Mancava solo Vauro….(Massimiliano Stucchi)

Alla protesta per la assoluzione, in secondo grado, di sei dei sette condannati in primo grado al “processo Grandi Rischi”, sono seguiti spunti e avvii di riflessione; e anche ragionamenti un po’ meno decisi, rispetto alla sentenza di primo grado, da parte di intellettuali e critici. La riflessione non è stata certo aiutata dalla contemporaneità di altri casi giudiziari (Cucchi, eternit e altri) assai diversi, rispetto ai quali molti non hanno saputo resistere alla tentazione di fare di tutta l’erba un fascio, contro la “malagiustizia”; e anche dalla contemporaneità di altri disastri, più o meno prevedibili.
Si ha anche la sensazione che vi sia una sorta di “magnetizzazione” nascosta, che cerca di orientare le opinioni secondo schieramenti politici, peraltro non propriamente attuali. I colpevolisti più accesi sembrano richiamarsi al PD, forse in contrapposizione – tanto ovvia quanto inutile – all’ex potente Bertolaso, che Berlusconi voleva nominare ministro, e ai suoi scienziati che qualcuno voleva “asserviti”.

Addirittura la senatrice PD Pezzopane, presidente della Provincia di L’Aquila ai tempi del terremoto, ha annunciato di voler proporre una commissione parlamentare di inchiesta sull’operato della commissione Grandi Rischi (di allora, ritengo).
Pensiamoci bene. Non, per esempio, una commisssione parlamentare per approfondire il problema della riduzione del rischio sismico; dei ritardi in questa materia da parte di tutte le amministrazioni pubbliche; di come sia finita la disposizione dell’Ordinanza PCM 3274/2003, che imponeva ai proprietari/gestori di edifici pubblici/strategici una valutazione di sicurezza sismica entro cinque anni, poi prorogata di altri cinque, e poi ancora (fra questi edifici, ovviamente, anche quelli di L’Aquila). Si trattava di fare solo una valutazione, per capirci: non certo la riduzione della vulnerabilità degli edifici stessi, per la quale possiamo immaginare altri anni ancora, a parte le scuole sul cui fronte – forse – qualcosa si muove.
No, questo sembra interessare poco; si ipotizza una inchiesta parlamentare rivolta al passato, quasi che  solamente attraverso la condanna dei sette di L’Aquila si possa ricominciare a parlare di riduzione del rischio sismico. O forse nemmeno quello: mentre ce ne sarebbe un bisogno assoluto, urgente, perchè qualcuno – tanti, temo – ritiene che oggi non siamo “in emergenza sismica”, in tutto il Paese; e quindi per i “comunicatori dell’emergenza” non è argomento di attualità.
E invece lo siamo, anche se si cerca di spostare l’attenzione su variazioni millesimali o centesimali della pericolosità sismica, inducendo a pensare che il problema possa essere gestito come le previsioni del tempo. Lo siamo, sì, perchè la vulnerabilità degli edifici – cioè il vero “azionista di maggioranza” del rischio sismico nel prodotto R = P x V x E – è ancora tutta lì che aspetta, invano, interventi di riduzione. Forse aiutata in questo da giudici che – come ricordato altrove – sanciscono che l’affermazione che l’unica difesa dai terremoti consiste nel rendere sicuri gli edifici sarebbe “tanto ovvia quanto inutile”, o che rappresenti nient’altro che “una clausola di stile”.

Al coro dei giudizi frettolosi e sommari (e come spesso accade, poco e male informati) si è unito Vauro, con una vignetta greve pubblicata dal “Fatto Quotidiano” in cui, sotto la notizia “L’Aquila, tutti assolti”, un cittadino si chiede “e i 309 morti?” e l’altro gli risponde “tutti caduti dalla scale”.
Non è la prima vignetta greve, negli ultimi anni, di Vauro, di cui ho ammirato in altri tempi l’efficacia e la precisione con le quali sapeva inviare messaggi nei quali mi riconoscevo (lo stesso Vauro, peraltro, in una recente apparizione televisiva non ha smesso un minuto di interrompere il suo interlocutore e la conduttrice). Un colpo al mio passato, come già nel caso di Paolini e di altri; e un colpo alla convinzione che sulle vittime non si debba scherzare, evidentemente non condivisa dai 5000 e passa “like” sulla sua pagina fb.
Ne è passato del tempo da un’altra vignetta, quella del “Male” di fine 1980, certamente datata (dell’epoca di quando si usava il gettone telefonico, per capirci…) ma ricca di significato attuale e che mi fa sentire orgogliosamente “reduce”.  Con quella vignetta il settimanale aveva sintetizzato la conferenza stampa di Franco Barberi per la presentazione della proposta di riclassificazione sismica del territorio italiano, allora dichiarato sismico solo per il 25%:

