Le colpe degli altri. Considerazioni dopo il terremoto di Amatrice (Massimiliano Stucchi)

Questa volta nessuna “mancata previsione”, come per il caso del terremoto di L’Aquila del 2009. Il terremoto non è stato preceduto da una sequenza di scosse di minore energia, come nel caso del terremoto di L’Aquila del 2009. Non vi è stato quindi, questa volta, il consueto dibattito sulla prevedibilità a breve termine dell’evento. Va ricordato che tale dibattito, nel caso del terremoto del 2009, aveva portato, in conseguenza della riunione degli esperti nel capoluogo abruzzese una settimana prima dell’evento, alla successiva incriminazione e condanna degli esperti stessi in primo grado, condanna poi annullata in sede di Appello e di Cassazione. Questo blog aveva seguito attivamente quella vicenda.

Vi è stato qualche accenno al possibile “complotto” INGV, per conto del governo ovviamente, per tenere basso il valore di magnitudo (6.0 invece di 6.2, come proposto dagli americani), e questo per non risarcire i danni provocati dal terremoto. Perché – secondo qualcuno – lo stato italiano non risarcirebbe i danni se la magnitudo del sisma è inferiore a 6 (sic!). Questa bufala prende spunto in realtà dalla confusione che la maggior parte degli italiani fa fra magnitudo, che misura l’energia liberata sotto forma di onde elastiche, e intensità, che misura invece la severità degli effetti in un dato luogo: un po’ come il calore diffuso da un radiatore e la temperatura misurata nelle varie parti di una stanza, concetti difficili solo in Italia (ahi, la buona scuola !). Essendo tradizionalmente 6 il valore di intensità corrispondente a danni leggeri (intensità 5 corrisponde a forte scuotimento senza danno), la bufala si alimenta sulla predetta confusione. Va peraltro precisato che i risarcimenti vengono effettuati in base al danno subito dalle singole abitazioni e non in base alla intensità che i sismologi assegnano a una località per scopi scientifici.

Le colpe del disastro, con livelli di danno diffuso di una entità che non si vedeva dal terremoto del 1980, sono quindi da ricercarsi altrove. Mentre il vescovo di Ascoli Piceno ha chiesto a Dio “che si fa?” (sembra che Dio abbia risposto: prova a mettere in sicurezza i campanili, prima di tutto!), il vescovo che ha officiato le esequie a Amatrice ha riconosciuto che sono le opere dell’uomo a uccidere. Alla buon’ora! Ma l’uomo chi? E qui ci si può sbizzarrire. Alcune costruzioni “migliorate” o adeguate secondo le norme antisismiche sono crollate, e non avrebbero dovuto: colpa della progettazione, dell’esecuzione, dei controlli? Fondi per la messa in sicurezza di edifici pubblici dirottati altrove? La Procura di Rieti sembra intenzionata a indagare anche su crolli di abitazioni private anche indipendentemente da eventuali vittime: e sarebbe un’ottima cosa.

E poi, in molti casi, ci sono le costruzioni antiche “che avevano sempre resistito ai terremoti” (ma le costruzioni, come le persone, invecchiano e si indeboliscono). E quelle rimaneggiate “fai da te”, con poca competenza e pochissimo know-how ingegneristico; e pensare che Amatrice è stata inserita in zona sismica dal 1915, e addirittura in prima categoria dal 2003!

Certo, ci sono responsabilità individuali e mancanza di cultura sismica. Dopo ogni terremoto che mi ricordo, cioè almeno dal 1980, si fanno calcoli di quanto costerebbe e di quanto tempo ci vorrebbe a “mettere in sicurezza” l’intero patrimonio edilizio italiano. Questi calcoli tornano subito dopo nel cassetto di fronte alla questione del “chi deve fare? chi paga”?

L’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3279 del 2003 richiedeva che gli enti proprietari di edifici pubblici eseguissero una analisi di vulnerabilità degli edifici stessi entro cinque anni (analisi, non messa in sicurezza). La scadenza è stata prorogata di altri cinque anni, e poi ancora. Non si dispone, a mia conoscenza, di un quadro di insieme dei risultati. Poi bisognerebbe procedere con l’adeguamento sismico. Lo Stato ha messo a disposizione qualche limitata risorsa per le scuole; molte scuole sono state rese più sicure ma a Amatrice è andata come sappiamo.

