Il segnale, il rumore e l’approssimazione (arte e scienza della sciatteria) (Massimiliano Stucchi)

Domenica 19 gennaio 2014 A. Massarenti ha segnalato su Sole 24ore il corposo libro (664 pagine) di Nate Silver “Il segnale e il rumore; arte e scienza della previsione” (originale inglese del 2012), che comprende un capitolo sulla previsione dei terremoti – prendendo spunto dal terremoto aquilano del 2009 – e anche un paragrafo sul processo Grandi Rischi.

Secondo Massarenti Nate Silver, “statistico e scrittore”, 36 anni, è famoso per “aver azzeccato, grazie a un algoritmo da lui inventato, serie impressionanti di previsioni riguardo al baseball, il poker e la politica, annunciando con grande anticipo la rielezione di Obama, dopo che nel 2008 aveva previsto correttamente l’esito dell’elezione presidenziale in 49 stati su 50…”. Secondo Time, è uno dei cento uomini più influenti del mondo.
L’ho comprato subito.

Silver mi scuserà se, preso da curiosità, sono passato direttamente al capitolo su L’Aquila, che si intitola “alla ricerca disperata di un segnale”. Nelle 40 pagine del capitolo Silver passa disinvoltamente dalla spiegazione del concetto di magnitudo-momento alle previsioni di Giuliani, alla storia sismica dell’Aquila; riferisce una intervista con Susan Hough, sismologa di Caltech (che gli chiede “quale sarebbe il tuo lavoro?” risposta omessa….), elenca il periodo di ritorno degli scuotimenti distruttivi nelle maggiori città degli States, spiega la relazione di Gutenberg&Richter, analizza casi di previsioni fallite, cerca di spiegare il concetto di “overfitting” e molte altre cose.

In realtà anch’io nel corso della lettura mi sono trovato alla “disperata ricerca di un segnale”, di un filo logico, di una posizione, di una conclusione. Ho trovato, viceversa, molta approssimazione, sciatteria, malainformazione. Mi rendo conto che non deve essere facile imbastire un discorso sensato avendo anche la pretesa di spiegare, al solito “lettore”, che cosa siano i terremoti, la magnitudo, previsione e predizione, ecc.
Tuttavia, secondo me, uno scrittore “scientifico” avrebbe il dovere di proporre argomenti e punti di vista chiari e di sostenerli con dati e evidenze che stiano in piedi (e magari farsi aiutare a controllare che la traduzione sia fatta bene).
Nel capitolo, viceversa, si sostiene ad esempio che:

•        l’Aquila si troverebbe vicino a un tipo di faglia “particolarmente violenta (sic), nota come zona di subduzione dove la placca africana (..) scivola lentamente e inesorabilmente sotto la placca eurasiatica…”;

•        il terremoto più grave che colpì l’Aquila [oltre ad altri a me sconosciuti] sarebbe stato quello del 1786 [che in realtà ha magnitudo 5.0 secondo il catalogo italiano….], che avrebbe provocato più di 5000 vittime;

•        l’Aquila si troverebbe sopra il letto di un antico lago (come Città del Messico…);

•        la città si era troppo rilassata rispetto al pericolo sismico: “Non c’era neanche il livello minimo di preparazione al terremoto: norme edilizie adeguate [falso, c’erano], provviste di emergenza [?], esercitazioni.

Si sostiene anche che un minimo di allarme avrebbe potuto salvare un numero incalcolabile (sic) di vittime; e su questo concordano tutti, non solo nel caso dell’Aquila, fermi restando i problemi legati alla gestione operativa di un simile allarme, ancora poco approfonditi e appena sfiorati anche da Silver quando riferisce degli effetti delle “previsioni-Giuliani”.

La consultazione delle fonti di Silver rivela che si tratta prevalentemente di articoli di tipo giornalistico, online. Per carità, nulla contro, ma spesso questi articoli presentano opinioni piuttosto che dati, sono fonti secondarie, che poi magari altri Silver usano con la stessa disinvoltura. I dati sarebbe meglio cercarli presso fonti più robuste (peraltro, non aiuta certo il fatto che la numerazione dei riferimenti nel testo non corrisponda a quella delle note).

