Era facile prevederlo…..(Massimiliano Stucchi)

Era facile prevedere che qualche giornalista disinvolto si sarebbe impadronito della notizia (che poi notizia non è) del presunto avvio della sperimentazione del metodo denominato OEF (Operational Earthquake Forecast, ovvero previsione operativa dei terremoti) per collegarla al processo Grandi Rischi. E’ successo con un articolo di G. Sturloni

sturloni.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/09/04/e-se-un-giorno-un-terremoto?ref=fbpe

che, dopo aver descritto il metodo e le sue potenzialità – sia pure in modo abbastanza generico – non resiste alla tentazione di parlare delle vicende che precedettero il terremoto dell’Aquilano del 6 aprile 2009, affermando con sicurezza:

“Se in quella maledetta prima settimana di aprile del 2009 i cittadini dell’Aquila avessero potuto accedere a uno strumento del genere, avrebbero saputo che, per via di uno sciame sismico in corso da mesi, la probabilità di un forte terremoto era drasticamente aumentata. Invece la Commissione Grandi Rischi li rassicurò fornendogli l’informazione opposta: tranquilli, lo sciame sta scaricando l’energia. In molti, la notte del 6 aprile, nonostante le scosse continue, scelsero di restare in casa. Sotto le macerie morirono 309 persone”.

L’informazione circa il presunto avvio dell’OEF proviene da un articolo di W. Marzocchi, A.M. Lombardi e E. Casarotti dell’INGV, appena pubblicato dalla rivista Seismological Research Letters (SRL)

http://srl.geoscienceworld.org/content/85/5/955.full

puntualmente già ripreso da Repubblica

http://www.repubblica.it/scienze/2014/09/01/news/previsione_terremoti-94811894/?rss

e da Le Scienze, in combinazione con un altro articolo su problemi diversi

http://www.lescienze.it/news/2014/09/01/news/rischio_sismico_italia_normative_previsioni_probabilistiche-2269296/

In realtà l’OEF, – che poi, concettualmente, non si basa su un solo approccio, mentre quello descritto non è che uno dei possibili approcci – è in fase di sperimentazione da diversi anni nel mondo e in Italia, tant’è vero che, per restare nell’ambito del Processo, il PM Picuti e il Giudice Billi riportano le mappe disponibili prima del terremoto dell’Aquila rispettivamente nella requisitoria e della Motivazione della Sentenza. Colpisce peraltro che, sia in questi documenti, sia nell’articolo di G. Sturloni, non si parli di OEF traducendone in italiano il significato inglese chiarissimo, ma parlando di “pericolosità sismica a breve termine”, circonlocuzione non immediatamente comprensibile e poco o nulla usata all’estero.
Inoltre l’OEF è oggetto di intenso dibattito, sia riguardo la sua “efficienza” (ovvero, la reale capacità del metodo di fornire stime precise e quantitativamente significative), sia riguardo il suo possibile impiego, come testimonia ad esempio la presa di posizione dei ricercatori canadesi K. Wang e G. C. Rogers

http://srl.geoscienceworld.org/content/85/3/569.full

che abbiamo commentato in questo blog

https://terremotiegrandirischi.com/2014/05/20/quando-comincia-lemergenza-sismica-m-stucchi/#more-382

e che ha ricevuto una dura replica da parte di T. Jordan, lo stesso W. Marzocchi, A.J. Michael e M.C. Gerstenberger sempre sul numero appena uscito di SRL.
Questa parte del dibattito riguarda esattamente il problema del possibile utilizzo del metodo da parte delle amministrazioni e del cittadino, in relazione alla possibilità “operativa” di comprendere e gestire probabilità di accadimento che, anche se aumentate, restano notevolmente basse, ossia dell’ordine di poche unità percentuali (molto diverse, ad esempio, da quelle delle correnti previsioni meteorologiche).
Sturloni sembra non avere dubbi. Una probabilità su cento diventa “dannatamente” più alto del normale (e se per caso diventasse del 30%?), anche se “al 99 per cento, le scosse scemeranno senza far danni”. Però, con il 99% di probabilità che NON avvenga il terremoto, secondo il cronista ciascuno potrà “scegliere cosa fare: restare, partire, passare la notte in macchina, dire alla figlia che studia fuori sede di non tornare questo weekend. L’equivalente moderno, su base scientifica, del buonsenso popolare: se c’è stata una scossa, via di casa finché la terra non smette di tremare”.
Lasciamo al lettore giudicare se quanto sopra avviene davvero, e invitiamo anche a pensare da subito al tempo che ciascun abitante di zone ad alta attività sismica potrebbe passare fuori dalla propria casa. Moltiplicato per il numero di abitanti. Lo invitiamo anche a pensare se per caso l’idea (non certo l’abitudine) di andar via di casa finchè la terra non smette di tremare non abbia a che fare, per caso, anche col problema della sicurezza sismica degli edifici. Ah ma già, T. Jordan et al. sostengono che la messa in sicurezza degli edifici storici (a partire da che data?) può non essere praticabile. E persino il giudice Billi, nella sua stranota (e stralunga) Motivazione della Sentenza scriveva che

In tema di valutazione e di mitigazione del rischio sismico, l’affermazione secondo la quale “l’unica difesa dai terremoti consiste nel rafforzare le costruzioni e migliorare le loro capacità di resistere al terremoto” appare tanto ovvia quanto inutile.…………….
Tale affermazione è inutile perché fornisce una indicazione non attuabile in concreto e pressochè impraticabile.
Strane consonanze.

