I fondatori dell’INGV: Cesidio Lippa (lo ricordano Tullio Pepe, Massimiliano Stucchi e altri colleghi)

Poco ricordato nell’ambiente scientifico, Cesidio Lippa – prematuramente scomparso nel 2007 – contribuì enormemente alla nascita e allo sviluppo dell’INGV, a partire dalla sua posizione di Direttore Generale dell’ING e poi dello stesso INGV.
Lo ricordano Tullio Pepe, dirigente dell’ING e dell’INGV, che lo conobbe nel lontano 1980 e Massimiliano Stucchi, direttore di dell’Istituto di Ricerca sul Rischio Sismico (IRRS) del CNR, uno degli istituti che confluirono nell’INGV, e successivamente direttore della Sezione di Milano del nuovo Ente.

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TP. La nascita dell’INGV è indissolubilmente legata alla figura di Enzo Boschi e quando abbiamo rievocato i fatti del periodo 1999-2001, per celebrare la costituzione del nostro Ente, non abbiamo mai mancato di sottolineare la centralità del ruolo di Boschi, finendo così con il trascurare il ruolo ricoperto nell’intera vicenda da Cesidio Lippa.
Oggi, a oltre 15 anni dalla sua scomparsa, direi che è venuto il momento di ricordare tale ruolo e in generale la figura di un grande dirigente alla cui azione è riconducibile buona parte dell’attuale fortuna dell’Ente. Pertanto accolgo volentieri il tuo invito a scriverne assieme a te su questo blog.

MS. Tu lo hai conosciuto prima di me: forse potresti cominciare dagli inizi…

TP. Va bene ma per farlo devo retrocedere nel tempo di oltre 40 anni. Nel 1979 Cesidio arriva all’ING provenendo dall’Istituto Nazionale Giuseppe Kirner, un ente che si occupava dell’assistenza ai professori di scuola media e che oggi non esiste più, essendo stato soppresso tra gli anni settanta e ottanta, dopo il riordino del parastato.
Poco prima della soppressione dell’ente, con la sua tipica volontà di decidere del proprio destino senza lasciarsi trascinare dagli eventi, Cesidio lascia il Kirner e approda all’ING, consigliato in tal senso da un amico del tempo, uno strano tipo che io ho conosciuto e con il quale ho fatto amicizia e che oggi non c’è più: un dirigente del Ministero del Tesoro che nel tempo libero faceva il mercante d’arte e il militante del Partito comunista!
L’ING è un piccolo ente; tanto per rendere l’idea: l’anno dopo (febbraio ‘80) vengo assunto io quale vincitore del primo concorso in Amministrazione per laureati: ebbene, sono il dipendente n. 44, tanto che nei corridoi si scherzava con i colleghi: “siamo 44 gatti”. Ma l’ING è soprattutto un ente in crisi. La crisi è cominciata nel 1974 quando, dopo un venticinquennio di direzione, scompare il Prof. Enrico Medi. I meno giovani ricorderanno questa figura di scienziato cattolico (ha avuto sei figli, tutte femmine!) noto per affiancare nei TG dell’epoca Tito Stagno per le telecronache delle imprese spaziali e per essere stato un esponente di spicco della Democrazia cristiana romana. Dopo qualche tentativo non riuscito di trovare un successore duraturo, si apre una lunga gestione commissariale. Quando arriva Cesidio, l’Ente è in mano a un onesto e oscuro funzionario ministeriale che si limita ad assicurare l’ordinaria gestione. E qui Cesidio, secondo me, dà il meglio di sé.

In veste di direttore dei servizi amministrativi (questa era la solenne qualifica dell’epoca) non si perde d’animo, si rimbocca le maniche, nel giro di poche settimane si impadronisce della macchina amministrativa, paga straordinari e missioni arretrati da mesi, fa approvare bilanci arretrati da anni, motiva una struttura amministrativa alquanto raccogliticcia e compressa in un malandato appartamento nel quartiere Esquilino, inquadra un manipolo di ricercatori molto brillanti, un poco anarchici e parecchio abbandonati a se stessi in un’ala dell’Osservatorio astronomico di Monte Porzio Catone, stipula convenzioni con gli enti previdenziali e assicurativi salvaguardando i diritti anche dei dipendenti di là da venire e infine predispone e fa approvare il nuovo statuto dell’ente in modo da consentire la fine del regime commissariale, la nomina del primo presidente dell’ente e l’inizio, quindi, di quella che verrà chiamata l’era Boschi. Ma noi che c’eravamo sappiamo che l’era Boschi è stata anche l’era Lippa.
E questo perché il segreto del successo dell’Ente è consistito propria nell’azione sinergica di questi due personaggi dotati di grande personalità, grande carisma, molto diversi tra loro ma sostanzialmente complementari, rispettosissimi ciascuno della sfera di competenza dell’altro e capaci di fare squadra anche attraverso il gioco delle parti. Io ho avuto il privilegio di lavorare con questi due grandi professionisti per decenni e mi sono divertito spesso a osservarlo questo gioco delle parti: il buono – Boschi – e il cattivo – Lippa -, lo scienziato un poco matto – Boschi – e lo sceriffo – Lippa -, il trasgressivo – Boschi – e il ricucitore Lippa -, il tutto sempre in funzione degli interessi dell’istituzione.