E per le abitazioni private?
Qui forse occorre un cambio di prospettiva. Per 40 anni ho sentito dire (e ho detto) che deve pensarci lo Stato. Lo Stato, questa fantomatica entità che poi siamo tutti noi, con le nostre tasse. Poi ho cominciato a chiedermi: ma devo pagare io l’adeguamento di una abitazione costruita malissimo, che ha eluso i controlli, o addirittura abusiva, non registrata in catasto? Cioè, quello Stato che il proprietario ha magari frodato in tutti i modi lo deve anche risarcire, ovvero mettergli in sicurezza la sua abitazione?

Ecco, insomma: occorre cominciare a pensare che l’adeguamento sismico si può/deve fare anche con proprie risorse, che ha costi sostenibili, che si tratta magari di scegliere fra rinforzare casa propria e abbellirne gli interni.

In sostanza, che se crolla casa nostra non è sempre e solo colpa degli altri.

 

 

 

 

 

6 thoughts on “Le colpe degli altri. Considerazioni dopo il terremoto di Amatrice (Massimiliano Stucchi)

  1. Meravigliosamente chiaro e del tutto condivisibile.

    “A Amatrice è andata come sappiamo”: dalle notizie di stampa, forse imprecise, mi è sembrato di capire che, una volta richiesti e ottenuti i fondi per il miglioramento antisismico (di per sè un’ottima cosa se fatto secondo le regole), l’amministrazione si sia trovata davanti al dilemma se utilizzarli invece per vetri rotti, infissi fatiscenti e una caldaia per il riscaldamento invernale fuori uso, decidendo alla fine per una sorta di “compromesso” tra sicurezza antisismica e agibilità della scuola. Non sto condannando, cerco solo di “leggere” le cose, altrimenti inspiegabili.

    @leoneoliva: concordo assolutamente, ma accade perché si parte dal punto sbagliato: i “rappresentanti” della professione di geologo dovrebbero evitare accuratamente di parlare di costruzioni. E’ come se io (ordinario di Tecnica delle Costruzioni) mi mettessi a discettare di geofisica: probabilmente sparerei solo caxxate.

    @carlo: il “libretto di manutenzione” delle strutture di una costruzione nuova è già previsto tra i documenti obbligatori di un progetto strutturale. Per le costruzioni esistenti, viceversa, il problema è molto complesso. Nel caso delle questioni energetiche, i serramenti si vedono, possono essere misurati e se ne può fare una caratterizzazione dal punto di vista energetico. Per le strutture, la questione ha dimensioni “astronomiche”: per misurare le dimensioni di travi e pilastri in calcestruzzo armato in una casa devo rompere muri interni, pavimenti, controsoffitti, le piastrelle del bagno, smontare la cucina, etc.: se pure ci riuscissi, sarebbe inutile perché non saprei le barre di armatura nascoste all’interno quante sono, che sezione hanno, dove sono sistemate, dove si interrompono-si giuntano-si sovrappongono, etc. Ovviamente non è impossibile, ma è complesso e costoso. Tuttavia, un “libretto del fabbricato” redatto senza queste notizie o è inutile o è una truffa.

  2. Condivido in pieno. Ma abbiamo troppi tromboni in giro, anche il presidente dell’ordine dei geologi (spero di aver capito bene di chi si trattava) ha rilasciato un’intervista a radio24 imbarazzante. Tra le altre amenità: cosa fare in caso di scossa sismica “mettetevi dentro un comò” forse giocava, ma personalmente ne ho ricevuto un’inquietante sensazione di inadeguatezza della persona e di sconforto per tutti noi.

  3. Bravo Max! Da tempo mi batto per I’ istituzione obbligatoria del libretto di manutenzione dei fabbricati. Come gia esiste per gli impianti energetici. Piu sicurezza e molto minor costo per lo Stato!!

  4. Ottima analisi di Max Stucchi che ha vissuto tutte le vicende sismiche italiane degli ultimi decenni, tutte sempre in prima fila. E non solo dal punto di vista scientifico. Quello che fa rabbia è che anche in questi giorni, politici e commentatori mostrano di non conoscere le cose che qui descritte con chiarezza e semplicità. L’ignoranza è la costante che percorre tutta la recente storia sismologica del Paese

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