L’ultima udienza

La presidente fa l’appello rituale.

G. Selvaggi legge un testo. Ricorda l’inizio della sua carriera, e di aver studiato tutte le sequenze italiane degli ultimi 30 anni. Questo ha contribuito a conoscere meglio le sequenze e la genesi dei terremoti. La mappa di pericolosità è la sintesi di tutte le conoscenze, utile alla prevenzione. E’ norma dello Stato dal 2006, pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale. Ne descrive le caratteristiche semplici ed efficaci: il 31 marzo abbiamo detto che L’Aquila era viola, questo rifarei. Ricorda le vittime.

Parla Dinacci. Il punto nodale è il nesso causale. Non solo si ritorna al rischio inevitabile, ma anche alla mancata diminuzione del rischio. La probabilità di previsione era inferiore all’1%. Non c’è una prova certa del nesso causale. In una situazione di questo tipo la sentenza Franzese aiuta; non ci sono certezze. Le testimonianze aiutano a dimostrare che non ci sono certezze. A fronte dello stesso messaggio abbiamo risposte diverse. Quante sono state le vittime, quanti i tranquillizzati? Quelli che non sono in questo processo non sono stati tranquillizzati. Non si ripaga un dolore con un altro dolore. La sentenza sa di non potersi basare sulla legge di copertura scientifica. Ci sono altri processi in cui si condanna per la mancata previsione del rischio? La sentenza usa ragionamenti circolari, che è la cosa peggiore che si possa fare nel diritto: ma era l’unico modo per arrivare alla condanna. Cita una sentenza della Cassazione: la sentenza non è in sintonia con quella.
La notte del terremoto non sono cambiate le abitudini. Il 30 le persone sono uscite e poi sono tornate a casa; e l’attività sismica ha continuato tutta la notte. Non si può parlare di modifica. Ricorda Cialente, Leone, e la stampa. De Bernardinis ha detto a Colacito che non può fare il miracolo di tranquilizzare. Cita l’articolo della Baglioni, e la stampa che dice che la popolazione è impazzita. Chiede l’assoluzione per De Bernardinis e Dolce.

Parla Coppi. La responsabilità delle persone è quella del comportamento individuale nella riunione. Ognuno risponde per quello che ha fatto o detto in quella riunione di esperti. Il PG in sede di replica avanza l’illazione che tutti non abbiano valutato bene il rischio sismico, e in conseguenza di questo alcune persone avrebbero avuto un comportamento più “rilassato”. Evidentemente non mi sono spiegato bene. Allora (ri)chiedo: in quali termini si è manifestato Selvaggi? Perchè si trovava all’Aquila? Le sue affermazioni avevano contenuto rassicurante? Si può dire che ha contribuito a diffondere un messaggio rassicurante? Ne avevamo già parlato, tocca riprendere alcuni concetti. Riprende cinque punti.
L’accusa di sottovalutazione del rischio è ridicola per i sismologi, e per Selvaggi in particolare. Il terremoto potrebbe avvenire anche in questo momento. Selvaggi dice che non si possono prevedere i terremoti, e mostra la mappa di pericolosità sismica. La requisitoria del PG riferisce una dichiarazione di Selvaggi due settimane prima della riunione. Uno sciame non aumenta e non diminuisce la probabilità di un terremoto. Dobbiamo preoccuparci degli edifici.
A Selvaggi era stato affidato un compito meramente conoscitivo. Selvaggi non ha sentito parlare di scarico di energia. La riunione era politica, in quanto L’Aquila era scossa dalla voci sulla previsione di imminenti terremoti. Non si poteva certo convocare gli scienziati a L’Aquila per dire che non si possono prevedere i terremoti. Che cosa poteva dire di diverso, dati i motivi per cui era presente alla riunione? Non partecipa alla conferenza stampa. Il PG afferma che nessuno ha replicato alla Stati “che dice di andare a tranquillizzare”. Ma la Stati domanda se “possiamo dare retta a chi va in giro a creare allarmismi”. Barberi sostiene che “nessuno strumento può prevedere i terremoti. La sequenza non preannuncia niente, ma focalizza l’attenzione sul fatto che siamo in una zona dove prima o poi un grosso terremoto ci sarà”. La signora Stati poi interpreta come crede, ma il messaggio non è stato rassicurante, e non ne ha responsabilità Selvaggi e nemmeno gli altri scienziati.
Il clima del processo è stato molto civile. Noi compiangiamo i morti, siamo solidali, ma la responsabilità non è degli imputati e tanto meno di Selvaggi di cui chiede l’assoluzione.

La presidente ringrazia, e annuncia la sentenza per le 16-17 del pomeriggio.

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