MS. Proprio così! Io l’ho conosciuto nella sua posizione di direttore generale dell’ING a metà degli anni ottanta. Ai tempi vi era molta rivalità fra GNDT e ING. Lippa impersonava il carattere duro di questa rivalità per la parte ING, mentre Boschi a volte mostrava un approccio più soft; ma era solo un “gioco della parti”, come dicevi più sopra. Come esponente attivo del GNDT non ero – diciamo – nelle sue grazie. Le cose cambiarono gradualmente quando l’IRRS fu coinvolto nel processo di riordino che portò alla fine alla emanazione del decreto costitutivo dell’INGV (il mitico decreto n. 381/1999). Piano piano, credo, mi guadagnai la stima anche di Cesidio, che andavo spesso a trovare la mattina delle riunioni del Collegio di Istituto, quando arrivavo a Via di Vigna Murata da Milano spesso prima dei colleghi romani.
A dire il vero, durante l’intero processo di riordino io e la parte di IRRS che decise di confluire in INGV avevamo paura di essere considerati un po’ alla stregua della Germania Est all’atto della riunificazione; successivamente, però, i vantaggi dell’operazione furono evidenti anche per noi e ci fu possibile apprezzare il grande lavoro gestionale – pilotato da Lippa – che aveva permesso la nascita dell’INGV.

TP. Concordo e penso di poter dire che senza la sua pazienza, tenacia, ostinazione, equilibrio, capacità di riscuotere fiducia la strada che portò alla nascita dell’INGV sarebbe risultata molto più lunga e accidentata. So, per esempio, di una telefonata dalle 9 alle 11 di sera dal suo telefono di casa con il presidente della commissione parlamentare competente per smontare una a una le motivazioni scientifiche, politiche e anche banalmente localistiche di chi si opponeva al progetto e faceva pressioni sulla commissione per evitare l’emanazione del decreto n. 381/1999 che hai ricordato.
Il nuovo ente nasce ufficialmente il 10 gennaio 2001 e il successivo 1 febbraio Cesidio viene nominato Direttore generale del nuovo e grande Istituto. In questa veste gestisce la lunga e laboriosa fase di passaggio dai precedenti sistemi al nuovo unitario assetto ordinamentale; controlla, con le consuete caratteristiche di fermezza e coerenza, il processo di fusione delle diverse realtà confluite nel nuovo Ente, durante il quale noi responsabili dell’Istituto veniamo chiamati a modificare sensibilmente i criteri di gestione del personale e delle risorse, adeguandoci al mutato quadro procedurale gradualmente e faticosamente.

MS. Questa fase di passaggio durò alcuni anni e fu veramente avventurosa. Ricordo che ancora prima della nascita ufficiale, l’INGV dispose dei finanziamenti “straordinari” ai tre istituti CNR che stavano per confluirvi. I direttori dei tre istituti, in qualità di Funzionari delegati, aprirono dei conti correnti ordinari sui quali vennero accreditati questi finanziamenti ed eseguivano pagamenti che poi rendicontavano all’Amministrazione dell’INGV. Succedeva però che i direttori delle banche interessate chiamassero i direttori stessi per proporre investimenti, e non si capacitavano del rifiuto…

TP. Si, è vero: furono anni avventurosi e alcune procedure oggi sarebbero inammissibili. Ma furono anche anni belli. E furono pure caratterizzati da una concentrazione notevole di emergenze: oltre alla tristissima emergenza legata al terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002, un terremoto piccolo ma che portò a una tragedia immane, ricordo che tra il 2001 e il 2003 si registrarono due eruzioni dell’Etna, una eruzione dello Stromboli particolarmente spettacolare con tanto di tsunami allegato e perfino emissioni gassose al largo dell’isola di Panarea!
Guidati da capi carismatici e rassicuranti – come, appunto, Enzo Boschi e Cesidio Lippa – condividemmo assieme ai responsabili delle varie sezioni una stagione di forte sviluppo di tutte le attività istituzionali e da notevoli risultati scientifici e gestionali e anche l’emozione dell’avvio di un’avventura professionale e umana densa di speranze e di senso di appartenenza, in un clima generale di entusiasmo che negli anni successivi non sempre è stato possibile ricreare.

