10 domande a una sentenza

MASSIMILIANO STUCCHI
con la collaborazione di alcuni lettori

Circa un anno fa, il 18 gennaio 2013, veniva rilasciato il testo della sentenza del processo “Grandi Rischi”, pronunciata a L’Aquila il 22 ottobre 2012.
Il testo era atteso con molta curiosità, per conoscere le motivazioni di una condanna che, tra le altre cose, aveva visto aumentare la pena rispetto alle richieste del PM e – non ultimo – determinare una somma molto elevata di risarcimento ai parenti delle vittime.
La lettura del testo si rivelò impegnativa, sia per la consistenza (946 pagine), sia per l’organizzazione del medesimo. Lungi da fugare i dubbi e le perplessità della parte che non riteneva giusta la condanna, la lettura non fece che aumentarli.

A valle del rilascio della sentenza vennero pubblicati alcuni libri e numerosi commenti, sia di tipo giornalistico che di approfondimento specialistico, alcuni dei quali ripresi in questo blog.
Mentre si attende l’apertura del processo di appello, questo blog intende tenere viva l’attenzione dei lettori sugli aspetti poco chiari e discutibili della sentenza stessa (senza dimenticare, come ricordato in queste pagine, che la sentenza non è che una piccola parte del materiale processuale, spesso trascurato).

Di seguito vengono proposte “dieci domande alla sentenza”, formulate con il concorso di alcuni lettori che hanno contribuito al blog, ben sapendo che non avranno riposta diretta, ma con l’intenzione di tenere viva l’attenzione su alcuni degli aspetti più importanti della vicenda.
I lettori sono invitati a riflettere, commentare e anche a proporre altri quesiti.

1)     Il processo Grandi Rischi non sarebbe stato un processo alla scienza. Perché allora buona parte della sentenza è dedicata ad aspetti scientifici sismologici, peraltro espressi dal Giudice senza alcun supporto peritale sismologico?

2)     E’ noto, o almeno dovrebbe esserlo, che tutta l’Italia è esposta a rischio sismico, secondo livelli crescenti. Queste valutazioni non vengono eseguite certo nell’occorrenza di una sequenza sismica. Allora, quale “rischio” non sarebbe stato valutato dalla CGR? E’ solo un caso che i termini “rischio” e “indicatori di rischio” vengano utilizzati dalla sentenza secondo definizioni e accezioni molto diverse fra loro?

3)     Perché il PM si è servito di un consulente che, che prima di essere nominato aveva parlato di “strage di stato”? E che in libro pubblicato di recente sostiene che, ben prima del processo, “era arrabbiato con gli imputati”, in particolare con quelli tra loro che si sono occupati del Progetto C.A.S.E. – che egli stesso asserisce “tenevano pronto nel cassetto già prima del terremoto”…? Con quale lucidità e distacco questo CTU può aver redatto la propria relazione e, quindi, che validità può avere la stessa? E perché il giudice l’ha ampiamente utilizzata, ritenendo addirittura di trarre dalla stessa una legge scientifica – che tale non è – per giustificare il nesso causale psicologico?

4)     Perché il Giudice non ha tenuto in nessun conto la testimonianza del Sindaco Cialente, che ha dichiarato di essere uscito dall’incontro “per niente rassicurato ” e che nei giorni successivi alla riunione chiedeva alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al DPC un intervento per la situazione in atto all’Aquila, proclamando lo stato di emergenza ben prima del terremoto?

5)     Perché, viceversa, il Giudice ha ritenuto affidabile in tutto e per tutto l’Assessore Stati, le cui dichiarazioni siano state ampiamente smentite da altri testimoni e che risulta essere l’unica fonte autorevole, in quanto ufficiale, di quelle affermazioni “rassicuranti” che avevano provocato l’ira e l’intervento di Bertolaso?

6)     Perché si attribuisce la responsabilità dei decessi ai sette condannati, omettendo di considerare le singole posizioni e di valutare – semmai – le singole modalità di formazione e trasmissione di “messaggi pseudo-rassicuranti” ?

7)     Perché il Giudice ha omesso di considerare il vero e concreto ruolo avuto dalle distorsioni mediatiche che hanno trasmesso un esito della riunione con contenuti diversi rispetto a quanto realmente accaduto?

