La scala macrosismica EM-98 è stata pubblicata in italiano: intervista a Andrea Tertulliani, Raffaele Azzaro e Giacomo Buffarini

La traduzione italiana della scala macrosismica europea (EMS-98), compilata da gruppo di lavoro della ESC (European Seismological Commission) nel decennio 1988-1998, esce a notevole distanza (21 anni) dalla pubblicazione della versione inglese, dopo che quest’ultima è stata utilizzata sul campo e sperimentata in occasioni di numerosi terremoti italiani, dalla sequenza di Colfiorito del 1997 (nell’occasione venne usata la versione 1992 della scala stessa) fino agli eventi del 2016-2017. Vale la pena ricordare le maggiori innovazioni introdotte dalla versione 1992, consolidate nella versione 1998: i) la definizione operativa di intensità macrosismica; ii) l’introduzione della nozione di vulnerabilità sismica come superamento delle tradizionali tipologie costruttive; iii) la compilazione di una guida all’utilizzo della scala stessa. Ne parliamo oggi con i curatori della versione italiana.

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Andrea Tertulliani (INGV). Lavoro come sismologo all’INGV (prima ING) da oltre 30 anni e mi sono quasi sempre occupato di effetti dei terremoti, sia di quelli attuali che di quelli storici. In questo periodo ho svolto i rilievi macrosismici di quasi tutti i terremoti significativi avvenuti in Italia per studiare le caratteristiche dei loro effetti. Attualmente sono coordinatore di QUEST, un gruppo di colleghi esperti in rilievo macrosismico che si attiva per ogni evento. Una curiosità: sono particolarmente interessato agli effetti rotazionali che i terremoti inducono sugli oggetti e i manufatti.

Raffaele Azzaro (INGV). Sono Primo Ricercatore, geologo. Ho iniziato a lavorare nel campo della macrosismica partecipando ai rilievi dei maggiori terremoti italiani, dal 1996 in poi, con una ovvia “preferenza” per quelli in Sicilia e sull’Etna in particolare; parallelamente mi sono occupato anche di analisi di sismologia storica. Successivamente ho ampliato il campo di ricerca agli aspetti di sismotettonica, geologia del terremoto e pericolosità sismica.

Giacomo Buffarini (ENEA). Sono Primo Ricercatore, Ingegnere Strutturista. Lavoro in un gruppo che si è occupato di “Sisma” sin dagli anni 80 del secolo scorso, sia dal punto di vista della pericolosità (in origine per i siting delle centrali nucleari), sia dal punto di vista della vulnerabilità. Monitoraggio dinamico, valutazioni di vulnerabilità sismica, isolamento sismico sono alcune delle attività in cui sono coinvolto, sempre fianco a fianco con colleghi geologi, sismologi e quindi con il privilegio di avere un approccio al problema “Terremoto” da diversi punti di vista.

La traduzione italiana della EMS-98 esce oggi per iniziativa di INGV e ENEA (http://quest.ingv.it/). Come mai questa iniziativa?

AT. L’idea di tradurre le linee guida della EMS-98 è piuttosto vecchia, e se non ricordo male fu proprio tua. Tralasciando il percorso accidentato che ci ha portato sin qui, direi che sono stati gli ultimi terremoti avvenuti in Italia, per il rilievo dei quali abbiamo usato sistematicamente questa scala, la molla principale. Siamo uno dei paesi dove la scala è più usata e abbiamo ritenuto fosse una utile iniziativa per venire incontro anche ai tecnici che non conoscono l’inglese. Inoltre è molto utile, in generale, tradurre la terminologia tecnica all’uso italiano. Infine era nostra intenzione rimarcare che la scala macrosismica è diventato uno strumento ampiamente condiviso tra sismologi e ingegneri.

Una scala macrosismica consiste essenzialmente in un numero limitato di descrizioni di effetti (word pictures in inglese) che vengono confrontate con quanto si riscontra sul campo (rilievo macrosismico), o quanto si deduce dalle informazioni storiche. Il grado di intensità – ovvero il livello degli effetti – del terremoto in un dato luogo viene assegnato con riferimento alla descrizione che più si avvicina alla situazione reale. La scala EM-98 è stata molto usata per eseguire rilievi macrosismici a seguito di terremoti. Ci potete riassumere il suo utilizzo in Italia?