MS. Ricordo un episodio che contraddistinse le sue capacità gestionali e umane al tempo stesso. Dopo la lunga crisi della sezione di Catania, conclusasi con le dimissioni del direttore in carica e con la nomina di Sandro Bonaccorso, Lippa, pur non condividendo appieno le decisioni del Presidente e del CdA, si incaricò di gestire il travagliato cambio di vertice trovando le modalità più giuste per preservare i delicati equilibri interni alla sezione. Fu poi lui ad accompagnare Bonaccorso al primo Collegio di Istituto, a presentarlo e a introdurlo agli altri direttori. In seguito anche con Sandro stabilì un rapporto improntato a stima e rispetto reciproci.

TP. Ma Cesidio, nella sua carriera, è stato al centro anche di altre imprese. All’inizio degli anni novanta l’ordinamento del personale degli enti pubblici di ricerca fu rivoluzionato a seguito della emanazione di un decreto (il DPR n. 171 del 1991). Come tutti i passaggi di successo (quell’ordinamento è tuttora in essere), il decreto n. 171 ha molti padri, nel senso che ho sentito diversi personaggi vantarsi di essere stati il maggiore artefice di quel contratto. Sarà, ma è un fatto che nei mesi precedenti alla firma ho assistito personalmente a colloqui serratissimi tra Cesidio ed esponenti del governo, tra Cesidio ed esponenti sindacali e ho toccato con mano la fiducia che lui riusciva a riscuotere da tutte le parti in causa, grazie alla capacità negoziale e alla competenza con le quali affrontava le discussioni. Negli anni novanta contribuì a fondare e ad animare la Conferenza dei direttori generali degli enti di ricerca (CODIGER), ricoprendone la carica di segretario nazionale fino a metà 2007. La CODIGER ha avuto il merito di dare la giusta dignità al ruolo del Direttore generale quale massimo responsabile dell’esecutivo, legato da rapporto di fiducia con l’organo di vertice ma autonomo rispetto a esso e quello di far sì che gli EPR formassero un fronte compatto nel quale le singole amministrazioni non si sentissero sole davanti ai vari problemi e fossero capaci di far valere la propria autonomia e le proprie specificità (oggi, in particolare, questa autonomia e queste specificità sono soffocate da raffiche di circolari, direttive e risposte a quesiti; a proposito, Cesidio mi diceva sempre: “non fare mai quesiti agli enti vigilanti. A meno che tu non conosca già la risposta”…).

Non mancò, inoltre, di occuparsi della formazione del personale degli EPR contribuendo alle fortune della Scuola di Bressanone diretta dal collega e amico Luciano Majorani, in qualità di componente del Consiglio scientifico e di docente. Per un quarto di secolo la Scuola, oltre a svolgere un’importante funzione formativa, ha costituito un prezioso momento di incontro degli addetti alla gestione degli enti di ricerca, una sorta di convention annuale che consentiva a dirigenti e funzionari, ma anche ad alcuni ricercatori, di confrontarsi per qualche giorno con le esperienze di colleghi che per il resto dell’anno restavano distanti, ciascuno intrappolato negli infiniti problemi d’ufficio, nella soffocante routine quotidiana.
Coinvolti da Majorani e Cesidio, relatori illustri si alternavano nell’aula magna della locale sede estiva dell’Università di Padova che ospitava la Scuola: una volta venne a tenere lezione il giudice Santiapichi accompagnato da una scorta imponente (era il periodo di maxi processi per mafia), che per qualche ora turbò la quiete del luogo. Un’altra volta venne il pubblico ministero Guariniello che ci terrorizzò circa le responsabilità connesse al mancato rispetto delle norme per la sicurezza nei luoghi di lavoro (e quanto risultano attuali – oggi – quelle lezioni!) e un’altra volta ancora tenne lezione il Prof. Zichichi, vulcanico e irrefrenabile come sempre.

MS. Dal tuo racconto emerge una figura veramente centrale nel panorama dei nostri enti di ricerca. Devo dire che anche per me è stata una fortuna conoscerlo, lavorare con lui e godere, dopo le iniziali freddezze, della sua stima. Aggiungo che nel seguito scoprimmo anche di avere interessi comuni in Canada: io a Montréal dove mi recavo spesso, lui a Toronto dove si trovavano alcuni parenti nell’ambito della comunità italiana ivi residente. L’ultima volta che lo vidi fu in occasione dell’ultimo Collegio di Istituto cui partecipò; era il 2007, era provato, aveva perso i capelli per la chemio ma aveva voluto essere presente come sempre.

