L’importanza dei controlli e del ruolo dello Stato nella riduzione del rischio sismico (Alessandro Venieri)

E’ vero: sono pienamente d’accordo con l’articolo di Massimiliano Stucchi “le colpe degli altri”, non bisogna sempre piangersi addosso e delegare agli altri, allo Stato in genere, compiti a cui lo Stato stesso non riesce poi ad assolvere. Sicuramente è soprattutto un problema di carattere culturale, quindi di lunga e difficile risoluzione, ma il problema rimane, i terremoti ci saranno e alcuni saranno ancora più forti di quello dell’Aquila, dell’Emilia e di Amatrice, perciò un cambiamento dovremo pur farlo pensando ai nostri figli e alle future generazioni.

Comunque ho notato, nel corso degli anni e della mia attività, prima da libero professionista e poi da dipendente pubblico, che è necessaria una maggiore forma di controllo che possa separare il legame che inevitabilmente si crea, per motivi economici, tra il mondo imprenditoriale e il mondo professionale e cioè tra chi commissiona il progetto, la direzione lavori e il collaudo di un edificio e chi li esegue. Infatti molti cittadini non si rendono conto che le imprese, logicamente, perseguono il profitto e a volte (anche per ignoranza) questo va a discapito della sicurezza. Quante persone ho sentito dire “ahhh ma l’imprenditore che ha costruito la mia casa mi assicurato che è antisismica”. Questo compito spetta sicuramente allo Stato che è deputato alla tutela e agli interessi di tutti i cittadini. Da questo punto di vista, a mio avviso, non siamo messi affatto bene. Dopo un terremoto leggere sui giornali o ascoltare nelle TV quasi sempre i rappresentanti degli Ordini Professionali e marginalmente, a volte quasi in contraddittorio, i rappresentati delle Istituzioni preposte alla sorveglianza sismica del territorio a me fa un certo effetto, direi di tristezza. E’ come se gli Ordini Professionali abbiano il ruolo di controllo sugli organi tecnici dello Stato e non viceversa. In molte Regioni c’è proprio l’assenza di Sevizi Tecnici Sismici e Geologici a cui poter far riferimento. Ma all’estero, mi chiedo, è così? Ricordo di aver visto le immagini dei recenti terremoti avvenuti in Nuova Zelanda e i servizi dei telegiornali locali per primo illustravano i danni e poi si collegavano con il sismologo dell’Istituto preposto alla sorveglianza sismica che spiegava cosa era accaduto dal punto di vista geologico, la storia sismica di quel territorio e la possibile evoluzione del fenomeno. Non ho mai ho sentito intervenire rappresentati di Ordini Professionali e tra l’altro non so se esistano in quella Nazione.

E’ opportuno ricordare che i rappresentanti degli Ordini Professionali, con tutto il rispetto per il ruolo che svolgono, intervengono, logicamente, per difendere e promuovere l’attività dei professionisti iscritti al proprio Albo. Quasi mai un Ordine Professionale cancella un proprio iscritto per non aver rispettato il codice deontologico inerente i doveri di interesse pubblico e generale (in genere è il primo articolo dei vari codici), o per incapacità professionale, o perchè addirittura condannato…. per morosità invece è sicura la sua cancellazione.Addirittura attualmente, anche nell’ambito delle azioni di protezione civile, l’Ordine Professionale dei Geologi con i propri iscritti e tramite protocolli di intesa con le Istituzioni si sostituisce a quelle attività, come la costituzione dei presidi territoriali, che dovrebbero essere un compito specifico assicurato dalle Amministrazioni competenti.

In sostanza possiamo avere la migliore normativa sismica del mondo, i migliori indirizzi per gli studi di microzonazione sismica, ma se nessuno o pochi controllano che vengano rispettati correttamente, tutto questo bel lavoro viene vanificato. Dei pochi controlli riguardanti la normativa tecnica vigente sulle costruzioni (come il sorteggio a percentuale delle pratiche depositate), che vengono eseguiti nelle diverse regioni, ciò che viene rilevato non essere a norma, viene per legge, inviato alla Procura della Repubblica territorialmente competente. Bene si è mai sentito parlare di edifici sequestrati e demoliti perché non a norma sismica? Quanti ne sono rispetto a quelli segnalati difformi? Perchè si arriva a scoprirlo sempre dopo un terremoto? Se mai si arriva poi a scoprirlo… è stata mai fatta una indagine su questi aspetti? Una ricognizione? Non è anche questa un’opera importante di prevenzione? Questi Uffici, a mio parere, se dotati di personale qualificato e in numero adeguato potrebbero essere la punta di diamante della prevenzione ai fini del rischio sismico a cui poter affidare anche compiti legati alla valutazione della vulnerabilità degli edifici per poter far eseguire mirati interventi di messa in sicurezza sismica.

Se non partiamo da tale aspetto non credo che si possano fare importanti passi in avanti. Il cittadino ancora non ha una cultura tale e gli strumenti per poter capire se il proprio edificio è vulnerabile e come possa essere messo in sicurezza sismica o come si possa ridurre la sua vulnerabilità. Allora in genere cosa fa? Si affida a dei professionisti i quali potrebbero tranquillamente approfittare della sua ignoranza proponendo indagini costose e non necessarie con soluzioni di intervento costose e non pienamente efficienti. I terremoti in determinate zone hanno ancora tempi di ricorrenza allettanti per chi vuole un po’ rischiare e speculare. Emblematica su tali aspetti è stata una puntata di qualche anno fa su Rai Tre di Presa Diretta dove in una provincia calabrese un finto professionista eludeva i controlli presentando un progetto di una casa in un posto inventato, con calcoli inventati, con relazione geologica inventata (scaricata da internet) e provini sui famosi cubetti di cemento armato presi da altre colate, eppure riusciva ad ottenere il famoso attestato di deposito del cosiddetto Genio Civile che serve ad ottenere il permesso a costruire.

Lo Stato per questo deve maggiormente far sentire la sua presenza e si deve riappropriare di quella funzione che gli compete e cioè il controllo atto a garantire la sicurezza di tutti i cittadini e la spinta deve provenire dai cittadini stessi i quali devono pretendere questo dallo Stato, ma anche questa probabilmente è una questione di carattere culturale.

Mi rendo conto che fare discorsi simili in un periodo di grande sfiducia nei confronti sia della classe politica che di quella amministrativa è molto difficile, ma io lo stesso ci credo vivamente, bisogna solo trovare il modo di chiedere, anzi pretendere, dalla classe politica il miglioramento delle proprie istituzioni, di creare o potenziare con personale qualificato le strutture tecniche e non di distruggerle, altrimenti è inutile rimpiangere ancora una volta il vecchio Genio Civile statale.

Alessandro Venieri è un geologo che in passato ha lavorato per sei anni al Magistrato per il Po di Parma occupandosi di sistemazioni idrauliche e servizi di piena; poi un breve periodo alle Opere Marittime di Ancona e quindi per 15 anni alla Provincia di Teramo curando in materia di Protezione Civile il Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione dei Rischi (che contiene gli studi prodotti dall’INGV a seguito della convenzione con la Provincia per gli aspetti legati al rischio simico); adesso lavora presso la Regione Abruzzo.

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