Sturloni  fornisce  poiuna sorprendente excusatio non petita:
“Se però l’OEF darà risultati attendibili, Marzocchi non ha intenzione di tenerlo chiuso in un cassetto. Il diritto a essere informati sui rischi, del resto, è sancito anche a livello internazionale. Perché i cittadini italiani non dovrebbero avere le stesse informazioni degli esperti, soprattutto quando queste informazioni possono fare la differenza fra la vita e la morte”

Abbozziamo un commento. Il diritto a essere informati sui rischi è solo sacrosanto. Si tratta solo di evitare che gli venga propinato in modo semplicistico ed errato, associando ad esempio una probabilità dell’1% a una questione di vita o di morte… E che qualcuno spieghi (dopo averlo capito) che se il rischio è il prodotto di pericolosità x vulnerabilità x esposizione, sono queste ultime due sulle quali si può intervenire in tempo di pace. Ad esempio, un cittadino avrebbe il diritto/dovere di conoscere la vulnerabilità sismica dell’edificio in cui abita; ma di questo parametro spesso non se ne vuole parlare perché condizionerebbe il mercato. Ne vogliamo parlare?

In definitiva, comunque, è solo ovvio e opportuno che i ricercatori sperimentino e discutano. Ricordiamo che sul metodo non c’è ancora consenso, e che la affidabilità è ancora tutta da dimostrare. Una volta asseverata la validità scientifica del metodo, spetta alla comunità e ai loro amministratori conoscere, valutare e scegliere se l’OEF è proprio quello di cui hanno bisogno in futuro, quali siano le soglie di attenzione, e se pensano di occuparsi della sicurezza solo quando c’è uno sciame o quando la febbre aumenta di qualche linea. Se davvero lo pensano, ok.

L’Aquila e il Processo Grandi Rischi, però, sono un’altra cosa.
Quanto è successo è noto: ripetere che la Commissione Grandi Rischi “tranquillizzò” è falso, dato che gli strumenti della presunta tranquillizzazione sono un’intervista rilasciata dal Vice Capo del Dipartimento della Protezione Civile prima della riunione della Commissione – e messa in onda dopo – e un verbale reso pubblico dopo il terremoto (si veda in proposito l’analisi di G. Cavallo in questo blog):

https://terremotiegrandirischi.com/2014/03/06/una-lettura-critica-della-sentenza-del-processo-grandi-rischi-2/

A maggior ragione associare la presunta tranquilizzazione alla affermazione che “la probabilità di un forte terremoto era drasticamente aumentata”, ricordando quanti morirono sotto le macerie, è cinico e ignobile.
Non crediamo – o vogliamo sperare – che gli autori dell’articolo su SRL la pensino in questo modo, e che abbiano bisogno di questi argomenti per pubblicizzare il loro metodo. Ad ogni buon conto confidiamo in una sollecita presa di distanza da queste argomentazioni da parte loro.

2 thoughts on “Era facile prevederlo…..(Massimiliano Stucchi)

  1. Il gioco sporco della previsione continua… e il giornalista “scientifico” de l’Espresso, con tanto di laurea in fisica, si presta a tale gioco. Il mio commento, non altrettanto qualificato e dettagliato come il suo Stucchi, anche perchè scritto di getto senza leggere la pubblicazione, a tale articolo di Sturloni sul blog de l’Espresso è questo ma ancora è in moderazione… mah…

    E se un giorno il terremoto….
    E se un bel giorno Giancarlo Sturloni si occupasse invece di prevenzione sismica? come anche l’Espresso? del fatto che si continua a costruire male e senza controlli e che i palazzi in Italia crollano anche senza terremoti? sarebbe proprio un bel giorno nel quale si metterebbe da parte chi gioca sporco con la previsione dei terremoti e si comincerebbe finalmente a parlare del vero problema. Forse è utopia?
    Alcune semplici domande all’autore che si sarebbe posto un inesperto:
    “Se però l’OEF darà risultati attendibili”…. è possibile sapere quando? con la probabilità dell’1% in una sequenza sismica quanti anni occorrerebbero per la verifica? e cosa si intende per attendibili?
    Con tali percentuali se la sentirebbe di dire non dico a sua figlia, in quanto credo che lei sia troppo giovane, ma alla sua fidanzata che studia fuori di non tornare per il weekend? e se magari, visto che si tratta di probabilità, la scossa distruttrice arriva la settimana successiva o quell’altra ancora? Con chi se la prende poi con Marzocchi? Se alla Commissione Grandi Rischi sono stati dati 6 anni quanto daranno i magistrati a Marzocchi per aver previsto male l’imprevedibile? la pena di morte?
    ”L’equivalente moderno, su base scientifica, del buon senso popolare: se c’è stata una scossa, via di casa finché la terra non smette di tremare.”
    E quando pensa che la terra finisce di tremare? Nel Pollino la sequenza è durata due anni senza evento catastrofico… si sta fuori due anni? e poi chi lo stabilisce? il modello OEF? Marzocchi? ma a quale buon senso si riferisce? al buon senso della transumanza sismica? quella di un popolo di pecoroni, come solo noi italiani siamo capaci di essere, che invece di preoccuparsi di come sono messi gli edifici pensa che sia possibile scappare dai terremoti?
    “Perché i cittadini italiani non dovrebbero avere le stesse informazioni degli esperti, soprattutto quando queste informazioni possono fare la differenza fra la vita e la morte?”
    Sono queste le importanti informazioni (1% di probabilità su un terremoto di magnitudo 4.5, 5 o 5.5 che magari, perchè profondo o perchè in area priva di particolari amplificazioni sismiche, non provoca ingenti danni) che fanno la differenza tra la vita o la morte o piuttosto sapere la vulnerabilità sismica del proprio edificio o della scuola dei propri figli al fine di poterla ridurre?

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