TP. Scoprì di essere malato a novembre del 2006. Affrontò la malattia e le faticose cure con dignità e rassegnazione virile. Finché ebbe la forza continuò a frequentare l’Istituto e anche quando dovette ricoverarsi non smise di seguire le nostre vicende e in particolare quelle legate all’ampliamento della sede dell’Istituto. Del resto teneva molto a questo progetto, sapeva che era la sua ultima impresa, quando lo andavo a trovare in ospedale negli ultimi tempi, più che ascoltare i miei resoconti sulle solite attività gestionali mi chiedeva: “ma sono arrivati al solaio? hanno finito le tamponature esterne?”
Ci lasciò il 18 novembre 2007.

MS. Ricordo i suoi funerali, a Villavallelonga suo paese natale, in un chiesa molto piccola con una coda di gente fuori dall’ingresso in un pomeriggio freddissimo. Sonia Topazio lesse con voce rotta dall’emozione una lettera scritta da una nostra collega che ascoltai come un autentico lamento funebre, una commemorazione molto toccante.

TP: Si, c’ero anche io e ricordo inoltre che una donna prima della cerimonia distribuì ai presenti una piccola pagnotta con una croce incisa sulla crosta, secondo antica usanza del paese.
Hai citato Villavallelonga. Un paesino sconosciuto alla generalità degli italiani ma notissimo nel mondo degli EPR per il semplice motivo che lui non faceva altro che parlarne, dimostrando un amore per il paese d’origine assolutamente sincero e con un sapore buono di altri tempi. La vita quotidiana del paese (peraltro incastonato in uno scenario naturale marsicano veramente bello), i suoi personaggi pittoreschi, le espressioni dialettali, le prime colazioni robuste a base di pane e frittata sono stati al centro di racconti inesauribili che ci hanno fatto conoscere Villavallelonga prima di andarci, ovviamente ospiti della sua generosità infinita.

Enza Sorice
È sempre bello leggere il nostro passato attraversola penna di Tullio Pepe.
È un piacere, ti riporta alla mente con leggerezza e gioia i ricordi… che quasi tocchi con mano. Sono contenta di leggere anche i ricordi di Massimiliano Stucchi che vanno ad arricchire un passato che è stato il nostro vissuto nell’Ente. Siamo stati fortunati di aver partecipato quell’epoca e aver avuto accanto due uomini del loro calibro. Hanno trasmesso il loro sapere e il loro sentire a ciascuno di noi. Grazie.

 

Sono particolarmente legato a un ricordo, che credo possa ben raccontare il DG Lippa, nonché un modo di vivere i rapporti “gerarchici” che, credo, non esista più. Mi sembra fosse il 2002; a Genova si tenne l’inaugurazione della mostra sul campo magnetico terrestre, e toccò a me, allora giovane ricercatore, presentarne il percorso ad autorità e invitati. Al termine della spiegazione, che riscosse un buon successo, mi si avvicinò il Direttore Generale, che stava per ripartire verso Roma. Credevo volesse farmi un piccolo apprezzamento, mi disse, invece, peraltro circondato da autisti e operatori: “mi prendi la borsa e me la metti in macchina?”. Non ho ancora compreso se fosse il suo modo di dimostrarmi apprezzamento attraverso una richiesta confidenziale, o se, piuttosto, fosse un modo per riportarmi a terra dopo la ribalta. Propendo senz’altro per quest’ultima.

 

Grazie infinite per questo ricordo. E’ una persona che ricordo con stima e affetto, che è stato capace di risolvere in un battibaleno problemi enormi. Grazie anche per avermi fatto conoscere la data della sua dipartita, in modo da potergli dedicare una messa.

Bruno Zolesi

Ho conosciuto Cesidio nella storica sede di via Ruggero Bonghi proprio nel 1979 quando partecipai al concorso per un ricercatore nel reparto ionosferico allora diretto da Pietro Dominici già direttore dimissionario dell’ente.
All’epoca insegnavo fisica in un istituto tecnico di Roma e avendo meno di 30 anni non vedevo bene un ente assistenziale come il Kirner che sottraeva obbligatoriamente una quota di stipendio a tutti i docenti.
Con gli anni e con le ovvie preoccupazioni familiari ho compreso meglio le ragioni di Cesidio e non solo su questo tema.
A Cesidio piaceva ricordare come era stata, anche nel recente passato, la vita degli abitanti di Villavallelonga e come fosse cambiata in meglio negli ultimi anni. Proveniendo anche io da un piccolo paese della Toscana comprendevo questo sentimento ricordando bene cosa fosse l’Italia del secondo dopo guerra.

