Belice 1968: 50 anni dopo – Belice 1968, 50 years after (Massimiliano Stucchi)

Si ringraziano Renato Fuchs, Maurizio Ferrini e Andrea Moroni

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Il terremoto – o meglio la sequenza sismica – del Belice (i parametri sismologici si possono trovare in https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/ arrivò nel gennaio del 1968, quando il “Sessantotto” non era ancora cominciato. Non si era “abituati” ai terremoti come lo siamo ai giorni nostri: sei anni prima c’era stato quello del Sannio-Irpinia e per avere un altro M6 bisognava risalire al 1930, anche se, nel frattempo, non erano mancati terremoti capaci di produrre danni.
I terremoti del Belice annunziarono in un certo senso il decennio sismico degli anni 70: 1971 Tuscania, 1972 Ancona, 1976 Friuli, 1978 Golfo di Patti, 1979 Norcia e Cascia, 1980 Irpinia e Basilicata. E il dopo-terremoto divenne simbolo di spopolamento, emigrazione, rapine di fondi pubblici, follie urbanistiche e quant’altro.

All’epoca studiavo fisica, con interessi prevalenti rivolti alla fisica cosmica. In occasione di un soggiorno a Palermo nel 1969 raccolsi le descrizioni di amici e parenti che avevano vissuto il periodo sismico. Scoprii Segesta e partecipai alla mattanza a Favignana ma non andai nel Belice. Visitai per la prima volta il Belice nel 1977, in autostop, in coda alla mia prima scuola di Geofisica di Erice, dopo aver partecipato alle celebrazioni del trentennale della strage di Portella della Ginestra. Si stava costruendo: diverse località – secondo tradizione – venivano ricostruite altrove, e le rovine di Gibellina non erano ancora state sigillate dal Cretto di Burri. 

Ci ritornai altre volte con la benemerita Scuola di Geofisica diretta da Enzo Boschi, sempre diretto alla mia preferita – e ancora viva – Poggioreale ormai “antica”.

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“Ricostruire…dove, come?” Un opuscolo del 1981 – “Reconstructing … where, how?” A 1981 booklet (by M. Stucchi)

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Come già ricordato, il terremoto del 1980 trovò la comunità scientifica (sismologi, geologi, ingegneri, vulcanologi) impegnata nel Progetto Finalizzato Geodinamica (PFG) del CNR che stava volgendo al termine (avviato nel 1976 il PFG aveva incontrato i terremoti del Friuli, 1976; Patti, 1978; Norcia, 1979).

Lo sforzo fu enorme. Oltre alle osservazioni strumentali coordinate dall’Osservatorio Vesuviano, che consentirono in seguito una delle prime ricostruzioni “moderne” della sorgente sismica, furono svolte indagini macrosismiche e geologiche. Continua a leggere

Achille e la tartaruga, ovvero la riduzione di vulnerabilità e rischio sismico in Italia (colloquio con Gian Michele Calvi)

Come dopo ogni terremoto distruttivo in Italia, anche dopo la sequenza sismica del 2016-2017 si sono risvegliati i dibattiti sul rischio sismico, sulla messa in sicurezza degli edifici, i relativi costi, ecc.
Ne discutiamo con Gian Michele Calvi, professore allo IUSS di Pavia e Adjunct Professor alla North Carolina State University. Calvi è stato il fondatore della Fondazione Eucentre e della ROSE School a Pavia; è attualmente uno dei Direttori della International Association of Earthquake Engineering. Ha coordinato, fra le altre cose, il Gruppo di Lavoro che ha redatto il testo dell’Ordinanza PCM 3274 del 2003, che ha innovato il sistema della normativa sismica in Italia. È stato presidente e componente della Commissione Grandi Rischi, sezione rischio sismico. È stato imputato, e successivamente assolto “perché il fatto non sussiste”, nel cosiddetto “Processo Grandi Rischi”.

Ha sempre lavorato ad innovare la progettazione sismica, concentrandosi inizialmente sulle strutture in muratura e sui ponti, l’isolamento e la progettazione basata sugli spostamenti negli ultimi vent’anni. Ha pubblicato un gran numero di articoli sull’argomento e ricevuto vari riconoscimenti internazionali.

C’è qualcosa di nuovo all’orizzonte, secondo te?