Ma il problema maggiore sono i messaggi che la vignetta spedisce. “Tutti assolti” è (volutamente?) sbagliato; De Bernardinis è stato condannato, sia pure in misura non pesante (motivazioni non ancora disponibili). Delle “309 vittime”, i parenti di solo una trentina di esse sono stati soggetti dell’accusa nel processo, e la sentenza d’appello riconosce De Bernardinis colpevole  soltanto nei confronti di alcuni di esse.
“Caduti dalle scale”? Battutaccia…..No, Vauro, deceduti sotto le macerie dei pochi edifici che, pur essendo stati costruiti in una zona classificata come sismica dalle leggi nazionali e regionali a partire dal 1915, non hanno retto la prova del terremoto e sono crollati; crolli di cui, in altri processi, si stentano ad individuare colpevoli. Edifici come ce ne sono tanti altri in Italia, a volte condonati dai governi di destra; edifici che potrebbero essere resi sicuri mediante iniziative sinergiche di amministrazioni e cittadini, con costi non impossibili, cominciando da subito senza aspettare lo sciame che potrebbe anche non venire, e che se anche venisse non significherebbe, di nuovo, proprio nulla.

Vauro, a lei, ai suoi followers e a chi la pensa come lei, voglio proporre, fiducioso, di unirsi a chi crede ancora che questo si possa fare, a coloro che per decine di anni hanno ricordato, inascoltati, che il rischio sismico in Italia ancora è enorme, sciame o non sciame. La invito, vi invito a dedicare a questa battaglia la vostra intelligenza; a sensibilizzare, anche sulla necessità sulla scorta degli avvenimenti di L’Aquila, sul fatto che siamo ancora in emergenza sismica e sulla consapevolezza che la riduzione del rischio sismico ci riguarda tutti, che si può fare senza aspettare sciami, scienziati all’italiana, commissioni di esperti e processi. O il prossimo terremoto.

 

3 thoughts on “Mancava solo Vauro….(Massimiliano Stucchi)

  1. Ritengo che le argomentazioni sopra espresse siano volutamente di parte. La difesa di una lobbies scientifica e di riflesso dell’intero impianto istituzionale. Il processo contro i membri della Commissione Grandi Rischi è centrato non sul mancato allarme, Il processo venne definito storico anche a livello internazionale, dichiarandolo uno scandalo. Qui non si tratta di non aver previsto il terremoto, ma bensì per aver rassicurato la popolazione prima della scossa letale. La partecipazione delle istituzioni scientifiche alla mistificazione mediatica. Da qui i capi d’imputazione.Sappiamo tutti che il rischio sismico in Italia è enorme, però se stiamo parlando del processo alla CGR ci dobbiamo attenere a quello e non divagare su altri temi che, seppur di grande interesse, non sono pertinenti al processo.Processo che vede due imputati con condanne ridotte e ridicole e tra l’altro che solo una trentina delle vittime siano stati soggetti dell’accusa nel proceso, può essere un fatto pero è assolutamente ridicolo e macabro quell’assurdo alenco in fase di sentenza dei trenta, ce ne sono altri 270….Questa sarà la mia ultima partecipazione in questo blog, che considero solo di parte ed una difesa non oggettiva della verità.

    • Buonasera. Questo blog si occupa di aspetti legati al processo: certamente la vignetta di Vauro e l’iniziativa della senatrice Pezzopane lo sono. Lo è anche il problema del rischio sismico; se ha la pazienza di leggere la sentenza di primo grado vedrà che c’entra, eccome.
      Per sua informazione, le persone condannate sono una e non due. Rispetto ai 270 non è chiaro che cosa intende, proprio lei che dice di attenersi al processo.
      Per quanto riguarda il giudizio finale, ci sono certo altri blog che discutono del processo; se ne trova qualcuno non di parte ce lo segnali. Quanto alla verità, ciascuno è convinto di averla.

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