20 anni fa, un terremoto nella normativa sismica: conversazione fra Massimiliano Stucchi e Gian Michele Calvi

Quello che segue è il racconto, necessariamente sintetico, di una vicenda che, in un tempo relativamente breve, modificò in modo straordinario il sistema della normativa sismica italiana. Molto è stato scritto in proposito. Qui la ricordano Massimiliano Stucchi e Gian Michele Calvi, che guidò la commissione incaricata della stesura delle nuove norme.

MS. Era la fine di ottobre del 2002. Era da poco evaporata la Agenzia di Protezione Civile auspicata da Franco Barberi. Al governo c’era Silvio Berlusconi: Guido Bertolaso era il capo del Dipartimento per la Protezione Civile (DPC), Vincenzo Spaziante il vice capo. Era nato da poco l’INGV con Enzo Boschi presidente. Eucentre stava per nascere. Vennero due terremoti in Molise, di pari magnitudo e localizzati poco lontani fra di loro, a distanza di un giorno. Zona povera, marginale, non classificata come sismica. Molti danni, non molti morti se non fosse stata per quella maledetta scuola di San Giuliano di Puglia che catturò tutta l’attenzione. La vecchia scuola resistette; quella nuova, sopraelevata da poco, no, con le conseguenze che sappiamo.

Il fatto che la zona di San Giuliano di Puglia non fosse classificata scosse tutti e soprattutto i sismologi: ma si sapeva bene che le classificazioni precedenti erano state fatte “al risparmio” per la rigidità del Ministero dei LL.PP. La situazione normativa ristagnava: in particolare ben 5135 Comuni (più della metà) non erano classificati in zona sismica. La proposta di riclassificazione del 1998 (“Proposta 98”, pubblicata nel 1999: Gavarini et al., 1999) a cura di Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (GNDT), Servizio Sismico Nazionale (SSN) e Istituto Nazionale di Geofisica (ING), che pure avrebbe lasciato 3500 Comuni non classificati, giaceva nei cassetti del Ministero. Era iniziato un lento confronto con le Regioni, ma il problema principale era l’aumento (circa 1700) dei Comuni da inserire in terza categoria. SSN aveva formulato una propria proposta alternativa, sottomettendola alle Regioni e ricevendo qualche commento. La normativa tecnica era quella del 1996 con i successivi aggiornamenti. Nell’ottobre 2001 era stato predisposto un nuovo testo, depositato al CNR per il parere previsto dalla L64/74. La Commissione Norme del CNR aveva espresso parere negativo.
Michele, tu eri stato appena nominato Presidente della Sezione Rischio Sismico (SRS) della Commissione Grandi Rischi (CGR). A parte una riunione rapida sul campo, a Larino, il 2 novembre, che ricordi hai?

GMC. Il 12 novembre si riunì a Roma la Sezione Rischio Sismico (SRS) della Commissione Grandi Rischi (CGR), composta da: Calvi pres., Marson, Lavecchia, Faccioli, Cosenza, Dolce, Romeo, Amato (assenti giustificati Bonafede e Lavecchia), completata da componenti della CGR (Pace, Berlasso, Coccolo, Boschi, Eva) e con la presenza di Bertolaso e Spaziante.
Tra le altre cose venne convenuto che la “Proposta 98” costituisse un avanzamento rispetto alla situazione di allora. La Regione Campania aveva già riclassificato (7.11.2002) sulla base della citata “Proposta 98”. Venne suggerito di adottarla e procedere con gli eventuali aumenti di classe, ma di attendere per eventuali declassificazioni. Venne auspicata l’istituzione di un tavolo unico per nuova classificazione sismica e nuova normativa in prospettiva Eurocodice 8 (EC8); i lavori avrebbero potuto essere conclusi in tre-sei mesi. Vennero auspicati incontri scientifici e Boschi offrì la disponibilità dell’INGV a realizzarli.
Venne raccomandata la necessità di valutazioni sistematiche di vulnerabilità sismica degli edifici. Venne inoltre raccomandato che gli interventi sugli edifici venissero svolti da professionisti competenti nel settore e venne ipotizzata la creazione di un apposito Albo. Venne raccomandata l’incentivazione della formazione degli addetti ai lavori. Questi elementi furono riassunti in un comunicato stampa.