Sai bene quanto me che si tratta di risvegli a carattere cronico, che si ripetono in modo analogo da più di un secolo. Nel caso specifico mi pare che ci siano ancora più chiacchiere e meno fatti. Incluso la fantomatica “Casa Italia” di cui confesso di non capire nulla, obiettivi strategia tattica risultati.
Gli unici momenti in cui ho percepito fatti veri, in modo diretto o attraverso lo studio della cronaca sono stati:

  • l’incredibile sviluppo scientifico e tecnico che ha seguito il terremoto di Messina del 1908;
  • la strategia di ricostruzione dopo il Friuli, in cui si è privilegiato il settore produttivo rispetto al residenziale;
  • la rivoluzione di norme e mappa di pericolosità dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002;
  • la costruzione di 186 edifici isolati in poco più di sei mesi dopo il terremoto di L’Aquila.

So bene che gli ultimi due casi possono apparire come auto citazioni, ma ciò non toglie nulla ai fatti. Quello che ora mi piacerebbe vedere è un cambiamento della politica di intervento dopo un evento, con la creazione di incentivi che favoriscano l’azione dei privati ed il progressivo passaggio dallo Stato al sistema assicurativo della copertura delle perdite.
Spero, senza ottimismo. Continua a leggere

Achilles and the Turtle, or the reduction of vulnerability and seismic risk in Italy (interview with Gian Michele Calvi

(translated from the Italian by Google Translate, reviewed)

As after every destructive earthquake in Italy, the sequence of 2016-2017 has awakened the debates on seismic risk, on the safety of buildings, the relative costs, etc.
We discuss this with Gian Michele Calvi, who is professor at the IUSS of Pavia and Adjunct professor at North Carolina State University. He was the founder of the Eucentre Foundation and the ROSE School in Pavia; he is currently one of the directors of the International Association of Earthquake Engineering.
He coordinated, among other initiatives, the working group that drew up the text of the Ordinance PCM 3274 of 2003, which innovated the system of the seismic building code in Italy. He was president and member of the Commission of Major Risks, seismic risk section. He was accused, and subsequently acquitted “because the fact does not exist”, in the so-called “Great risks” or L’Aquila trial.
He has always worked to innovate the seismic design, concentrating mainly on masonry structures and bridges, isolation and design based on displacements over the last twenty years. He has published a large number of articles on the subject and received various international recognitions.

Is there something new on the horizon, according to you?

You know as well as me that there are chronic awakenings, which are repeated in a similar way since more than a century. In the specific case it seems to me that there is even more talking and less facts. Including the fancy “Casa Italia”, of which I confess I do not understand anything: tactics, strategy, goals.
The only moments in which I perceived real facts, directly or through the study of the history were:

  • the incredible scientific and technical development that followed the Messina earthquake of 1908;·
  • the rebuilding strategy after Friuli, where the production sector was more privileged than the residential one;
  • the revolution of codes and seismichazard maps the earthquake of San Giuliano of Puglia in 2002;
  • the construction of 186 isolated buildings in just over six months after the earthquake in L’Aquila.I know that the last two cases may appear as self-quotes, but that does not detract from the facts.
    What I would like to see now is a change in the policy of intervention after an event, creating incentives for private action and progressive transition from the state to the loss coverage insurance system.
    Hope, without optimism.

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Che cosa vuol dire “antisismico”? What does “anti-seismic” mean? (Intervista a Rui Pinho)

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Il termine “antisismico” è entrato da qualche tempo a far parte del linguaggio corrente dei media: si legge ad esempio che “il 70% degli edifici italiani non è antisismico”; “9 scuole su 10 non sono antisismiche” (si veda ad esempio un recente articolo pubblicato dall’Espresso che fornisce la possibilità di interrogare il database delle scuole italiane, gestito dal MIUR, ottenendo la risposta al quesito se la singola scuola sia o meno antisismica – ne discutiamo più avanti). Il termine, tuttavia, assume differenti significati a seconda di chi lo usa: l’immaginario collettivo lo percepisce, più o meno, come una sorta di sistema binario che si risolve per l’appunto in un sì o un no (antisismico uguale “a prova di terremoto”): l’ingegnere lo intende in un modo un po’ diverso, e preferisce parlare ad esempio di “quanto antisismico”.
Ne discutiamo con Rui Pinho, ingegnere sismico, professore associato all’Università di Pavia, per cinque anni segretario generale dell’iniziativa internazionale GEM (Global Earthquake Model) e che svolge ora l’incarico di Direttore Scientifico della Fondazione Eucentre di Pavia. Continua a leggere

