In questi due anni…. (Massimiliano Stucchi)

Dunque, a breve comincerà il processo d’appello.
La Sentenza del 22 ottobre 2012 aveva lasciato incredula una parte dell’opinione pubblica, ed aveva trovato diversi consensi in un’altra parte, che ha compreso anche autorevoli commentatori. Ad esempio il 28 ottobre, sul Corriere, D. Maraini si lanciò in una violenta intemerata a favore della sentenza, che le valse una precisa replica da parte di G.D. Caiazza, presidente del Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei” (Radicali Italiani) su Radio Radicale (2 novembre 2012): “Cara Maraini, leggi almeno l’imputazione”.
Vale infatti la pena di sottolineare che la maggior parte dei commentatori della prima ora, di entrambi i fronti, aveva una conoscenza minima della sostanza dell’accusa e dei temi dibattuti al processo (certo, uno non può certo seguire tutto, deve affidarsi ai media; e quindi…). Il confronto fra colpevolisti e innocentisti si reggeva ancora su parole d’ordine imprecise, quali “processo alla scienza”, “mancato allarme”, “non aver previsto il terremoto”, “aver rassicurato”, ecc.
Del resto non va dimenticato che, il giorno stesso della conclusione delle indagini (3 giugno 2010), l’allora Procuratore Generale, A. Rossini, rilasciò una intervista televisiva in cui affermò:

Non si tratta di mancato allarme, l’allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case”

Questa informazione influenzò enormemente i media e, da questi, l’opinione pubblica. Tra l’altro fu alla base di innumerevoli commenti e, anche, dell’iniziativa che portò alla presa di posizione di migliaia di scienziati di tutto il mondo, successivamente attaccata da PM, blogger e parte della stampa come impropria e tendenziosa. Nella citata intervista Rossini aggiunse anche l’infelice frase:

“Speriamo di arrivare ad un risultato conforme a quello che la gente si aspetta”.

Dal giorno della sentenza si dovette attendere il 18 gennaio 2013 per poter leggere la lunga Motivazione, con le sue risposte a tutte le domande possibili (anche a quelle mai formulate), le sue arrampicate sui vetri, i suoi svarioni, i suoi paradossi. E, soprattutto, il sistematico ignorare le evidenze favorevoli agli imputati: solo per fare qualche esempio, la testimonianza del Sindaco di L’Aquila, M. Cialente, che disse di non essersi sentito per nulla rassicurato dalla riunione incriminata e, addirittura, il giorno seguente chiese al Governo la proclamazione dello stato di emergenza; oppure la memoria di M. Morcellini, consulente tecnico di B. De Bernardinis e M. Dolce che, fra le altre cose, esprimeva perplessità sulla cosiddetta “legge scientifica di copertura costituita dal modello delle rappresentazioni sociali” del consulente del Tribunale A. Ciccozzi.

Con notevole tempistica “Presa Diretta” (PD) andò in onda sul processo tre giorni dopo la pubblicazione della motivazione, con il suo stile solo apparentemente bipartisan (a cominciare dal titolo della puntata: “Irresponsabili”). Ne seguì una ferma presa di posizione dei sismologi INGV più impegnati nella vicenda, cui il titolare della trasmissione R. Iacona rispose, via facebook, in modo molto duro. Fra le perle, alla obiezione che PD (e anche la Motivazione, ndr) avesse intervistato su nozioni di rischio sismico F. Stoppa, vulcanologo, Iacona rispose che anche F. Barberi lo era… (dimenticando forse il curriculum – un tantino più alto – di Barberi, da più di trent’anni impegnato nella valutazione e riduzione del rischio sismico).
Nel corso della trasmissione, ripresa anche da un recente post dell’attivissimo R. Salvadorini su lettera43, avvenne una specie di miracolo: comparve uno spezzone dell’audio della conferenza stampa successiva alla riunione del 31 marzo 2009, audio che non figurava fra gli atti del processo (vi figurava solo il video). Questo spezzone, relativo a una parte delle dichiarazioni di De Bernardinis, venne offerto al pubblico – anche sottotitolato – estraendolo dal suo contesto, che rimane per ora sconosciuto.

Il problema della estrazione dal contesto e della trasmissione parziale delle dichiarazioni sta diventando, non solo per questo processo, una piaga in piena espansione. Provate a pensare, per capirci, se avvenisse la stessa cosa per un libro, o un dipinto. E il problema è aggravato dall’abitudine, ormai molto diffusa, di far scorrere a video immagini che c’entrano poco con il parlato e si riferiscono a tempi diversi. Questo stile ha determinato, ad esempio, che la famosa intervista a De Bernardinis (quella del bicchiere di vino per intenderci), resa prima della riunione del 31 marzo 2009 ma messa in onda dopo di essa, sia stata intesa anche da molti commentatori – anche all’estero – come effettiva conclusione della riunione stessa (si deve peraltro notare che la Motivazione definisce quella intervista come resa “a margine della riunione”, termine ambiguo che dal punto di vista temporale non ha significato). Questo svarione è stato e resta frequente in Italia ma soprattutto all’estero; anche per questo scopo il sito http://eagris2014.com sta cercando di proporre in inglese gli aspetti più contradditori della vicenda processuale.

Nel seguito, Sentenza e Motivazione sono state oggetto di ampio dibattito nei media, nei blog e in numerose sedi di scienza, diritto, di problemi della comunicazione ecc. Prima di inoltrarci in queste discussioni, vale la pena di ricordare l’intervento di M. Paolini su Repubblica del 22 settembre 2013, nel cinquantesimo anniversario della tragedia del Vajont, con il quale cercò – infelicemente – di istituire un parallelo con quella vicenda, il cui processo si celebrò proprio a L’Aquila (tra l’altro, mentre quel processo “finì con condanne lievi rispetto alle richieste”, il processo “Grandi Rischi” finì come è noto in modo diverso). A quell’articolo cercò di rispondere E. Boschi, ma la sua risposta non venne pubblicata da Repubblica. Anche da quell’articolo nacque questo blog, che ospitò ben quattro lettere aperte a Paolini, con inviti al confronto: inviti anch’essi ignorati.

 

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