MS. Per cercare di accelerare l’istituzione del tavolo unico auspicato dalla CGR, Boschi chiese un incontro al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM) Gianni Letta e lo convinse a organizzare un incontro a Palazzo Chigi.
In vista di questo incontro il 28 novembre si riunì presso l’INGV un gruppo di lavoro convocato da Boschi. Erano presenti: Amato, Stucchi, Valensise, Bramerini, Di Pasquale, Sabetta, Calvi, Faccioli, Pinto, Slejko. Ne uscì un verbale che divenne una proposta concreta da portare alla riunione di Palazzo Chigi. In questo documento si delineavano l’adozione dell’EC8 come riferimento e le linee guida per la nuova classificazione sismica. La riunione convocata da Letta si tenne il 2 dicembre. Che cosa ti ricordi della riunione?

GMC. Letta convocò parte del gruppo di lavoro e persone del giro del Ministero, compreso il Ministro Lunardi. La riunione fu molto particolare, presieduta da un Sottosegretario con un Ministro presente, con battute del tipo “ma lo sapete che in Italia non esiste una norma per la progettazione dei ponti in zona sismica?” Lunardi al Presidente del Consiglio Superiore (Aurelio Misiti): “ma è vero?”, Misiti, guardando Marcello Mauro (credo allora presidente della prima sezione, poi del Consiglio Superiore): “Ehm …”, Mauro: “si, ma  …”. Si ebbe un confronto molto acceso, al termine del quale risultò chiara l’inadeguatezza del quadro normativo e della classificazione sismica e che il Ministero non era in grado di gestire il problema in tempi compatibili con la percezione della situazione. Dopo la riunione Letta nominò (4 dicembre) una Commissione per predisporre una versione della normativa sismica nella prospettiva dell’EC8.

MS. Della Commissione fecero parte Coccolo e Berlasso in rappresentanza delle Regioni, Faccioli, Cosenza, Pinto, Amato, Dolce, Stucchi, Eva e Slejko. Tu venisti nominato presidente. Contribuirono anche Sabetta e Mazzolani. La prima riunione si tenne il 12 dicembre. In particolare si convenne di proporre che le zone sismiche diventassero quattro e coprissero tutto il territorio, utilizzando come base la “Proposta 98”, senza procedere a declassificazioni. Per quanto riguarda la normativa si convenne di prendere come base una bozza di normativa del 1999 predisposta da un gruppo ristretto e anch’essa in stand-by. La commissione lavorò senza soluzione di continuità e, dopo un ulteriore incontro a Pavia il 10 gennaio, trasmettesti a Letta il materiale il 15 gennaio 2003, rispettando la scadenza prevista. In che cosa consisteva il materiale?

GMC. Il materiale consisteva in una lettera di accompagnamento, un documento esplicativo molto sostanzioso, una bozza di testo del provvedimento e quattro allegati, anch’essi in bozza: 1. Criteri per l’individuazione delle zone sismiche; 2. Edifici; 3. Ponti; 4. Opere di fondazione e sostegno dei terreni. I contenuti più salienti possono essere così riassunti:

  • l’adozione di un sistema normativo coerente con l’EC8, che consisteva nell’abbandono di un sistema puramente prescrittivo in favore di un sistema prestazionale, nel quale gli obiettivi della progettazione che la norma si prefigge vengono dichiarati e i metodi utilizzati allo scopo vengono singolarmente giustificati;
  • la definizione di due condizioni limite, relative al collasso e al danno strutturale e non strutturale, caratterizzate da azioni sismiche corrispondenti alla probabilità di superamento del 10% in 50 e 10 anni. Viene peraltro precisato che le strutture progettate secondo queste norme posseggono margini di resistenza che consentono loro di resistere senza collasso ad azioni sismiche ben superiori a quelle di progetto, e ne vengono spiegate le ragioni;
  • il superamento della dicotomia fra zone classificate e non classificate come sismiche, che in passato veniva interpretato come assenza di pericoli in queste ultime. Le zone divennero quattro (vedi Figura 1) per tutto il territorio e per ciascuna di esse veniva definito uno spettro di progetto (Figura 2). Per la zona 4, ovvero quella a minor pericolosità sismica, si ipotizzava che potessero essere utilizzate procedure di progetto e verifica semplificate;
  • la semplificazione, grazie all’EC8, delle modalità di definizione delle zone sismiche, fin qui largamente soggettive, mediante la relazione con un parametro fisico individuato nella accelerazione orizzontale di picco. In particolare veniva richiesta la predisposizione di una mappa di PGA 10%/50 anni entro un anno, secondo specifiche molto precise e stringenti;
  • l’attenzione verso il problema delle costruzioni esistenti, di cui si parla estesamente più sotto. Si sollecitava tra l’altro l’adozione di politiche assicurative. Si affrontava anche il problema della formazione degli operatori, anche mediante la costituzione di appositi Albi.

