Sisma Safe: come scegliere di “essere più antisismico”. Intervista a Giacomo Buffarini

Quando un edificio può essere definito sicuro in caso di terremoto? E’ sufficiente che sia stato progettato e realizzato secondo le norme sismiche? E quali norme, visto che sono cambiate e migliorate nel corso degli anni?
Queste ed altre problematiche vengono affrontate dalla iniziativa “Sisma Safe”, un’associazione senza scopo di lucro che, attraverso un’attività informativa, vuol dare una risposta al bisogno di sicurezza individuando degli esempi positivi che siano in grado di trascinare il mercato edilizio. Ne parliamo con Giacomo Buffarini, ingegnere, ricercatore presso l’ENEA, ente che collabora a questa iniziativa.

Come è nata l’iniziativa “Sisma Safe” e quali sono gli obiettivi che persegue?

Sisma Safe nasce dalla sensibilità di alcune professioniste (ingegneri e architetti) che hanno compreso come ogni sforzo in ambito edilizio di miglioramento delle performance energetiche, del comfort abitativo, o ogni altro investimento risultano vani se non è garantita la sicurezza strutturale e che risulta, quindi, necessario limitare la vulnerabilità sismica di un edificio. L’obbiettivo è fare in modo che l’edificio, a seguito di un evento sismico della portata di quello previsto dalla normativa, non solo consenta la salvaguardia della vita (ossia non crolli), ma che possa continuare ad essere usato; più semplicemente subisca un danneggiamento nullo o estremamente limitato.
A questo scopo ha ideato il Premio Sisma Safe, da assegnare ad edifici che hanno cercato di conseguire un particolare livello di protezione sismica. Inoltre, ed è l’oggetto della presente intervista, ha ideato il Marchio Sisma Safe di cui possono fregiarsi gli edifici che rispettano una particolare procedura di progettazione. (www.sismasafe.org)

Gli edifici di nuova progettazione in zona sismica sono in genere verificati, direttamente o a sorteggio, dai Geni Civili. Che cosa aggiunge “Sisma Safe” a questi controlli?

La prima differenza sostanziale risiede nel fatto che chi richiede il marchio “Sisma Safe” si sottopone, volontariamente, alla verifica, ossia ha interesse che l’edificio rispetti tutti i parametri per essere considerato adeguato alla sollecitazione sismica. Può sembrare del tutto logico quanto detto ma, purtroppo, il modo di guardare alla propria “casa” lascia spesso in ultimo piano l’aspetto strutturale. Solo quando avviene l’evento “calamitoso” (che dovremmo sapere essere ampiamente prevedibile per una determinata zona) ci si ricorda che una casa va progettata, realizzata e manutenuta anche, e direi soprattutto, per la sua struttura portante. Ovviamente tutto questo ha un costo che è ripagato però dalla “tranquillità” di avere seguito una procedura volta a garantire la qualità strutturale. Seguire il disciplinare “Sisma Safe” significa garantire degli standard prestazionali migliori (limitazione del danno) ma anche vincolarsi ad una serie di comportamenti che servono a mantenere nel tempo l’efficienza strutturale, conservando memoria di ogni intervento che riguardi la struttura dell’edifico, il tutto in maniera chiara e intellegibile.

Quali parametri deve rispettare un edificio per ottenere il marchio “Sisma Safe” e quali maggiori prestazioni, ovvero maggior sicurezza, fornisce un edificio con questo marchio?

Per chiarire quanto affermato dobbiamo precisare che, un edificio tradizionale realizzato rispettando pienamente la normativa, se sottoposto al sisma di progetto è in grado di dissipare l’energia del terremoto in maniera controllata. Esso rimane dunque in piedi, ma risulta danneggiato in maniera spesso irreparabile e dovrà subire pesanti interventi di adeguamento o, addirittura, essere demolito e ricostruito. Quanto descritto significa fare ricorso alla duttilità della struttura che, per semplificare, è associata agli spostamenti, o meglio alle deformazioni importanti degli elementi strutturali con escursioni nel campo plastico. Per ottenere il marchio “Sisma Safe” l’edificio non deve arrivare a deformazioni che comportino uno “sconfinamento” in campo plastico degli elementi strutturali ma rimanere in campo elastico o, almeno, limitare il ricorso alle sue capacità duttili.
Concretamente lo “sconfinamento” in campo plastico delle strutture è gestita dall’adozione di un “fattore di comportamento q” (un tempo denominato “fattore di struttura”), maggiore di uno, che si traduce in uno “sconto” della sollecitazione sismica per cui verificare l’edificio proprio in virtù dell’energia che sarà dissipata a spese dei grandi spostamenti e quindi dei danneggiamenti conseguenti.
Questo è l’elemento fondamentale. Nel disciplinare vengono esplicitate altre richieste volte ad evitare tutte quelle approssimazioni o deroghe che la norma consente in determinate situazioni. Ciò permette una maggiore conoscenza di tutti gli aspetti che caratterizzano il rischio sismico che, ricordiamolo, dipende non solo dalla vulnerabilità della struttura, ma anche dalla pericolosità del sito in cui la struttura stessa è ubicata.
Inoltre il marchio “Sisma Safe” si distingue su due livelli; tornando al “fattore di comportamento” è richiesto che venga utilizzato il valore limite q=2.5 per il marchio “Sisma Safe” base, mentre per il marchio “Sisma Safe Gold” si deve avere q=1.5. Gli edifici che possono ambire al “Sisma Safe Gold” sono, principalmente, quelli isolati sismicamente per cui tale requisito è automatico.

