Mancava solo Vauro….(Massimiliano Stucchi)

Alla protesta per la assoluzione, in secondo grado, di sei dei sette condannati in primo grado al “processo Grandi Rischi”, sono seguiti spunti e avvii di riflessione; e anche ragionamenti un po’ meno decisi, rispetto alla sentenza di primo grado, da parte di intellettuali e critici. La riflessione non è stata certo aiutata dalla contemporaneità di altri casi giudiziari (Cucchi, eternit e altri) assai diversi, rispetto ai quali molti non hanno saputo resistere alla tentazione di fare di tutta l’erba un fascio, contro la “malagiustizia”; e anche dalla contemporaneità di altri disastri, più o meno prevedibili.
Si ha anche la sensazione che vi sia una sorta di “magnetizzazione” nascosta, che cerca di orientare le opinioni secondo schieramenti politici, peraltro non propriamente attuali. I colpevolisti più accesi sembrano richiamarsi al PD, forse in contrapposizione – tanto ovvia quanto inutile – all’ex potente Bertolaso, che Berlusconi voleva nominare ministro, e ai suoi scienziati che qualcuno voleva “asserviti”. Continua a leggere

Finale, con lezioni e rapsodia (Massimiliano Stucchi)

Finale. Dunque il processo di Appello si è concluso, con la sentenza che conosciamo. Prima di tutto questa sentenza restituisce agli imputati la dignità di persone che hanno svolto il proprio compito, dopo aver dedicato decine di anni a valutare il rischio e a cercare di convincere stato, regioni, comuni e cittadini della possibilità e dell’importanza di farlo. Per il resto aspettiamo con interesse la motivazione e, come abbiamo sempre detto, rispettiamo il dolore per le vittime; questo rispetto ci ha sempre stimolato a chiederci, ben prima dell’Aquila, se avevamo fatto abbastanza per ridurre il rischio sismico. Rispettiamo anche le opinioni antagoniste: le sentenze di discutono, l’abbiamo sempre sostenuto e lo sosteniamo anche adesso. Invitiamo solo i colpevolisti a fare lo sforzo di collocare al loro posto i tasselli, che in generale vengono proposti e vivisezionati con logica da “moviola”; il loro posto nel tempo, cioè prima che l’accadimento del terremoto abbia favorito tutte le semplificazioni che sono state proposte. Continua a leggere

La sentenza d’appello (2)

La corte d’appello ha assolto Boschi, Barberi, Calvi, Eva, Selvaggi, Dolce perchè il fatto non sussiste (!). Cade così il castello del giudizio di primo grado che si basava, tra le altre cose, sulla cooperazione colposa degli imputati.
La corte ha poi condannato De Bernardinis a due anni, in relazione alla morte di circa la metà delle vittime rispetto alla sentenza di primo grado. La pena è stata sospesa.

http://video.gelocal.it/ilcentro/locale/grandi-rischi-la-lettura-della-sentenza-d-appello-assolti-sei-dei-sette-imputati/35993/36278?ref=HREC1-4

I legali di parte civile ricorreranno probabilmente in Cassazione. La sentenza è stata accolta dalle proteste di una parte del pubblico; in alcune interviste si sono fatti paragoni azzardati con altre sentenze di questi giorni.

Un grazie a tutti quelli che hanno collaborato fin qui a questo blog e che lo hanno visitato, e un grande abbraccio agli imputati.

L’ultima udienza

La presidente fa l’appello rituale.

G. Selvaggi legge un testo. Ricorda l’inizio della sua carriera, e di aver studiato tutte le sequenze italiane degli ultimi 30 anni. Questo ha contribuito a conoscere meglio le sequenze e la genesi dei terremoti. La mappa di pericolosità è la sintesi di tutte le conoscenze, utile alla prevenzione. E’ norma dello Stato dal 2006, pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale. Ne descrive le caratteristiche semplici ed efficaci: il 31 marzo abbiamo detto che L’Aquila era viola, questo rifarei. Ricorda le vittime.

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Verso la sentenza d’appello (Massimiliano Stucchi)

Dopo la replica del Procuratore Generale, che ha dichiarato di averla fatta anche per consentire alle parti civili di replicare anch’esse, e dopo quelle delle difese, manca ormai solo la replica di Coppi, difensore di Selvaggi, il 10 novembre mattina. Poi la Camera di Consiglio, “complessa” come l’ha definita la Presidente della Corte, e la Sentenza.
Nelle ultime settimane vi è stato un discreto fermento attorno al Processo di Appello.