RA. Sin dal momento della sua prima uscita, nel 1993 (la prima versione, poi modificata nel 1998 appunto), c’è stato un grande interesse da parte della nostra piccola comunità macrosismica. Molti di noi lavoravano con la scala MSK, altri con la MCS – e gli aspetti innovativi introdotti dalla EM-98 rendevano “più facile” operare sul campo. Le grandi sequenze sismiche italiane hanno rappresentato il banco di prova per eccellenza per imparare ad usare la scala: la prima timida applicazione, prototipale, in Umbria-Marche nel 1997; l’uso massivo, anche a scala urbana, per il terremoto de L’Aquila nel 2009; con gli eventi poi del 2012 in Emilia Romagna e poi quelli del 2016-17 in centro Italia, direi che tutti gli operatori hanno acquisito una notevole dimestichezza, passando nel contempo per molti terremoti meno distruttivi.
Comunque, ogni sequenza ci ha insegnato qualcosa, e fatto capire concretamente pregi e limiti della scala. In figura la mappa delle località alle quali, dopo la scossa del 24 agosto 2016, è stato assegnato un grado di intensità secondo la EMS98.

Senza titolo

Una delle novità più importanti della EMS-98 è stata la differenziazione dei tipi di costruzioni in classi di vulnerabilità. Ci potete commentare questa tabella alla luce della esperienza italiana?

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GB. Il patrimonio edilizio italiano è caratterizzato da una grande prevalenza di edilizia storica, quindi in muratura per la quale l’EMS-98 ha permesso di distinguere, sostanzialmente, in due classi: “A” e “B”, dove la “B” raccoglie la gran parte degli edifici mentre nella “A” vengono facilmente relegati i casi patologici. Rari sono i casi di sconfinamento in “C” e rarissimi in “D” (muratura armata). Questo perché per la muratura le normative tecniche, fino agli anni 80 del secolo scorso, fornivano essenzialmente regole di buona esecuzione e nessun calcolo vero e proprio; addirittura solo dal 2003 sono state introdotte le verifiche sismiche. Anche nelle recenti NTC 2018 per “costruzioni semplici”, che rispettano certe regole e limiti, gran parte dei calcoli vengono o semplificati o, addirittura, non richiesti.

Più complessa è la situazione del Cemento Armato; l’espansione urbanistica post bellica, avvenuta in maniera rapida e incontrollata, il fenomeno dell’abusivismo e una certa propensione tutta italiana di vedere la struttura come qualcosa di secondario rispetto agli aspetti estetici, ha portato ad un risultato in cui è più complesso collocare il singolo edificio nella corretta classe. Se poi aggiungiamo gli scempi spesso subiti, sempre dalle strutture, per l’inserimento o il rifacimento di impianti o per ristrutturazioni architettoniche, l’evoluzione della classificazione sismica, della normativa sismica, risulta molto complicato l’utilizzo della “tavola di vulnerabilità”, soprattutto nel rapido rilievo che si effettua per la valutazione macrosismica.

Quali sono i maggiori pregi della EMS-98 utilizzata sul campo e quali le maggiori difficoltà incontrate nella sua applicazione?

AT. Senza entrare troppo nel dettaglio si può dire che il vantaggio maggiore della EMS-98 è proprio la possibilità di poter classificare l’edificato in diverse classi di vulnerabilità, relative a edifici che rispondono diversamente all’azione sismica. Possiamo quindi osservare nel dettaglio come edifici diversi reagiscono al terremoto. Le scale precedenti consideravano complessivamente il danno a tutto l’edificato, conducendo a volte a valutazioni fuorvianti specie dove gli edifici sono molto diversi tra di loro. Inoltre questa caratteristica spinge l’operatore a raccogliere dati con maggiore cura che in passato, con evidente beneficio per le successive analisi e una maggiore robustezza del risultato. Di contro, e veniamo alle difficoltà, questo presuppone una preparazione più scrupolosa da parte del rilevatore e anche un maggior dispendio di tempo in campagna.