8)     Ad esempio, perché non è stata data opportuna rilevanza al fatto che l’argomento dello “scarico di energia”, considerato dal Giudice come parte principale del messaggio “rassicurante”, è stato sollevato solo nel corso della intervista a De Bernardinis avvenuta prima della riunione incriminata, ma mandata in onda come se fosse stata realizzata a valle della riunione stessa?

9)     Mentre gli imputati sono stati condannati per il decesso di 29 persone (su un totale di 309 vittime), per il decesso di altre 7 persone sono stati assolti, essendo stato ritenuto indimostrato il nesso di causalità psicologico tra la condotta illecita affermata in sentenza e le scelte delle vittime. Come ha potuto il Giudice avvalersi, per operare questa distinzione, di una tesi antropologica non verificata e non verificabile scientificamente, omettendo di farsi supportare da un proprio perito, esperto in ambito di neuroscienze e testimonianza? Perché ha ignorato completamente il parere del consulente Morcellini, che proponeva una tesi molto diversa?

10)   Perché il Giudice ha comminato l’interdizione dai pubblici uffici, quando la legge lo prevede solo in caso di reati dolosi e non, come nel caso di specie, colposi?

6 thoughts on “10 domande a una sentenza

  1. Bisognerebbe chiederlo al giornalista Giuseppe Caporale che nella presentazione del documentario Colpa Nostra si riferisce anche a questo episodio. Io non ho visto tale documentario e se ci sono riferimenti precisi all’Atto o agli Atti (Delibera/e di Consiglio o di Giunta?).
    In questo sito
    http://www.3dnews.it/node/770
    in riferimento al documentario e alle parole di Caporale viene detto:
    “Crollano le case costruite sui letti dei fiumi, con cemento depotenziato, senza pilastri. Si polverizzano gli edifici pubblici privi della agibilità . Sotto accusa tecnici corrotti e giunte comunali che all’unanimità approvano la declassificazione dell’Aquila nelle scale di rischio sismico, aprendo la strada alla speculazione edilizia.”
    Sulla mancanza di agibilità (mancanza del collaudo statico) è emblematico il caso della Casa dello Studente mentre per quanto riguarda la mancanza di verifica sismica o strutturale e quindi di attestato di deposito al Genio Civile senza il quale il Comune per legge non può rilasciare il permesso a costruire è emblematico il caso del palazzo di via generale Francesco Rossi dove il PM Picuti a riguardo del condannato padre di una delle vittime dichiara “De Angelis è stato onestissimo, per lui ho la più grande ammirazione. Gli volevo suggerire la risposta durante il suo interrogatorio – ha ammesso il pm in aula – dimmi che hai fatto la verifica strutturale e non l’hai depositata. Oppure dimmi che non l’abbiamo saputo trovarla. Se mi avesse risposto così signor giudice le assicuro che avrei chiesto l’assoluzione, ma De Angelis non se l’è sentita di mentire. E io l’ammiro. Però dicendo la verità ha dato la piena validità del capo d’imputazione”.
    Da Repubblica:
    http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/19/news/condanna_terremoto_aquila-44819037/

  2. Ma cosa c’era da spettarsi da chi per decine di anni ha ignorato di vivere in una zona ad alto rischio sismico, il cui Consiglio Comunale propose la declassificazione sismica del territorio, i cui magistrati non hanno mai indagato sui mancati controlli del Genio Civile e del Comune in relazione ai rilasci dei permessi a costruire e dei collaudi statici degli edifici poi crollati e rilevatisi non a norma… da parte di chi è convinto, magistrati compresi, che dai terremoti ci si difende fuggendo dagli edifici, pratica adottata da sempre dagli abitanti locali (unici al mondo per queste doti) e che da sempre gli ha consentito di salvarsi dai terremoti…. cosa c’era da aspettarsi? non un solo esame autocritico, nessun riferimento agli amministratori locali che per legge sono tenuti a mettere in atto tutte le misure di prevenzione… 10 domande a cui gli interessati non vorranno mai rispondere e se lo faranno non entreranno mai nel merito.

  3. Un commento a caldo. Per le domande 1) e 2) – concetti scientifici specialistici e terminologia tecnica – la risposta è che tutta la sentenza intera è un inno al senso comune, e un conforto a chi vuole conformarvisi.

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