Italia centrale, un edificio crollato che fosse stato progettato (correttamente) con le NTC08. Poi, come completamento alla risposta precedente, vorrei ricordare che il parametro PGA che si usa per rappresentare la pericolosità sismica non è usato direttamente per progettare gli edifici; cioè, non è la eventuale “bassa” PGA stimata che fa crollare gli edifici. La PGA è l’accelerazione di picco del suolo (la sigla deriva dall’inglese Peak Ground Acceleration) che si registra durante un terremoto; un parametro molto più significativo è l’accelerazione relativa a un periodo di oscillazione pari a quello proprio dell’edificio.

Per quanto riguarda i parametri, non è scritto sulla pietra che si debba usare sempre e solo il 10% di probabilità di superamento in 50 anni per gli edifici ordinari. La scelta del valore di probabilità di superamento non è dei sismologi, ma degli estensori della normativa. Negli Stati Uniti, per esempio, si prende in considerazione solo la pericolosità con il 2% di probabilità di superamento in 50 anni. Se si vuole essere più cautelativi rispetto alle scelte del passato, il normatore anche in Italia può decidere di utilizzare un periodo di ritorno più lungo e quindi parametri più severi. Peraltro, va ricordato che le prescrizioni della normativa rappresentano il valore minimo secondo il quale si deve progettare l’edificio: nessuno vieta di adottare valori di riferimento più elevati.

Il nuovo modello non si riferisce a una formale richiesta “normativa”. Puoi fare qualche previsione sul suo possibile utilizzo?

Vuole essere essenzialmente un documento scientifico aggiornato; rappresenta ciò che oggi la comunità scientifica può dire sulla pericolosità sismica in Italia. Ho insistito per far partire questo progetto proprio per dimostrare che le nostre conoscenze non sono ferme al 2004. Saremmo partiti molto prima se non fosse stato che il modello di pericolosità era stato recepito da troppo poco tempo nelle norme delle costruzioni.
Il suo utilizzo dipenderà essenzialmente dai risultati che otterremo; così è stato convenuto dalla Commissione Grandi Rischi nel 2015: si valuterà se le differenze tra il vecchio e il nuovo modello saranno così significative da giustificare la modifica dell’input per la normativa. I requisiti del nuovo modello sono stati comunque discussi e definiti con DPC e i due centri di competenza per l’ingegneria sismica, vale a dire ReLuis ed Eucentre, e con essi verrà discusso l’utilizzo futuro.

La mappa “classica” MPS04 è stata usata da molti come una descrizione “divulgativa” del pericolo sismico italiano: questo ha comportato – ad opera dei media ma non solo – diverse semplificazioni esagerate (es.: “nelle zone a bassa pericolosità sismica non si possono avere terremoti molto forti”), che sono state alla base di numerosi equivoci.
Personalmente ho sempre sostenuto che la descrizione del pericolo sismico a scopo informativo richieda numerose mappe, ciascuna dedicata a un aspetto diverso (es.: massima magnitudo, massima intensità osservata, etc.), corredate da spiegazioni ben fatte. E’ anche necessario che chi vuole informarsi o essere informato dedichi a questi aspetti il tempo e la pazienza necessari, evitando la ricerca degli “spot”.

Siamo in cammino verso questa direzione, secondo te?

Io ho sempre pensato che rappresentare la pericolosità sismica con una mappa sia stato riduttivo rispetto alla complessa articolazione del modello. Però è anche è vero che quella è la mappa stampata sulla Gazzetta Ufficiale.
Quando si guarda ad una mappa, si tende a confrontare luoghi diversi (L’Aquila sta messa peggio di Milano, per fare un esempio); viceversa qualcuno ha pensato che le aree che avevamo rappresentato con il verde e il celeste fossero esenti dalla possibilità che si verifichi un terremoto forte.
E’ difficile anche per noi, ma credo che dovremmo sforzarci di rappresentare la pericolosità con più rappresentazioni contemporaneamente. Per esempio usando di più le curve di pericolosità sismica per un singolo sito, quelle che mostrano i diversi valori di scuotimento con le diverse frequenze di superamento; oppure con mappe che rappresentino le diverse probabilità che si verifichi un certo livello di scuotimento, nelle quali si vede che la probabilità zero di avere un terremoto di fatto in Italia non esiste. Poi sicuramente aiuterebbero anche altri tipi di mappe, tipo quello della massima magnitudo, che è uno degli elementi di input per la pericolosità sismica.
Ma prima di tutto dovremmo impegnarci noi per descrivere ancora meglio e con linguaggio più semplice questo tipo di elaborati. Da questo deriverà anche il grado di accettazione del nuovo modello.