La EMS-98 e le sue componenti sembrano avere avuto un discreto successo presso gli ingegneri, ma per finalità diverse da quelle strettamente macrosismiche (addirittura viene utilizzata nel decreto “Sismabonus”). Ci potete commentare questo punto? Significa che gli aspetti ingegneristici della scala sono descritti in modo opportuno?

GB. Ritengo che gli aspetti ingegneristici siano affrontati nella maniera corretta, stante la finalità che la scala si prefigge. Per scopi di pianificazione a grande scala, per studi di scenario a fronte di eventi sismici, una classificazione come quella macrosismica non solo è utile, ma è anche l’unica realizzabile in maniera diffusa. Inoltre l’assegnazione della classe di vulnerabilità macrosismica è anche utile come primo approccio al problema della sicurezza del singolo fabbricato a due condizioni: che venga eseguita da un esperto in materia e che gli venga dato il suo reale valore, ossia non considerarla una verifica di sicurezza per la quale è indispensabile procedere secondo i dettami rigorosi della scienza e della tecnica delle costruzioni e rispettando la normativa sismica.

In Italia si continua a usare la cosiddetta scala MCS (di cui – per inciso – non si riesce a trovare una versione “ufficiale”), soprattutto per i terremoti storici, i database macrosismici e i cataloghi sismici, ma anche per i terremoti recenti. Ci potete commentare questo aspetto? C’è molta differenza fra le stime nelle due scale?

RA. In effetti, la gran parte dei dati macrosismici contenuti nei cataloghi e banche-dati, sono espressi secondo l’intensità MCS; fortunatamente la situazione sta cambiando molto dal 2009 in poi, e il numero di dati di intensità valutati secondo la EM-98 è aumentato significativamente. Questo decennio di “sovrapposizione”, tra applicazioni sul campo e studi storici, ci ha fatto capire le principali differenza nelle stime: con la EM-98 la soglia del danno è fissata al V grado, mentre con la MCS si va formalmente al VI grado, anche se in molti studi in caso di danni lievi e occasionali si preferiva assegnare il V-VI. Per i gradi intermedi in genere c’è una buona corrispondenza tra le due scale, mentre per quelli più alti (diciamo dal IX grado in su) in alcuni casi la differenza può essere più marcata, con valori della MCS tendenzialmente più alti.

I media e il pubblico fanno ancora un sacco di confusione fra magnitudo e intensità. Cosa potete suggerire?

GB. Posso riportare quanto mi disse un mio amico aquilano (e quindi già tristemente esperto di terremoti!!) dopo la scossa del 30 Ottobre 2016 in cui le primissime stime davano, addirittura, una magnitudo oltre 7 “….è vero, l’intensità era 7 ma per non dare i contributi l’hanno abbassata a 6!!!”. In tempi di fake news, almeno la stampa e i media in generale dovrebbero limitare l’invasione di campo in ambito tecnico-scientifico e gli esperti cercare si di farsi intendere semplificando la comunicazione, mantenendo però il necessario minimo rigore per non creare fraintendimenti.

RA. La confusione fra magnitudo e intensità rimane l’errore più mortificante in cui ci imbattiamo come operatori del settore. A proposito dell’aneddoto accennato sopra, al mio interlocutore spiego sempre che il valore della magnitudo strumentale è bene che venga rivisto via via che arrivano ulteriori dati dalle stazioni della rete sismica, ma quello che interessa soprattutto ai fini applicativi è avere stime affidabili della intensità macrosismica.

AT: Sulla confusione tra magnitudo e intensità mi sembra che non ci sia altro da dire, se non che è dovuto ad una diffusa ignoranza scientifica di base, purtroppo cronica nel nostro paese. E su questo INGV sta cercando di mettere “una pezza” sia con progetti educativi verso le scuole, sia con attività divulgative sui propri canali social che riscuotono notevole successo.

Un elenco di studi macrosismici eseguiti negli ultimi 20 anni è rintracciabile allo stesso indirizzo http://quest.ingv.it/
Utile può essere anche una lettura sulla storia delle scale macrosismiche scaricabile qui: http://editoria.rm.ingv.it/quaderni/2019/quaderno150/

 

 

 

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