Il ruolo dei tecnici nell’emergenza post-sisma: l’importanza della cultura della prevenzione sismica nella formazione scolastica e universitaria (di Michele Galizia)

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo sul tema delle verifiche degli edifici a seguito di un terremoto

Michele Galizia si è laureato in ingegneria civile edile a Padova nel 1980. E’ stato allievo del prof. Alberto Bernardini, il coordinatore del Gruppo di lavoro, costituito dal Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti del CNR e dal Servizio Sismico Nazionale del Dipartimento della Protezione Civile, che ha redatto la prima scheda AeDES (Agibilità e Danno Emergenza Sismica) dopo 3 anni di lavoro nel 2000. Ha esercitato la libera professione a Padova e a Venezia.
Come ingegnere volontario ha effettuato le verifiche degli edifici colpiti dal sisma in Irpinia nel 1980, in Abruzzo nel 2009, in Emilia nel 2012 e in Centro Italia nel 2016 e 2017.
Dalla primavera 2021 è in pensione.

Il rischio sismico in Italia è elevato e diffuso.
I recenti e devastanti terremoti che hanno colpito l’Abruzzo nel 2009, l’Emilia nel 2012 e il Centro Italia nel 2016 hanno causato danni elevati a territori molto vasti, con decine di Comuni colpiti, centinaia di morti e decine di migliaia di cittadini coinvolti.
Sono ingegnere civile edile e ho fatto le verifiche degli edifici colpiti dal sisma in Irpinia nel 1980, in Abruzzo nel 2009, in Emilia nel 2012 e in Centro Italia nel 2016 e nel 2017.
Durante le verifiche, a cui assistevano in sicurezza i proprietari degli edifici, ho visto nei loro volti e nelle loro parole la sofferenza e la paura causate dal terremoto. Queste persone alloggiavano temporaneamente da parenti, o nella seconda casa lontana dalla zona colpita, o in albergo oppure in tenda. Dai loro sguardi e dalle loro parole ho compreso che lasciare la propria abitazione colpita dal terremoto e iniziare una altra vita, dove si dipende in tutto e per tutto dagli altri, è una delle peggiori disgrazie che possano capitare.

Allora il compito di noi tecnici era quello di fare prima possibile la verifica dell’immobile, mediante la compilazione della scheda AeDES (Agibilità e Danno Emergenza Sismica, https://tegris2013.files.wordpress.com/2022/03/scheda-aedes.pdf), per stabilire se era agibile e quindi permettere alle persone di tornare alle loro abitazioni e a una vita normale, oppure inagibile o agibile parzialmente per attivare le procedure dello Stato per ridare una abitazione a questi nostri sfortunati connazionali. In sintesi: fare presto e fare bene. E’ importante rilevare che si tratta di un compito di grande responsabilità umana e professionale, perché “La valutazione di agibilità in emergenza post-sismica è una valutazione temporanea e speditiva – vale a dire formulata sulla base di un giudizio esperto e condotta in tempi limitati, in base alla semplice analisi visiva ed alla raccolta di informazioni facilmente accessibili – volta a stabilire se, in presenza di una crisi sismica in atto, gli edifici colpiti dal terremoto possano essere utilizzati restando ragionevolmente protetta la vita umana. L’esito Agibile va scelto, quindi, se si soddisfa pienamente la precedente definizione”. In media il sopralluogo con esame visivo esterno e interno dell’edificio e la compilazione della scheda AeDES (3 pagine + 1 di istruzioni) impegnavano la squadra composta da 2 tecnici per circa 60 minuti.

In Emilia, colpita il 20 e il 29 maggio 2012, sono stati impegnati circa 1.000 tecnici volontari in turni settimanali con oltre 90.000 verifiche AeDES che hanno permesso in 10 settimane, dall’inizio di giugno ai primi di agosto 2012, di verificare tutti gli edifici colpiti dal sisma.
Dopo questa emergenza sismica nazionale, Il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, con il DPCM dell’8 luglio 2014, ha stabilito che le verifiche di agibilità (compilazione della scheda AeDES) sia compito di tecnici appositamente formati con corsi specifici a livello regionale e organizzati nel Nucleo Tecnico Nazionale.