 

3 thoughts on “Verso il nuovo modello di pericolosità sismica per l’Italia (colloquio con Carlo Meletti)

  1. Max, Carlo, grazie per la chiara, utile ed informativa intervista. Confermo anche che, effettivamente, quelli che si ostinano a collegare crolli strutturali con valutazione di pericolosità sismica dicono falsità, per ignoranza e non solo. Come ho già sostenuto in questo stesso blog, e come ampiamente e facilmente dimostrato dall’ingegneria sismica, le strutture crollano per via di chiare carenze strutturali, causate o da una vecchia costruzione (quando le conoscenze ingegneristiche non erano quelle degli ultimi decenni) oppure da difetti costruttivi indotti da un atteggiamento meno attento o negligente in fase di progettazione e/o costruzione.

  2. Ho sempre pensato e continuo a pensare che rappresentare la pericolosità sismica con una mappa singola sia stato semplicemente geniale. Lo dimostra il grande successo mediatico che ha avuto la mappa attuale. È diventata un’icona. Non mi sono mai congratulato abbastanza con voi che l’avete realizzata. Io la considero un punto d’arrivo ed è sbagliato continuare a evidenziare difetti che non sono difetti se si guarda lo scopo e le finalità della Mappa stessa. Nessuno, specialmente fra gli amministratori regionali e comunali, potrà più dire che “non sapeva”. Non dimenticherò mai quando una giornalista di un importante quotidiano, durante un’intervista, praticamente mi accusò della tragedia di San Giuliano di Puglia perché la zona non era “classificata”. E come considerava pretestuosa e poco credibile la mia risposta che ne avevamo proposto da anni la classificazione.
    Ricorderò sempre anche l’Assessora alla Protezione Civile della “civilissima” e “avanzatissima” Regione Emilia Romagna che nel 2011 coordinò un convegno a Modena per “snellire” la nuova normativa sismica (quella conseguente alla MPS04) per “non impedire lo sviluppo economico” della Regione. E non potrò dimenticare che la stessa ineffabile Assessora nel 2013 in un convegno a Bologna sostenne che la Mappa sottovalutava la sismicità Emiliana, per difendersi dalle accuse alla Regione di aver sottovalutato la sismicità emiliana: la maggior parte delle vittime del 2012 avvennero per capannoni costruiti dopo il 2004.
    Sarebbe anche interessante raccogliere i nomi di coloro che fecero dichiarazioni tipo “io non sapevo, non potevo sapere”: personaggi che avevano e hanno responsabilità persino nell’ambito della Protezione Civile Regionale.
    A proposito che fine ha fatto la “Commissione Grandi Rischi regionale” dell’Emilia Romagna, di cui facevano parte (remunerati) “prestigiosi” ingegneri milanesi e qualche vulcanologo romano? Si impegnarono violentemente, prima del maggio 2012, a contrastare MPS04. Poi, dopo le scosse del 2012, sono scomparsi…perché? Adesso è difficile proporre le solite giustificazioni perché alla MPS04 addirittura il Corriere della Sera ha dedicato più volte un’intera pagina! E la gente non è stupida: forse non è interessata a sottili distinzioni tecniche ma ha capito benissimo come stanno le cose. È giusto che sappiano che L’Aquila è molto più pericolosa di Milano ma sa che anche a Milano si possono sentire terremoti. E che non ci sono più giustificazioni più per nessuno.
    Se l’accelerazione massima è un po’ sottovalutata…aumentatela di un 10-15% ovunque. Ma assolutamente non proponete una nuova mappa o addirittura più mappe. Una nuova mappa o addirittura più mappe forniranno di nuovo giustificazioni per non agire seriamente nello sviluppo della prevenzione.
    Non date retta a quello che dicono i membri della Commissione Grandi Rischi dove da anni non ci sono sismologi esperti e neanche a quello che dicono alla Protezione Civile, dove la pericolosità sismica è gestita da pseudoesperti frustrati che non sono riusciti a fare una carriera scientifica e, per quanto si agitino, restano funzionari statali. Rispettabili ma che “fanno carriera” secondo “regole” lontane dal mondo della ricerca.