MS. Letta rispose il 30 gennaio ringraziando te e la Commissione. Nel frattempo, d’intesa con il Capo e il vice Capo del DPC, si diede da fare per determinare la forma normativa più opportuna e rapida per adottare il provvedimento, successivamente individuata nella Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM). L’OPCM 3274/2003, intitolata opportunamente Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”, venne firmata dal PCM il 20 marzo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’8 maggio 2003. 

classificazione sismica 2003

Figura 1 – Mappa dei Comuni italiani afferenti alle 4 zone sismiche per effetto dell’OPCM 3274. La didascalia era provvisoria ma rifletteva il significato della classificazione sismica. La situazione aggiornata al 2022 è rintracciabile qui (la didascalia è diversa dalla precedente e non del tutto pertinente).

Spettri OPCM 3274:2003

Figura 2 – I quattro spettri di progetto relativi alle quattro zone sismiche (vale la pena di ricordare che questi spettri erano in generale più conservativi di quelli successivamente definiti dalla Norme Tecniche del 2008).

Le Regioni vennero invitate a adottare i relativi provvedimenti di classificazione sismica, con la possibilità di variare di +/- 1 la classe individuata dall’Ordinanza e la facoltà di decidere se introdurre o meno l’obbligo di normativa sismica in zona 4. Un’altra “facilitazione” consentiva per le opere già appaltate o i cui progetti fossero già stati approvati alla data dell’Ordinanza di continuare a utilizzare le norme e la classificazione precedente. Il problema venne discusso anche dalla SRS CGR del 10 giugno 2003, che concluse che le parole “in zona 4 è lasciata facoltà alle singole Regioni di introdurre o meno l’obbligo della progettazione antisismica” di cui all’art. 2 comma 1 dell’Ordinanza, andassero intese nel senso che in assenza di delibera regionale le norme dovevano essere comunque applicate, precisando che fosse inoltre opportuno suggerire alle Regioni che “l’obbligo di applicazione delle norme sismiche sia mantenuto almeno per le opere e gli edifici strategici o importanti”.
Questa sorta di deroga fu poi oggetto di numerose discussioni, interpretazioni, ricorsi che si protrassero per anni.

GMC. Nella stessa seduta della SRS CGR venne deciso di raccomandare di “ridurre al massimo i tempi di produzione della mappa di riferimento prevista al punto 4 dell’allegato 1 all’Ordinanza 3274, al fine di evitare ripetuti cambiamenti nella classificazione del territorio. Il prossimo mese di ottobre è ritenuto un termine adeguato”. Si raccomandava inoltre di “porre in essere ogni misura necessaria al fine di ottenere un prodotto unitario ed autorevole, che raccolga un consenso generale, assicurando peraltro piena coerenza tra norme e mappa”. Venne raccomandato inoltre “che il processo di revisione ed aggiornamento di tutti gli allegati all’Ordinanza 3274 venga sviluppato in un arco temporale di tre – cinque anni, con il concorso di tutte le componenti istituzionali e scientifiche interessate. A tal fine è opportuno che le ricerche e gli studi necessari vengano sostenuti e coordinati da subito”.

MS. A valle del punto precedente INGV si attivò per produrre la mappa richiesta dall’OPCM 3274 secondo i criteri ivi contenuti, istituendo un gruppo di lavoro cui vennero invitati i maggiori esperti italiani (alcuni peraltro rifiutarono di partecipare, anche per lo scarso tempo disponibile). La compilazione, senza finanziamenti ad hoc, fu guidata da un board internazionale di esperti istituito da DPC. Dopo una prima versione rilasciata nell’ottobre del 2003, il board richiese una nuova versione corredata dalla valutazione dell’incertezza, da calcolarsi mediante l’adozione di un albero logico. La versione finale, chiamata MPS04, fu resa disponibile nel maggio 2004 dopo approvazione del citato board e della SRS CGR, e successivamente adottata come riferimento dello Stato mediante l’OPCM 3516/2006. Le sue caratteristiche, finalità usi e abusi sono stati ampiamente discussi in questo blog e altrove.
Va ricordato che la finalità di questa mappa era quella di facilitare l’assegnazione dei Comuni alle zone sismiche, mentre le azioni sismiche di progetto restavano quelle di Fig. 2. 