Il DPCM nelle premesse dice: “Considerato che durante la gestione dell’emergenza post-sismica, nell’ambito delle attività di assistenza alla popolazione, è necessario effettuare speditamente il rilievo del danno e la valutazione di agibilità delle costruzioni, finalizzati al rientro tempestivo della popolazione nelle proprie abitazioni ed alla salvaguardia della pubblica incolumità, con l’obiettivo di ridurre i disagi dei cittadini e gli ulteriori possibili danni; Considerata l’esigenza, maturata in seguito agli eventi sismici degli ultimi anni, di migliorare il sistema di gestione delle operazioni
tecniche di rilievo del danno e valutazione dell’agibilità degli edifici nella fase di emergenza post-sisma, mediante la creazione di un sistema strutturato che preveda l’istituzione di un elenco di tecnici appositamente formati;…”

La prima considerazione che mi venne in mente allora fu che mancava una disposizione transitoria, da utilizzare in una emergenza sismica di rilievo nazionale come l’Emilia. Da tener presente che trattandosi di tecnici volontari, che potrebbero essere non disponibili per vari motivi (lavorativi, familiari, personali) è necessario avere una potenziale disponibilità almeno doppia di quella necessaria, quindi 2.000 – 2.500 tecnici, oltre qualche centinaio di tecnici di supporto come Data Entry. Ma sarebbero stati necessari circa 6 anni, al ritmo di 5-6 corsi con 60 partecipanti all’anno.

Il 24 agosto e il 30 ottobre 2016 c’è stato il terremoto in Italia Centrale. Il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile si è trovato con un numero insufficiente di tecnici abilitati AeDES. Nella mia Regione Veneto c’erano in totale 44 ingegneri abilitati AeDES. E coloro che non avevano potuto partecipare al corso AeDES per lo scarso numero di posti a disposizione o per impegni di lavoro, non sono stati utilizzati nella prima fase dell’emergenza. Ma le verifiche da fare erano circa 200.000 e bisognava trovare una soluzione. Mi sarei aspettato una norma transitoria che permettesse di utilizzare i tecnici che avevano fatto le verifiche AeDES in Emilia nel 2012 e in Abruzzo nel 2009.

La soluzione è stata di approvare rapidamente una nuova scheda, la FAST (Fabbricati Agibilità Sintetica post-Terremoto, ALL. 2), che poteva essere compilata da tecnici che dichiaravano ”di aver frequentato il corso AeDES oppure di aver operato come verificatore per precedenti esperienze sismiche oppure di essere esperto in ambito strutturale senza esperienza sul campo”. Da tener presente che la scheda FAST (1 pagina + 1 di istruzioni) è una sintesi della scheda AeDES con gli stessi criteri di valutazione:

” Esito FAST Finale: va scelta una sola delle opzioni riportate. Il giudizio va emesso tenendo conto che: la valutazione di agibilità in emergenza post-sismica è una valutazione temporanea e speditiva – vale a dire formulata sulla base di un giudizio esperto e condotta in tempi limitati, in base alla semplice analisi visiva ed alla raccolta di informazioni facilmente accessibili – volta a stabilire se, in presenza di una crisi sismica in atto, gli edifici colpiti dal terremoto possano essere utilizzati restando ragionevolmente protetta la vita umana. Il giudizio «Agibile» significa che a seguito di una scossa successiva, di intensità non superiore a quella per cui è richiesta la verifica, sia ragionevole supporre che non ne derivi un incremento significativo del livello di danneggiamento generale. L’esito «Edificio agibile» va scelto, quindi, se si soddisfa pienamente la precedente definizione. Invece, se le condizioni di rischio derivanti dallo stato di danneggiamento dello stesso edificio non sono considerabili basse, si opterà per l’esito «Edificio non utilizzabile».“