    Già immagino anzi prevedo le “sagge” e profonde risposte che darete a queste mie osservazioni, ammesso e non concesso che le leggerete. Ciononostante, senza polemica, ricordo che tanti anni fa imposi la pubblicazione del catalogo storico dei terremoti italiani e contribuiì a far sì che si arrivasse a un catalogo unico condiviso. Altrimenti tuttora ci sarebbero due cataloghi separati e misteriosi. La considero una delle mie azioni più astute, benché poco appariscente, seconda solo alla pubblicazione della Mappa sulla Gazzetta Ufficiale. Sia chiaro: molti hanno partecipato in maniere determinanti ma rivendico le condizioni iniziali e al contorno (anzi ai contorni).
    Vi appaio poco modesto? Pazienza! Anch’io, nel mio piccolo, ho bisogno di sentirmi utile. Tenete conto che l’attuale direttrice generale INGV l’anno scorso mi denunciò alla Corte dei Conti perché a suo dire avevo commesso un illecito nel tentativo di risolvere il problema della sezione di Pisa dove opera il bravo Meletti. Avrei dovuto rimborsare l’INGV di ben 360.000 euro. Lunedì 2 luglio 2018 la Corte dei Conti mi ha informato che il procedimento è stato archiviato: cosa molto rara perché normalmente si viene processati non essendoci alla Corte il GIP. Questo per dire quanto erano pretestuose le accuse contro di me. Ovviamente e necessariamente la direttrice generale opera su indicazione del presidente e dei consiglieri d’amministrazione dell’INGV. Gente che conosco bene e so che con quale facilità sono passati a credere che in fondo un terremoto è un fenomeno di subsidenza. Un gravimoto. Colpisce che nessuno, assolutamente nessuno, ha mostrato neanche un timido segno di contrarietà a un’accurata tanto ridicola.
    Ormai all’INGV è passata l’idea che la Sismologia fisica è troppo piena di matematica e quindi noiosa mentre è bella la “geologia del terremoto” che consente gite e passeggiate in luoghi molto belli degli Appennini (il recente terremoto di Casamicciola è solo una seccatura!) e tante chiacchiere senza fine.
    Con queste premesse sarà difficile che la nuova mappa possa essere presa seriamente in considerazione: basta guardare il nuovo logo dell’INGV dove un super gravimotone fa sì che il polo nord stia sprofondando nel mantello terrestre malgrado un branco di “ignorantoni” delle più famose Università del mondo credano che ancora sia in corso il fennoscandian uplift iniziato con la fine dell’ultima glaciazione.
    Direte che tutto questo non ha niente a che vedere con Tegris e con la Mappa e sospetto che questo mio testo non verrà pubblicato. Invece c’entra moltissimo! È l’ignoranza sismologica e geofisica che ha provocato tanti problemi e tante vittime durante la nostra storia. La Sismologia e la Vulcanologia fisica non sono mai esistite nei tanti corsi di Geologia italiana. Lo sviluppo dell’ING e poi dell’INGV ha mostrato i limiti di tali corsi e di coloro che, pieni di sussiego, li tengono. Anzi ha mostrato la loro quasi inutilità. Adesso si sta rinormalizzando tutto! Tenete presente che la notte del terremoto ischitano sono intervenute una dozzina di “ricercatori”, nessuno di questi con reali competenze sismologiche. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Quattro giorni per avere la valutazione ufficiale e dei parametri del terremoto e un mentecatto che il giorno dopo il terremoto mostrava in TV una faglia, opportunamente dipinta di rosso, in mezzo al mare!
    Insomma non si può credere che una mappa o addirittura un insieme di mappe che esce da un istituto simile non possa essere fortemente criticata. A priori.

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