GMC. L’OPCM 3274 riservò una attenzione particolare al problema degli edifici esistenti. In effetti l’OPCM faceva obbligo ai proprietari – entro cinque anni e con priorità per le zone sismiche 1 e 2 – di procedere a verifica sia di edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso. Il programma di tali verifiche avrebbe dovuto essere stilato da DPC e Regioni entro sei mesi, individuando gli edifici di cui al punto precedente. Erano esclusi gli edifici costruiti dopo il 1984 se ricadenti in zone sismiche che non avevano subito variazione di categoria.
Si trattava di una operazione imponente, anche se limitata alla sola verifica. La stessa SRS CGR, nella sopracitata seduta, raccomandò di procedere con la massima urgenza nella definizione delle opere strategiche ed importanti, ai sensi dell’art. 2, comma 3 dell’Ordinanza 3274. “Tale elenco può essere assai esteso e conseguentemente in una prima fase si può ipotizzare di limitarsi alla creazione di un data base con coordinate geografiche e dati essenziali. Possono poi essere identificate alcune classi di opere (scuole, ospedali, ponti importanti, caserme dei vigili del fuoco) ed alcune loro caratteristiche (collocazione in zona 1 o 2, costruzione antecedente la classificazione sismica del comune di appartenenza) per le quali suggerire verifiche accurate ed omogenee sul territorio nazionale. Le modalità di verifica, da definire con urgenza, dovrebbero comunque consentire la definizione dei livelli di accelerazione del suolo per le quali si prevede il raggiungimento degli stati limite definiti nelle norme”.

MS. Purtroppo questo provvedimento fu attuato solo in parte. La prima scadenza, prevista nel maggio 2008, venne in seguito prorogata da DPC al 31.12.2010 e poi ancora fino al 31 marzo 2013.
Va anche ricordato che l’Ordinanza incontrò non poche resistenze, sia da parte delle Regioni che in ambito ingegneristico. Come è ovvio determinava e richiedeva un cambio di mentalità e anche di attrezzature (ad esempio, software di calcolo) non facili da digerire con rapidità. Determinava altresì, per certe Regioni un aumento notevole di Comuni classificati e di conseguenza un numero elevato di pratiche che dovevano essere esaminate da parte dei Geni Civili.
Dopo un certo numero di discussioni in convegni ad esempio il 13 ottobre 2003 “La Repubblica” uscì con un articolo dal titolo “Norme antisismiche – beffa”, che faceva seguito a un “errata corrige” ad alcuni contenuti dell’Ordinanza pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Tu rispondesti a nome del gruppo di lavoro precisando che gli errori in questione erano di natura non concettuale e che parte di coloro che secondo il quotidiano erano “saliti sulle barricate” avevano responsabilità nell’aver mantenuto per decenni norme e classificazione sismica in uno stato di inadeguatezza.

GMC. In realtà le correzioni rientravano in quanto previsto dall’OPCM stessa e cioè un periodo praticamente sperimentale in cui erano state raccolte svariate osservazioni formulate da Regioni e professionisti, confluite in una nuova Ordinanza (3336 del 2 ottobre). Queste e ulteriori modifiche avrebbero dovuto confluire in una versione del Testo Unico sulle costruzioni, per il quale il Ministero competente si era dato la scadenza del 28 giugno 2004 mediante proprio decreto-legge. Nel febbraio del 2005, pertanto, Bertolaso scrisse a Letta esponendogli la situazione e sollecitando la promulgazione di una nuova Ordinanza.
La vicenda si protrasse, nei fatti, fino alla definizione delle Norme Tecniche 2008 (NTC08), entrate in vigore solo nel giugno 2009 a valle del terremoto di l’Aquila.

In conclusione vale la pena ricordare quanto scritto nel già citato documento esplicativo di accompagnamento alla prima versione dell’Ordinanza: “Si sottolinea che le norme proposte non determinano automaticamente una riduzione del rischio sismico attuale, legato essenzialmente alle costruzioni esistenti. A tal fine è stata prestata particolare attenzione alle prescrizioni relative agli edifici esistenti, indicando i casi in cui si ritiene opportuno rendere obbligatorio procedere a eventuali interventi di adeguamento. Non si ritiene che ciò sia sufficiente a produrre rapidamente significativi effetti di riduzione del rischio, che in genere possono determinarsi solo a partire da concrete politiche di prevenzione che prevedano obblighi o incentivi per interventi di miglioramento e adeguamento”.

Riferimenti

Gavarini C., P. Pinto, L. Decanini, G. Di Pasquale, A. Pugliese, R. Romeo, F. Sabetta, F. Bramerini, M. Dolce, V. Petrini, A. Castellani, T. Sanò, D. Slejko, G. Valensise and T. Lo Presti (1999). Proposta di riclassificazione sismica del territorio nazionale, Ingegneria Sismica, XVI‑1, 5‑14.