Sopra i nostri piedi – Above our feet (di M. Stucchi)

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Questo titolo prende manifestamente spunto da quello del bellissimo volume di Alessandro Amato: “Sotto i nostri piedi”, arrivato alla seconda ristampa (con integrazione sulla sequenza sismica del 2016 in Centro Italia) e in distribuzione nelle edicole con “Le Scienze”, dopo che l’autore è stato finalista del Premio Letterario Galileo 2017.

Il volume di Amato tratta di sismologia, previsione dei terremoti, aspetti scientifici, culturali e politici. I sismologi si occupano di descrivere, nel miglior modo possibile, come si generano i terremoti e come le onde sismiche si propagano nella Terra; il tutto, appunto, sotto i nostri piedi. Alcuni sismologi si occupano, in una specie di terra di confine dove operano anche alcuni ingegneri, di descrivere come le onde sismiche interagiscono con la superficie del terreno e con gli edifici: quindi, di fornire la descrizione del moto del suolo nelle modalità più adatte all’ingegneria sismica. Questa terra di confine si chiama in inglese “engineering seismology”, le cui possibili traduzioni italiane suonano tutte male. Una Sezione dell’INGV, quella di Milano, si occupa in prevalenza di questi aspetti ed era denominata “Sismologia Applicata”; tempo fa aveva ricercato una collaborazione stretta, istituzionale, con la Fondazione Eucentre di Pavia, alla cui costituzione INGV aveva peraltro contribuito come socio fondatore, sia pure con poco merito e ancor meno investimento. Continua a leggere

Ricordo di Nanni Bignami – Remembering Nanni Bignami (di/by Giacomo Cavallo)

Il 25 maggio scorso la comunità scientifica italiana è stata privata  di una delle sue maggiori, e, possiamo dire, più simpatiche figure.  Giovanni – “Nanni” per gli amici, ed erano moltissimi –  Bignami  è improvvisamente mancato in un Hotel di Madrid, dove si trovava per un Congresso Scientifico.  Dopo lo shock iniziale, alla sua scomparsa hanno fatto seguito i necrologi, le commemorazioni, i ricordi, che continuano tuttora.   Il ricordo che ne fu fatto davanti ad una numerosa assemblea al Museo della Scienza di Milano è disponibile in rete http://gallery.media.inaf.it/main.php/v/video/conferenze/20170601-saluto-nanni.mp4.html.
Uno degli scritti più accorati e sinceri è comparso come Obituary su  Nature Astronomy del  24 luglio 2017 , a firma del Prof. Pietro Ubertini, e contiene forse la più completa raccolta delle realizzazioni di  Nanni Bignami, uomo di straordinaria energia ed attività (http://rdcu.be/uroi). Continua a leggere

Ischia, Torre Annunziata, perception of risk and magnitude (M. Stucchi)

This is a quick translation from the Italian version, with the help of Google. Sorry for the imperfect English. Thanks to Ina Cecic for her prompt review.

Italy was beginning to remember the anniversary of Amatrice’s earthquake (August 24, 2016) in different ways, of course, when the Ischia earthquake dramatically reopened the problem of so-called prevention, of which so much has been said and spoken about.
On the morning of the 21st, the day of the earthquake, Minister Del Rio had spoken at the Rimini (Comunione and Liberazione) meeting. Del Rio is a Minister of a couple of governments I do not like, but among the many is a person I trust. After (unfortunately) reproposing a “pearl” that must have remained in his pocket since the earthquakes of 2012 (“the area was not known as seismic“, ignoring the work done by the Emilia and Romagna Region to delay as much as possible the affiliation to a seismic zone of much of its territory), he recalled, illustrated and defended the so-called “sismabonus” and the initiatives of “Casa Italia”, also reminding that the solution of the problems is not for tomorrow. Stimulated by some interlocutors, he also pushed further on, talking about the necessity of the “building dossier” and of demolitions, where necessary. Ohibò! Continua a leggere