A un certo punto Silver introduce la distinzione fra “predizione” e “previsione”, termini che rappresentano la traduzione italiana di “prediction “ e “forecast”, anche se non rendono altrettanto bene la differenza (e il traduttore – infatti – li mescola abbondantemente). Di lì in poi si addentra in analisi relative ad entrambe le problematiche, probabilmente per mostrare che la predizione è difficile se non impossibile mentre la previsione, da lui definita “affermazione probabilistica su scala molto lunga”, è possibile.
Propone e analizza grafici che mostrano sequenze temporali di eventi sismici che, a detta sua, potrebbero segnalare scosse “premonitrici” distinguibili: fra queste, ad esempio, l’evento di magnitudo 7.5 di Tohoku, Giappone, che ha preceduto di cinque ore l’evento di magnitudo 9 (caso un po’ particolare, viste le dimensioni degli eventi in gioco…). Anche per l’Aquila Silver ritiene che vi sia uno schema riconoscibile.
Tuttavia i grafici presentano una finestra temporale limitata e, soprattutto, non presentano eventi senza scosse “premonitrici” e/o falsi allarmi. O forse li vorrebbero presentare: infatti, secondo il testo due figure (5-4c e 5-4d) dovrebbero essere dedicate ai terremoti di Haiti (2010) e Nevada (sequenza 2008). Peccato che, forse per un errore nella composizione del volume, al loro posto sia stata replicata per ben due volte la figura riferita a l’Aquila….

Da ultimo, infatti, Silver affronta il tema del processo Grandi Rischi, in un paragrafo che si intitola “La scienza a processo” (il giudice Billi e i suoi ghost writers non saranno certo d’accordo…. ). E definisce il processo “ovviamente ridicolo”. Subito dopo – forse per mitigare questa presa di posizione – si chiede se non ci fosse qualcosa che gli scienziati potevano fare in modo migliore, e fornisce una risposta nella quale in una sola frase riesce a infilare un numero elevato di (chiamiamole) stravaganze:

“ci sono prove piuttosto evidenti (sic!) che il rischio di forte terremoto aumenta in modo sostanziale, forse incrementa temporaneamente dalle 100 alle 500 volte rispetto al tasso base dopo uno sciame sismico”. DOPO?

Poi propone un accenno zoppicante alla “previsione a corto raggio [forse tradotto male dall’inglese short-term ?] che poteva essere rilevante a l’Aquila”, basato sulla “scoperta che i terremoti più forti producono sempre scosse di assestamento” (ah, davvero? E uno si chiede che cosa c’entri con l’Aquila).
E infine propone una conclusione per niente rassicurante, e che fa rimpiangere la spesa per il libro:

ci saranno ancora previsioni errate. Mentre la memoria dei nostri errori si sbiadisce, il segnale sembrerà ancora brillare all’orizzonte e noi, assetati di previsione, lo inseguiremo anche se è solo un miraggio”.

O bella, ma allora non abbiamo imparato nulla? E poi, noi chi?
E nemmeno abbiamo speranza, perché la quarta di copertina sancisce:

 “Il segnale è verità. Il rumore è ciò che ci distrae dalla verità. Noi viviamo nel rumore.”

Proprio così. Noi viviamo nel rumore “naturale”, cui si aggiunge quello – assordante – della comunicazione frettolosa, superficiale, tendenziosa e costosa di moltissimi media e di quanti sono considerati, o si considerano, i guru della comunicazione moderna.
Quelli che si chiedono “se non ci fosse qualcosa che gli scienziati potevano fare in modo migliore”, e sanno anche che cosa, ovviamente.
Quelli che non si chiedono se per caso non ci sia qualcosa che potrebbero fare meglio anche loro, a cominciare dal far rileggere il proprio testo e curarne la composizione.
Quelli che ritengono di aver capito tutto e di poter discutere di tutto, anche se hanno letto – o fatto leggere – solo qualche fonte di seconda mano.
Quelli che approfittano di problemi e drammi che hanno ignorato fino a ieri per sproloquiare, fare consulenze, libri, carriera; e per tracciare spartiacque.

2 thoughts on “Il segnale, il rumore e l’approssimazione (arte e scienza della sciatteria) (Massimiliano Stucchi)

  1. Il problema é che anche l’informazione piú robusta non é detto sia veirtiera, spesso anche per convenienze politiche, a volte sono piú vere le fonti poco attendibili, fermo restando che parlare del perché i terremoti si formino ad una massa di persone poco ferrate sull’argomento richiede molta preparazione ed attenzione anche per evitare di far nascere false credenze

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