Perché è necessario/opportuno perseguire un livello di sicurezza maggiore rispetto a quello previsto dalle norme attuali?

Quanto finora descritto non sempre è pienamente a conoscenza dei non addetti ai lavori; spesso si crede che un edificio realizzato secondo norma possa superare indenne qualsiasi evento sismico. Sappiamo, invece, che non è così e per poter continuare ad utilizzare serenamente la propria abitazione, anche a seguito del massimo evento previsto dalla normativa, occorre qualcosa di più. La sensibilità e l’attenzione rispetto al rischio sismico crescono vertiginosamente solo quando si verificano terremoti distruttivi a noi vicini per poi diminuire rapidamente col tempo. Se fosse costantemente presente tale sensibilità il problema “terremoto” sarebbe già ampiamente risolto perché assisteremmo ad una gara a chi realizza l’edificio più “adeguato”, ma questo comporta un aggravio di spesa e spesso si preferisce dirottare tali risorse su aspetti estetici, di comfort o addirittura in altri ambiti. Il sisma del 2012 in Emilia ha mostrato come gli effetti del blocco della produzione comportino danni economici pesanti, soprattutto se confrontati con la spesa, spesso irrisoria, per garantire una maggiore “robustezza” strutturale. In sintesi per tutti c’è l’interesse ad avere maggiore sicurezza strutturale, ma questa ha un costo e la sua utilità si riconosce solo nel momento in cui si evita il danneggiamento. Per le attività commerciali o industriali, il cui fermo comporta perdite notevoli, è più immediato recepire tale costo come “indispensabile” e non come un surplus.

Come funziona la verifica e la assegnazione del marchio nel caso di un edificio già esistente? C’è qualche relazione con altri tipi di valutazione (indice di vulnerabilità, sismabonus, etc.) ?

Per gli edifici esistenti, che ambiscono all’assegnazione del marchio, occorre seguire il disciplinare ottemperando a tutte le richieste indicate, sia a livello di documentale, sia a livello di indagini conoscitive e di interventi. Difficilmente un edificio esistente riuscirà a soddisfare tutte le specifiche così come è e quindi gli “inevitabili” interventi che risultassero necessari debbono seguire, come per le nuove costruzioni, la procedura proposta. Rispetto alle valutazioni indicate la differenza sostanziale risiede nella richiesta di raggiungere l’adeguamento alla normativa vigente mentre per il sisma bonus è sufficiente migliorare rispetto alla situazione di partenza.

Più concretamente, che differenze ci sono tra “adeguamento” e “miglioramento” sismico?

Partiamo dal “miglioramento”; la normativa definisce di “miglioramento” gli interventi atti ad aumentare la sicurezza strutturale esistente, pur senza raggiungere i livelli richiesti dalle norme vigenti. Per ”adeguamento”, invece, sono definiti gli interventi atti a conseguire il livelli di sicurezza previsti dalle norme vigenti. Senza scendere nei dettagli per i quali la norma obbliga all’adeguamento, per fregiarsi del marchio Sisma Safe occorre, per gli edifici esistenti, conseguire l’adeguamento, ossia raggiungere un indice di vulnerabilità uguale (o maggiore) di 1. Volendo confrontare tale richiesta col Sisma Bonus, significa arrivare ad una classe di rischio “A+” ossia un indice di sicurezza IS-V>100%. Per ottenere il Sisma Bonus è invece sufficiente passare da una classe di rischio iniziale ad una classe di rischio finale, a seguito degli interventi, superiore. Il concetto di miglioramento è particolarmente importante per gli edifici di interesse storico-artistico in cui è difficile conseguire l’adeguamento; il marchio non ammette deroghe neanche per questo tipo di edifici.

Come mai ENEA ha deciso di collaborare e in che cosa consiste la sua collaborazione?

Lo Statuto ENEA all’art. 2 Finalità Istituzionali recita: “è un ente finalizzato alla ricerca, all’innovazione tecnologica e alla prestazione di servizi avanzati verso le imprese, la pubblica amministrazione e i cittadini”. In passato ENEA ha partecipato a diversi gruppi di lavoro per la definizione di iniziative quali “Il Fascicolo del Fabbricato” in cui si voleva implementare una maggiore consapevolezza del concetto si sicurezza strutturale spesso lasciata in secondo piano; purtroppo non si è mai riusciti a rendere concrete tali iniziative. Sisma Safe sposa in pieno questa necessità di prendere atto e di porre rimedio alla mancanza di conoscenza, e quindi di sicurezza, del patrimonio edilizio. L’iniziativa, lo ripetiamo, è su base volontaria ma potrebbe essere presa come spunto per una successiva diffusione vincolante gli edifici di particolare importanza. In tale prospettiva la presenza di un ente di diritto pubblico nazionale di ricerca come ENEA può agevolare una evoluzione in tal senso.
L’attività ENEA si è concretizzata in una consulenza di tipo tecnico-scientifico per definire la procedura necessaria per la concessione del marchio cercando di realizzare un disciplinare che garantisca un risultato reale e non una ulteriore incombenza senza risvolti concreti.