L’esito ‘edificio non utilizzabile’ comportava che poi l’edificio doveva ulteriormente essere verificato dai tecnici AeDES, che ne accertavano l’inagibilità totale o parziale e quindi dare inizio all’iter per la ricostruzione da parte dello Stato. In media il sopralluogo con esame visivo esterno e interno dell’edificio e la compilazione della scheda FAST impegnava la squadra composta da 2 tecnici per circa 40 minuti. Quindi centinaia di tecnici volontari, me compreso, sono state impegnate per le verifiche FAST. Se la verifica con la scheda FAST dava esito di edificio agibile il cittadino rientrava a casa e la pratica era conclusa. Se la verifica FAST dava esito di edificio non utilizzabile il cittadino restava nella soluzione abitativa provvisoria (parenti, seconda casa o albergo sulla costa marchigiana) e doveva attendere laverifica dei tecnici AeDES, a seguito della quale sarebbe iniziato l’iter della ricostruzione da parte dello Stato.
Quindi allungamento dei tempi del ritorno alla normalità e i cittadini amareggiati per il fatto che la loro abitazione non veniva verificata dai tecnici AEDES, ma dai tecnici FAST. Ho fatto 3 turni settimanali di verifica FAST in Centro Italia (dicembre 2016 nelle Marche, febbraio 2017 in Umbria e maggio 2017 nelle Marche) e in ogni turno di 30 tecnici volontari c’erano 4-6 tecnici AeDES e 24-26 tecnici FAST.
E ogni collega AeDES mi confermava che nella sua regione i tecnici AeDES erano poche decine.

La necessità di aumentare le verifiche AeDES è stata risolta in questo modo: il cittadino si doveva rivolgere ad un tecnico di sua fiducia, per la compilazione della scheda AeDES e la presentazione dell’istanza per la ricostruzione. Il costo del tecnico veniva aggiunto nelle spese rimborsate dallo Stato. Da notare che prima in tutti i terremoti tutti gli interventi di verifica di agibilità sono stati fatti da tutti i tecnici a titolo volontario e gratuito. Tanti di noi hanno anche rinunciato al rimborso delle spese dell’auto e del vitto. Da notare anche che è venuta a mancare la terzietà del tecnico, perché ai tecnici AeDES è fatto divieto, per ovvi motivi, di lavorare nella provincia dove hanno fatto le verifiche.
Questa situazione di mancanza di tecnici AeDES è continuata negli anni successivi.
Recentemente, a seguito di una circolare dell’11 novembre 2021 della STN (Struttura Tecnica Nazionale, cioè l’insieme dei Consigli Nazionali degli ingegneri, degli architetti, dei geologi, dei geometri e dei periti agrari) la FOIV (Federazione Ordine Ingegneri del Veneto) ha comunicato agli Ordini provinciali degli ingegneri del Veneto l’attivazione di un corso AeDES di 60 ore per 60 partecipanti nel mese di febbraio 2022.

Siamo ancora lontani dalla lettera e dallo spirito del DPCM dell’8 luglio 2014 e dalle Indicazioni Operative del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile del 29 ottobre 2020:
“Le esperienze anche recenti di gestione delle emergenze sismiche su base nazionale e regionale ha confermato che l’esigenza prioritaria è quella di poter disporre di numeri elevati di tecnici formati per il rilievo con schede Aedes.”
La mia modesta opinione è che sia necessario che la cultura della prevenzione sismica e la compilazione della scheda AeDES siano parte integrante dei programmi delle facoltà universitarie di ingegneria civile, di architettura, di geologia, e dagli istituti superiori per geometri e periti agrari. In tal modo in emergenza sismica ci sarebbe il numero adeguato di tecnici AeDES per la verifica in tempi rapidi di tutti gli edifici colpiti dal sisma, in modo da far rientrare la popolazione nelle proprie abitazioni in caso di agibilità e, in caso di inagibilità, di attivare rapidamente l’iter per la ricostruzione.

One thought on “Il ruolo dei tecnici nell’emergenza post-sisma: l’importanza della cultura della prevenzione sismica nella formazione scolastica e universitaria (di Michele Galizia)

  1. Mi sembra molto interessante l’idea d’includere all’interno del programmi d’ingegneria civile un breve modulo didattico relativo alla compilazione delle schede AeDES. Personalmente, ci rifletterò sicuramente sulla questione.

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