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La quinta udienza dell’Appello (3)

Si apre l’udienza con il consueto appello di imputati e avvocati. L’avv. Stefàno legge una lettera dell’avv. Biondi, che non può essere presente.
Parla ora l’avv. Musco, difensore di Calvi. La sentenza di primo grado ha fatto il giro del mondo, ed è molto rilevante anche per l’Italia. Tutti quelli che hanno analizzato criticamente la sentenza hanno espresso posizioni fortemente critiche sulla concatenazione logica degli argomenti della sentenza. Elenca alcuni esempi interni all’ambiente del diritto, fra cui Galluzzo, Valbonesi, Pagliaro. Cita la definizione “legale” del danno, analizzata da Pagliaro. Il coro dei giuristi che criticano è quasi unanime. Cita anche M. Tozzi (da La Stampa). Continua a leggere

“Mi sarei inventato tutto”. Ehm, mi sa di sì….(M. Stucchi) + 8 commenti

Nelle ultime settimane la grancassa dei colpevolisti ha ripreso a tuonare, forse per cercare di ricordare ai giudici del processo di appello l’infelice frase dell’allora Procuratore Rossini “Speriamo di arrivare ad un risultato conforme a quello che la gente si aspetta”. Non poteva certo mancare il (neo) prof. A. Ciccozzi,

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/27/sentenza-grandi-rischi-sacralita-della-scienza-o-impunita-istituzionale/1174531/

che già aveva risposto in modo quanto meno aggressivo a G. Cavallo su Lettera 43, perchè gli aveva ricordato alcuni momenti del processo evidentemente non graditi. E infatti eccolo che risponde alle obiezioni dei difensori con il consueto stile, associandosi d’ufficio Pubblici Ministeri e addirittura “i miei concittadini”. Continua a leggere

La quarta udienza dell’Appello (3)

Dopo la ricognizione dei presenti, parla l’avv. Petrelli, difensore di Barberi. Parte dalla teoria delle rappresentazioni sociali, definita frutto malato del processo. Cita la deposizione di Ciccozzi. La teoria è paradigmatica del processo; nel processo, a partire dal capo di imputazione,  i fatti sono stati sostituiti dalle loro rappresentazioni. Primo esempio l’ “allargamento” della Commissione Grandi Rischi”: confusione fra due organi distinti, gli esperti e il DPC De Bernardinis come esperto avrebbe fornite informazioni carenti a se stesso, come DPC. Gli esperti non “si riunirono” ma vennero convocati, esiste un documento di convocazione. Le finalità di comunicazione sono di pertinenza dell’Organo cui gli esperti forniscono consulenza.

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La seconda e la terza udienza dell’Appello

Venerdì 17 ottobre si è tenuta la seconda udienza dell’Appello, che ha visto le arringhe degli avvocati di parte civile. Per un riassunto si può vedere

http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2014/10/17/news/grandi-rischi-al-via-la-seconda-udienza-d-appello-1.10133774

Si deve notare l’affermazione “Dovevano dirci quello che sarebbe successo e non lo hanno detto. Non dovevano prevedere il terremoto, ma valutare il rischio” dell’avvocato A. Valentini. Questa frase è ben più diretta di quelle scritte  dal Giudice Billi che, nella Motivazione della Sentenza, ripete come un mantra:

“Il parametro di riferimento dell’analisi che doveva essere compiuta il 31.3.09 non era individuabile in un determinato evento futuro, non consisteva in un evento naturalistico da prevedere deterministicamente, ma era rappresentato dalla valutazione del rischio”

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Rassicurazione? al contrario…..

Il 4 giugno 2010, all’indomani della chiusura delle indagini preliminari, il Sindaco Cialente rilasciò a La Stampa l’intervista allegata,  oggi forse “vintage” ma molto eloquente e purtroppo dimenticata

https://tegris2013.files.wordpress.com/2014/10/04062010_cialente_lastampa.pdf

nella quale espresse chiaramente il messaggio principale che riportò dalla riunione degli esperti della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009: Boschi disse  “sapete che siete un area a rischio, prima o poi un forte sisma arriverà” (la Motivazione della Sentenza non ne fa cenno. PG, Giudice e la maggior parte dei commentatori usano solo le evidenze a supporto della tesi della “rassicurazione”).
Altro che “rassicurazione” da parte degli scienziati, dunque: quella, caso mai, venne da altre fonti.