A quanti edifici è stato assegnato il marchio finora e dove sono distribuiti?

Attualmente, proprio per la necessità di seguire sin dall’inizio le indicazioni del disciplinare, un solo edificio ha conseguito il marchio e, seppur di recente costruzione, sono state necessarie delle integrazioni, solo documentali, per adempiere alle richieste. L’associazione ha anche istituito il Premio “Sisma Safe” che viene assegnato a diverse categorie di edifici che si sono distinti per una particolare ricerca riguardo l’affidabilità della struttura portante. Ottenere il premio è cosa diversa dal conseguire il Marchio.

Quali sono le prospettive della iniziativa?

Al momento attuale riteniamo che questa iniziativa possa interessare soprattutto strutture aperte al pubblico come alberghi, ristoranti o altre attività commerciali che possano ottenere dei vantaggi immediati. Anche per gli edifici in cui si esercitano attività produttive si può ipotizzare un forte interesse. L’auspicio è arrivare a coinvolgere anche l’edilizia privata, riuscendo a modificare la percezione del rischio sismico da parte delle persone. Nessuna imposizione di legge, anche se estremamente punitiva, riuscirebbe a risvegliare e, soprattutto, a tenere vivo l’interesse per la sicurezza strutturale delle nostre case. Invece, le recenti agevolazioni fiscali, unite ad una aumentata conoscenza dei criteri alla base del progetto e della realizzazione di interventi edilizi sull’esistente o su nuove realizzazioni, possono convincere i cittadini ad investire una po’ delle loro risorse per garantirsi una abitazione meno vulnerabile al sisma, proprio grazie all’adesione a Sisma Safe.

5 thoughts on “Sisma Safe: come scegliere di “essere più antisismico”. Intervista a Giacomo Buffarini

  1. Come ho scritto su Twitter ; quindi il vecchio metodo di progettare le strutture resistenti al sisna in campo elastico scartando quindi la plasticità è più corretto?
    Beh la cosa mi consola perché io progetto da sempre con il q =1.
    Ho sempre pensato che se la struttura resiste ad un sisma devo solo riparare i tamponamenti , na no rifare da zero tutto l’edificio.

    • Più che corretto direi cautelativo. È invece corretto far passasse un messaggio di consapevolezza, essere chiari con la committenza riguardo il risultato che si vuole conseguire. Magari stimolando le nuove tecnologie (isolamento sismico) dove utilizzabili, per garantire strutture che non solo superano il sisma rimanendo in piedi, ma lo fanno con un minimo danneggiamento. E ricorrere alla plasticità quando non sono possibili altre vie.

      • Una progettazione sismica esclusivamente in campo elastico non è corretta, e neanche sempre cautelativa. Alcuni spettri di risposta elastici derivati da registrazioni sismiche di terremoti recenti (Italiani e non) arrivano a valori di accelerazione superiori a 2g, che necessariamente metterebbero a rischio l’incolumità fisica degli occupanti degli edifici (analogamente a quello che farebbe un’auto con carrozzeria non anelasticamente deformabile in caso d’incidente, anche a velocità moderata). Detto questo, sono d’accordo con la necessità di essere chiari con la committenza riguardo il risultato che si vuole conseguire, ed anche con la stimolazione dell’utilizzo dell’isolamento sismico. Ma, ripeto, progettare sempre in campo elastico, indipendentemente del valore di accelerazione a cui l’edificio potrà essere soggetto, non è un approccio idoneo.

  2. Salve,
    è doveroso innanzitutto chiarire un possibile equivoco: l’associazione è senza fini di lucro e i suoi scopi sono definiti nello statuto; tra questi, finalità prioritarie sono la diffusione della cultura della prevenzione sismica e delle buone prassi per gli interventi sul costruito.
    Non vi è quindi alcuna finalità commerciale o documento coperto da riservatezza in tal senso.

    La procedura è una normale procedura operativa interna che viene applicata dai professionisti che hanno seguito un corso di formazione ad hoc e che assistono coloro che vogliono conseguire il riconoscimento del marchio, che, tengo a precisare, non è un certificato ma un marchio di qualità collettiva volontario.

    Il disciplinare tecnico sarà a breve reso disponibile sul sito dell’Associazione.

  3. Iniziativa sicuramente interessante e pertinente. Incuriosito, ho visitato il sito http://www.sismasafe.org, ma non ho trovato dettagli tecnici riguardo la procedura, cosi come la validazione della stessa. Ci sono dei report, od altre pubblicazioni, a riguardo? Oppure l’intenzione è quella di tenere tali dettagli non disponibili, per questioni di competitività commerciale?

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